Fabio Squeo, conoscenza e libertà. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia del  poeta Fabio Squeo che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2018/11/26/il-poeta-fabio-squeo-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Benvenuto, Fabio!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio il pensiero di un autore giovanissimo, che dimostra di essere già pienamente inserito nel tessuto culturale italiano.
Ho notato che a ventisei anni hai pubblicato la prima raccolta di poesie. Hai iniziato a scrivere da giovanissimo? E com’è nata l’esigenza di scrivere in versi?

Si, ho pubblicato la mia prima raccolta a ventisei anni;anche se, va precisato, che ho cominciato a scrivere i primi versi all’età di tredici anni. E’ stata la rivelazione improvvisa di un mondo fatto di sensazioni meravigliose, sogni e dolori resi più sopportabili da un dialogo interiore con me stesso. I primi versi scritti erano piuttosto timidi, discreti fino a quando entrai nella convinzione dell’importanza di scrivere poesie. Eppure non mi sono mai definito “poeta”, poiché – secondo il mio modesto punto di vista – ho sempre pensato che la poesia, intesa nel significato più alto e genuino del termine come “creazione, invenzione e composizione”(dal greco poiêsis che attiene a poièô) avesse sicuramente a che fare con Dio e le sue proprietà. C’è tuttavia un dato da non tralasciare: All’età di sedici anni nella mia classe di liceo leggevo le poesie ai compagni, e le declamavo nelle ore di ricreazione: ricordo che il professore di latino fece di tutto per dedicarmi un angolo poetico all’interno del giornalino della scuola. Fui felicissimo.

Esiste un nesso culturale tra te e la città dove vivi? Un nesso che si è forse concretizzato nella fusione di due mentalità (quella della cittadina dove vivi e quella che hai respirato frequentando le Università di Bari e di Lublino) ?

Certo. Trani, la mia città, è stata un rifermento per me. Passeggiavo spesso lungo le vie del porto, della cattedrale romanica e del castello e mi ritrovavo subito con me stesso. Formulavo domande sul senso della vita e sul reale bisogno di rispondere alle domande che accadevano in me e fuori di me. La mia vita mi ha permesso di viaggiare pur restando fermo. I luoghi che visitavo erano cornici di un quadro che in me si costituiva di volta in volta. E ho riscoperto la voglia di viaggiare, di studiare in Polonia, di apprendere una nuova lingua, proprio grazie alla lettura. Perché ho sempre pensato che il miglior viaggio è proprio la lettura, o comunque la letteratura e la filosofia. La Polonia è una terra straordinari. L’ho vissuta e la sto vivendo per motivi di studio: il verde è ovunque e le viole dei campi rigenerano continuamente il mio estro, la mia meraviglia.

Tra le tue attività letterarie c’è quella di saggista. Quali sono le letture o l’autore che preferisci? E quali quelle (o quello) che hanno contribuito alla tua formazione di poeta e saggista?

Mi sono formato leggendo e studiando le poesie di Wojtyła, Merini, Quasimodo, Cioran, Leopardi. Poi ho letto più volte la filosofia di Sartre, Camus, Jankélévitch, Cioran, Heidegger, e Cera. “L’infinito” di Leopardi ha insegnato il mio cuore, “L’essere e il nulla” di Sartre ha insegnato la mente. In questi due autori prevale la concezione della vita, dominata dalla problematicità dell’esistente, del dolore, dell’infelicità e della libertà.

Giorgio Caproni affermava che il poeta è un po’ come un minatore che scava finché non trova un fondo nel proprio io che è comune a tutti gli uomini. Ti riconosci in questa affermazione?

Si, io credo che chiunque debba toccare il proprio fondo per essere, per esistere davvero: lo dicono molto bene gli esistenzialisti del Novecento. Quando una cosa succede veramente è perché si è toccato il fondo. Il fondo è la verità della nostra esistenza. Chi vive il fondo acquisirà una certa familiarità con tutto ciò che di profondo vi è in superficie.

I poeti, proprio come dice Caproni, tendono a scrivere delle proprie emozioni come paradigma delle emozioni dell’umanità. Credi che questo modo di guardare al mondo attraverso il proprio io giovi alla poesia e non la trasformi viceversa in poesia che si rivolge esclusivamente a un’èlite culturale, come del resto risulta dall’analisi del fenomeno evidenziato da tutti gli addetti ai lavori (editori compresi) per cui tutti scrivono poesie ma nessuno le legge?

Oggi si legge poco: non c’è dubbio. Ma la lettura dà legge al sentimento, lo muove. Non possiamo praticare la poesia senza l’esercizio alla lettura. La lettura è strettamente connessa alla vita, anche se, questa, si dà per vie mediate. La vita che si vive abitualmente la vivi, e non puoi raccontarla mentre la vivi. Puoi sdoppiarti attraverso la lettura per ritrovare il senso della tua vita grazie ad un incontro di vite che si consegnano a te in parallelo. E non si tratta di vite qualunque: sono vite straordinarie, vite di chi ci ha preceduti nella eterogeneità delle esperienze di amore, di libertà.

Molti autori per sfuggire al collo di bottiglia dell’io in qui restano intrappolati i poeti, scrivono poesie esternando pensieri filosofici che rendono la poesia ancor più incomprensibile e fredda. Quale forma espressiva (lirismo o antilirismo) pensi che il poeta debba privilegiare?

Il verso sciolto è il verso che io prediligo. Il verso sciolto resta per me fonte di introspezione, analisi istantanea di uno stato d’animo. Il verso sciolto mi fa sentire libero nella scelta della musicalità delle parole. Mi fa sentire libero e limitato nella scelta, proprio in ragione della sua libertà: anche se, a mio avviso, non tutte le parole aderiscono pienamente alla lirica poetica.

Cosa ne pensi del poeta a cui Baudealire si rivolge dicendogli che deve per « gagner ton pain de chaque soir,/Comme un enfant de chœur, jouer de l’encensoir,/Chanter des Te Deum auxquels tu ne crois guères »? (per una corretta comprensione ti aggiungo qui la mia traduzione di questi versi tratti dalla poesia La Muse Vénale in “I Fiori del Male” da me curato: ” guadagnarti il pane di ogni sera,/ come un ragazzo del coro scuotere l’incensiere,/ cantare quei Te Deum ai quali non credi)

Credo che la frase di Baudelaire sia essenziale per spiegare il nostro tempo. Sono tempi duri per la poesia; tempi duri dal momento che i cori (poetici) sono troppi e sovrabbondanti. Ci troppo poeti al giorno d’oggi: e credo che la poesia soffra parecchio. Scrivo in un mio breve racconto in verso: “La poesia è fuggita sofferente dai cuori dei poeti, ferita mortalmente dalle penne multicolore, e fra cinquemila poeti la poesia non si vede più. È scomparsa. I poeti l’hanno ammazzata.”

Mi piacerebbe che tu mi parlassi dei libri che hai pubblicato. Fra le varie tematiche che la vita reale offre alla riflessione dell’uomo (natura, sentimento d’amore, amicizia, famiglia, attenzione verso gli altri, temi politici e/o sociali e esistenziali) di quali preferisci scrivere?

Il mio primo libro di filosofia “L’altrove della mancanza nelle relazioni di esistenza. Heidegger, Lacan, Sartre e Lévinas” (Bibliotheka, 2017) è un saggio che ripercorre il pensiero dei massimi esponenti della corrente esistenzialista che s’impose dopo la fine del secondo conflitto bellico. Ho analizzato i temi fondanti alla base del pensiero di Lacan, Sartre, Heidegger e Levinàs, cercando di evidenziarne i punti di contatto e divergenza. Ne fuoriesce così il ritratto angosciante e problematico dell’uomo in rapporto con la sua centralità nel mondo e nel suo incessante rapportarsi con l’altro, visto come desiderio, mancanza, assenza.

Il secondo libro di filosofia “Quando è la vita ad invitare” (Monetti, 2018) è un saggio che mira a definire l’esistenza intesa come progetto, entusiasmo e ricerca dei propri significati.

Per quanto riguarda la poesia, la raccolta “I poeti fioriscono al buio” (Bibliotheka, 2017) mi ha dato molta gioia e motivazione. Anche qui è perpetuo ed incessante l’interrogarsi sul non senso della vita, il non riuscire a dominare l’abissale vuoto cosmico che regola le nostre vite. Cosa ci può salvare da questo deserto in cui siamo costretti a vivere? L’amore, inteso come filosofia, cura, impegno, responsabilità e libertà.

I poeti navigano sulle viole” (Le Mezzelane,2018) è La raccolta di poesie ruota intorno al perno dell’amore, e alla sovrana bellezza del suo linguaggio. Questo nuovo libro di poesie costituisce,pertanto, la continuazione del primo (I poeti fioriscono al buio): è, sostanzialmente, simile al primo; abbastanza simile perché simile è il libro. Simili sono i pensieri poetici in libertà, le annotazioni, le confessioni e gli sfoghi.

L’acqua bruciata” (Montedit, 2018) è una raccolta di brevi racconti in versi, che pur nella loro diversità, risultano accomunati dal tema della solitudine, della malinconia e della nostalgia. L’acqua brucia quando le interpretazioni si fanno linguaggi di verità, quando la stramberia prevale sul dramma, il riso beffardo sull’intelligenza.

Nella presentazione che fai del tuo libro di poesie“L’acqua bruciata” scrivi tra l’altro che “la vertigine interiore paralizza l’uomo della solitudine, del sentimento: l’uomo dell’esistenza”. Ci puoi spiegare in che modo la vertigine interiore, che è propria dell’uomo del sentimento, possa condurre alla paralisi? Intendi dire che è proprio il sentimento (e la solitudine) a paralizzare l’uomo?

Il sentimento è una sorta di passività attiva, cioè ti rende angente e agito nella instabilità, nello smarrimento della enormità di una scelta di un verso, di una donna, di un certo obiettivo agognato. Il sentimento, come ho già spiegato prima, è frutto di un esercizio costante: va coltivato giorno dopo giorno. Ed è una responsabilità paralizzante nel momento in cui lo difendi, te ne prendi cura, lo promuovi e lo diffondi anche su traiettorie razionali.

Il primo libro è quello che fa sentire il poeta maggiorenne, affrancato dai suoi dubbi e rende oggettivi per la prima volta quei sentimenti o più semplicemente quei pensieri che stavano chiusi dentro la mente e dentro il cuore. Ci puoi raccontare quali difficoltà hai incontrato quando hai deciso di pubblicare e quale è stato il tuo primo pensiero dopo aver pubblicato?

Il mio primo libro è il sommario di tanto tempo trascorso nel buio di una profonda ricerca di me stesso che non si realizzava mai completamente, sino a quando sono riuscito a rendermi conto che dovevo mettermi in gioco veramente ed estendere al pubblico le mie attività letterarie. Il mio primo pensiero dopo aver pubblicato è stato quello di voler continuare a scrivere, a studiare, a ricercare qualcosa che mi emozionasse sempre più.

Sei soddisfatto di come le case editrici provvedono alla diffusione dei tuoi scritti o questo compito è affidato a te?

Sono soddisfatto di come lavorano le case editrici. La diffusione del mio libro è realtà. Sono oltretutto fondatore del gruppo facebook “I poeti fioriscono al buio”. E’ un gruppo che vanta la presenza di 10.714 membri. Spesso e volentieri organizzo eventi e presentazioni dei miei libri nel territorio pugliese.

Ritieni che la tua presenza sui social, tipo face book, google o instagram, o comunque pubblicare i propri pensieri per mezzo di internet sia utile alla tua attività culturale?

Certo. I social, usati con moderazione e raziocinio, possono essere dei validi trampolini di lancio per favorire la diffusione dei dattiloscritti editi o inediti.

Anche a quella in campo saggistico? E se non lo fosse, perché?

Anche in campo saggistico.

Leggendo la tua biografia noto che hai ottenuto numerosi riconoscimenti (premiazioni nei concorsi di poesie, pubblicazioni in diverse antologie, premiazione di un tuo saggio filosofico). Penso che riceverli sia stato certamente motivo di meritate soddisfazioni e di grandi emozioni. In che misura questi riconoscimenti hanno avuto (o continuano ad avere) la loro influenza sul tuo pensiero nell’interazione con la realtà che vivi quotidianamente ?

Ricevere dei premi letterari è sempre una soddisfazione, un motivo di orgoglio personale che resta però confinato alla premiazione, o comunque alla idea di premiazione.

Pensi che i tuoi attuali impegni di Accademico e di Giurato limiti in un qualche modo la tua libertà rispetto allo scrivere? Ti sottragga quanto meno il tempo che vorresti dedicare alla scrittura?

Non proprio. C’è sempre un tempo per scrivere ciò che si vuole scrivere.

Ogni prodotto letterario scaturisce dalla fantasia (culturale) dell’autore. Quali differenze ritieni che ci siano tra un saggista e un poeta, al di là ovviamente della forma espressiva?

Il saggista pone a priori un ordine discorsivo, concettuale, storiografico nel suo lavoro; il poeta disordina, trasvaluta il concetto per trovarne la bellezza dell’ordine. Il poeta è un eversivo. Entrambi però possono convivere nella solidarietà della parola.

Fra i temi da te trattati, hai pubblicato anche saggi filosofici. Qual è il filo che lega fra loro saggistica e poesia?

La ricerca del senso della vita, e la verità del rapporto dell’uomo con le cose del mondo.

Secondo te cosa pensa la gente dei poeti e degli scrittori? Qual è il loro peso sulla società, ammesso che ne debbano avere?

La gente pensa che il poeta debba andare seriamente a lavorare, a monetizzare; altrimenti nell’ora di pranzo sul piatto si ritrova la poesia. Dunque, io credo che la gente pensi a mangiare. Stop. Questo mi accade di sentire.

Qual è la tua opinione sulla politica italiana relativamente alla cultura in generale?

La politica italiana deve necessariamente investire sulla cultura. La cultura è fatta di idee da tutelare, pensieri emergenti, confronti, e sentimenti. E tutto ciò viene prima della politica: mai dopo.

E la tua opinione sulla politica polacca? Noti livelli di cultura differenti tra il popolo italiano e quello polacco conseguenti al differente modo con cui viene gestita la risorsa “cultura”dalla politica polacca e da quella italiana?

Certamente. Va detto che la Polonia è stata teatro di tante guerre assurde. Eppure ha avuto il coraggio e la forza di andare avanti e di resistere con fede, preghiera e amore. Il popolo polacco è una risorsa culturale per il mondo, e non solo per la sua terra. Il livello di interesse culturale è maggiore rispetto al nostro: basti osservare le lunghe attese dei pendolari nelle stazioni: Quasi tutti leggevano. Questo è esempio microscopico di un grande popolo che vuole essere, osservare e partecipare al mondo con la sua identità.

Cosa consiglieresti ad un giovane o a una giovane che iniziano a scrivere?

Direi: Leggi, viaggia, sorridi, meravigliati e dai valore a ciò che credi di poter fare.

Stai già scrivendo una nuova raccolta poetica o un saggio? Puoi farci qualche anticipazione?

E’ in programma un nuovo libro di poesie da pubblicare. Vedremo. Ora si studia e si va avanti.

Pubblicheresti qui di seguito una tua breve poesia o un breve pensiero, tratto da un tuo saggio, quale omaggio per i lettori di Alessandria today?

“Noi siamo una parte della vita che ci manca, quella che vediamo venir meno, quella che ritroviamo negli sguardi profondi e perduti di chi non ha ancora intenzione di lasciarci.”
Da L’altrove della mancanza nelle relazioni di esistenza.

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto?

Conseguire il dottorato di ricerca, studiare e realizzare versi.

Grazie d’averci concesso questa intervista da cui risulta con tutta evidenza che fine ultimo di chi si dedica alla cultura (come nel tuo caso) è la ricerca di una coscienza. Ci sembra d’aver capito che per te la coscienza è esistenza permanentemente protesa in avanti e sempre alla ricerca del proprio completamento. La coscienza, ci è parso infine di capire, è componente essenziale del tuo  “sé”, la cui condizione indispensabile è la libertà di decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabile. Grazie. La tua maturità è assai rara da trovare oggi in un giovane della tua età.

 

Autore: marcello comitini

Sono siciliano ma vivo a Roma. Sono laureato in Giurisprudenza. Dopo aver insegnato Fotografia, ho svolto attività di Specialista in Organizzazione e Processi Produttivi presso aziende italiane ed estere. Delle mie poesie dicono: Attraverso immagini dense e limpide, le sue poesie offrono una nuova via d'accesso alla realtà, affidando ai versi il compito ambizioso di suscitare in noi adesione alla totalità del nostro essere. L'esistenza, il suo significato, la sua dinamica, il nostro ruolo nel mondo, il nostro rapporto con l’amore e con la vita sono gli argomenti che il poeta affronta. Le sue poesie sono meditazioni attive che ridestano in noi modi di pensare e di vedere che le convenzioni sono solite mantenere nascosti perché scomodi. Ho tradotto parecchi autori dal francese e ho pubblicato tre volumi di poesie. Le mie poesie possono essere lette sul sito www.terracolorata.com

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