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E’ di un rosa pallido la montagna graffiata da un’ impavida luce
Nella notte ha partorito fili d’ erba,
e ha vaneggiato tra le ombre
come una sonnambula
E’ spossata ora come una puerpera
Nel suo ventre si agitano frane
e inermi radici
azzoppate dal gelo
Bisogna che finga di correre nell’ agora’ del cielo
ove stelle cadenti si suicidano
mentre uomini miopi si illudono di scalare la felicità