“Caro Barnard…”, una lettera.

Timma B.

Caro Barnard,

da quando sei partito persino le rose sono sfiorite. Vedo gli steli in controluce piegati al mio stesso dolore. La nostalgia è bestia indomabile per chi come me non ha mezzi per addomesticare.

Daivetridelsalotto, ormaiopachi, lalucefiltra a stento. Quel sole che indorava ogni cosa quando ne godevamo il tepore, ora non fa che gelare tutti i colori.

Mi chiedo spesso cosa tu stia facendo. Non ho tue notizie da giorni ormai e immagino, per mara consolazione, una Bombay polverosa e caotica. Da cosa mi è stato raccontato dalla Signorina Hackett, con quel suo fare pettegolo e civettuolo, la vita lì scorre frenetica. Sostiene persino, con dispettosa convinzione, che le donne siano dirarabellezza.

Se penso a quanto il mio viso si stia deformando. Tutto il dentro non fa che disegnare rughe inaspettate, lo vedo quando di tanto…

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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