Premio Marchiaro: il riconoscimento per aver aperto il mio cuore ad Alessandria

Di Maria Luisa Pirrone

Ieri ho avuto il grande onore di ricevere una menzione speciale al Premio giornalistico Franco Marchiaro, la cui cerimonia di consegna è avvenuta nel Broletto di Palatium Vetus, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Il Premio, giunto alla 5° edizione, è stato istituito dalle Fondazioni Cral e Solidal Onlus per promuovere Alessandria nei suoi aspetti turistici, paesaggistici, ambientali ed enogastronomici, e si rivolge proprio ad articoli e servizi che abbiano valorizzato la città e il suo territorio.

Il mio orgoglio personale avrebbe voluto postare la foto dell’attestato, ma, pensandoci bene, la mia modestia preferisce ripostare l’articolo che ieri mi ha condotto là, al cospetto di tanti Maestri del giornalismo e di una veterana del calibro di Lucia Annunziata.

Potete leggerlo qui: https://alessandria.today/2018/08/01/ad-alessandria-non-ce-niente/

Amo questo pezzo come se fosse un figlio.

È una mia creatura, in effetti, ma, a differenza di tutti gli altri articoli, mi ha dato la possibilità di vivere l’emozione e, insieme, la vertigine della viralità: qualcosa che nasce da te e di profondamente tuo, in cui hai infuso assieme emozioni, riflessioni, pensieri, nel giro di pochi giorni inizia ad appartenere a centinaia di persone che non conosci, e dopo qualche settimana non è più solo tuo, ma è diventato una ricchezza per qualche migliaio di lettori.

Una vertigine, dicevo.

La sensazione iniziale di averne perso il controllo, seguita dallo stupore per quel “numero di visualizzazioni” che cresceva con una rapidità a cui non ero abituata. Non ero abituata a quelle cifre, a quel ritmo, a tutti quei nomi sconosciuti che condividevano il mio post. Poi, sono arrivati i commenti, l’interazione con un pubblico vero, che non fossero solo i miei contatti, un pubblico vero, dicevo, che dibatteva su un argomento che ci riguarda tutti in città, nel bene o nel male, che lo vogliamo o che lo ignoriamo: la nostra alessandrinità. Il nostro particolarissimo modo di essere cittadini di questo luogo amato e odiato, il nostro rapporto con lei, la vecchia Lisondria, un rapporto mai lineare, mai di sole luci, ma sempre e da sempre complicato, contrastato, con tanti vorrei ma non posso irrisolti.

Probabilmente è questo che ha attirato l’attenzione di tanti, pensavo in quei giorni, l’aver parlato di loro, o meglio, di un noi che ci appartiene pur nella sua disomogeneità e ruvidezza. Ma forse è proprio questa la nostra vera identità: il non averne una chiara e definita e volerle bene come a tutto ciò che è imperfetto e unico, solo nostro.

Il titolo dell’articolo, infine, ha giocato il suo ruolo fondamentale: una frase che sentiamo dovunque in questa città, una specie di slogan all’incontrario, per giocare al ribasso, per non esporsi. Quanta sorpresa, per i lettori, scoprire, leggendo, che quel mantra l’avevo smontato pezzo per pezzo.

Ieri al Marchiaro ho ritrovato tutti questi temi nei due interventi che hanno preceduto le premiazioni.

La lettura da parte dell’attore Massimo Bagliani di un brano del Baudolino di Umberto Eco, proprio quello sull’assedio di Alessandria e Gagliaudo, mi ha fatto ritrovare quei caratteri: chi vuole tentare, affrontando con coraggio anche il rischio di insuccesso, e chi lo vorrebbe bloccare, perché crede che qui, tra la Bormida e il Tanaro, non sia davvero possibile fare gli eroi. Non vi ricorda nulla? Sono sicura di sì.

E prima del Baudolino, le parole della Annunziata sull’evoluzione del giornalismo e sul web sono state come tante solide conferme in questo mio percorso nel mondo virtuale che ho intrapreso un anno fa grazie ad Alessandria today.

Lei ha parlato di mestiere e mai di professione: “non siamo medici o avvocati, ma artigiani, e questo non cambierà mai”, ha detto. Chi scrive conosce molto bene l’impegno, e a volte la fatica, di cucire le parole tra loro in uno spazio definito. Un lavoro quasi sartoriale, aggiungerei.

Ma i giornalisti oggi sono gladiatori, ha aggiunto, perché, a differenza del passato, vivono costantemente connessi non solo con i fatti, ma anche con un pubblico da cui possono arrivare interazioni e a volte attacchi. Un perenne permanere sulla scena.

Nonostante questo, però, “i giornalisti devono stare dove sta la gente”, e oggi la gente è on line. Non si può e non si deve demonizzare, quindi, l’evoluzione di questo mestiere nel web, che per la Annunziata è stata del tutto naturale, ma cercare di affrontare la sfida specializzandosi e conoscendo perfettamente i propri settori di competenza.

Uscendo dal Vetus, ho portato a casa con me parole che mi resteranno dentro a lungo e l’emozione inaspettata di aver preso parte ad un Premio giornalistico a cui io mi sono timidamente affacciata in punta di piedi dal mio amato blog.

Dico mio perché anche il blog è ormai come un figlio, visto nascere e crescere rapidamente. Ma in realtà è il suo papà Pier Carlo Lava che devo ringraziare per avermi accolto e dato la possibilità, e la libertà, di scrivere. È un lavoro di squadra il nostro, insieme a tutti gli altri collaboratori, e a costo di sembrare retorica devo ricordare che il successo di un post diventa automaticamente un successo per l’intero blog e per tutti.

Un ringraziamento speciale per la menzione va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, nella persona del presidente Pier Angelo Taverna; alla Fondazione Solidal Onlus, nella persona del presidente Antonio Maconi; alla giuria del Premio, presieduta da Luca Ubaldeschi (direttore SECOLO XIX) e composta da Carlo Annovazzi (La REPUBBLICA), Emma Camagna (LA STAMPA), Marco Caramagna (Ordine Nazionale Giornalisti), Roberto Gilardengo (IL PICCOLO).

Un grazie, infine, anche a Claudia Pessarelli, creatrice e autrice del blog Un’alessandrina in America (https://unalessandrinainamerica.wordpress.com), che ha ricevuto, come me, la menzione speciale. Il nostro casuale incontro di questa estate al Vetus ha dato vita ad una bella amicizia a distanza e ad una proficua collaborazione tra blogger. L’articolo per cui è stata premiata racconta il Vetus e parla di me e del mio lavoro (lo trovate qui: https://www.google.it/amp/s/unalessandrinainamerica.wordpress.com/2018/07/23/se-un-turista-ad-al/amp/), per questo dedico un pensiero e un ringraziamento anche a lei.

2 pensieri riguardo “Premio Marchiaro: il riconoscimento per aver aperto il mio cuore ad Alessandria”

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