Il teleriscaldamento al servizio della Città di Alessandria, di Lia Tommi

Il teleriscaldamento al servizio della Città di Alessandria
Per una comunità urbana dell’energia e dell’ambiente

Realizzare una vera e propria Comunità Urbana dell’Energia e dell’Ambiente. È questo l’obiettivo più ambizioso che si pone il progetto al nastro di partenza per dotare Alessandria di un nuovo sistema di teleriscaldamento, che integri, sul resto della città, quanto già realizzato nel quartiere Cristo.

Il progetto è stato presentato questa mattina nella Sala Giunta del Palazzo Comunale di Alessandria, dopo che nel mese di novembre si è chiuso positivamente il lungo e articolato iter autorizzativo. Presenti alla conferenza stampa erano Gianfranco Cuttica di Revigliasco, Sindaco della Città, PierPaolo Carini, Amministratore Delegato EGEA, Paolo Arrobbio, Presidente Gruppo AMAG, Davide Buzzi Langhi, Vicesindaco e Assessore ai Rapporti con le Società Partecipate di Alessandria, Giovanni Barosini, Assessore comunale ai Lavori e Opere Pubbliche di Alessandria, Paolo Borasio, Assessore comunale all’Ambiente di Alessandria, Mauro Bressan, Amministratore Delegato Gruppo AMAG, e Giuseppe Zanca, Amministratore Delegato TELENERGIA.

Il progetto complessivo – risultato aggiudicatario del bando di gara indetto dal Comune di Alessandria nel 2015 – prevede la creazione di due centrali a cogenerazione, una a Sud (già autorizzata) e una a Nord della città (la cui autorizzazione è prevista in una seconda fase), con l’utilizzo di gas naturale e fonti rinnovabili. Il doppio insediamento permetterà di sviluppare due impianti di potenza inferiore rispetto all’ unico impianto inizialmente previsto, con un minor utilizzo di combustibile e una maggiore affidabilità, essendo due siti perfettamente interconnessi. Il progetto sarà realizzato da TELENERGIA, frutto della sinergia tra TLRNET, holding controllata dal Gruppo EGEA con la partecipazione del fondo iCON Infrastructure, e Gruppo AMAG, la multiutility alessandrina. Continua a leggere “Il teleriscaldamento al servizio della Città di Alessandria, di Lia Tommi”

Tempo di festa per gli ospiti delle case di riposo “Il Gabbiano”, di Lia Tommi

Per centoottantuno anziani è tempo di festa. Tanti sono gli ospiti delle quattro case di riposo gestite dalla cooperativa sociale Il Gabbiano, un’eccellenza in provincia di Alessandria e da qualche mese anche in provincia di Genova ( dove Il Gabbiano gestisce la R.S.A. di Frugone a Busalla). Lo stile di cura Il Gabbiano nel corso del 2018 è stato “esportato” fuori dai confini, per la tranquillità di tante famiglie. Proprio a loro è dedicato uno speciale percorso di incontri che partirà nel 2019.

Si avvicinano le festività di Natale e per gli anziani, molti dei quali non autosufficienti, è particolarmente importante avere accanto i propri famigliari, le persone frequentate in paese prima del ricovero alla casa di riposo. A Sale come Lu e a Frugarolo, la direzione è una sola: al centro dell’assistenza c’è la persona, e per i nonnini sono previsti momenti che in nulla faranno rimpiangere il tempo in cui ciascuno attendeva il Natale nella sua casa. Con la stessa spensieratezza, gli anziani trascorreranno la vigilia. Continua a leggere “Tempo di festa per gli ospiti delle case di riposo “Il Gabbiano”, di Lia Tommi”

RACCOLTA di CORTI e di SINAPSI

MARIANNAPUNTOG

Di Giorgio Bassani:
“Roma 1944. PAGINE DI UN DIARIO RITROVATO”

Martedì Gennaio 1944 – “ Roma è come una gran P., aspetta di farsi f. dagli inglesi dopo essersi fatta f. dai tedeschi”.
Fra tutti i discorsi uditi in questi giorni d’attesa, qui a Roma, questo sentito fare da C. ieri, verso l’ora d’un tramonto rosa, stupendamente indifferente, m’è parso il più notevole .
Oggi ho visto di nuovo, davanti all’Adriano, A.Q.Q. è stato, in questi ultimi anni, una creatura di Bottai (vedi una debole difesa dell’antico protettore tentata da Q. all’Esperia, alcuni giorni orsono, contro la mia eloquenza che riconosco giacobinamente volgare). È un grosso e tarchiato tipo di padano sensuale e felice, Q. , la borghesia settentrionale presenta assai di frequente fisionomie del genere della sua, trasuda calcolo e furbizia da tutti i pori d’una pelle spessa e arrossata di contadino inurbato di fresco.
Più che farmi la…

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Il silenzio di Georg Tralk

marcellocomitini

Il poeta tedesco Georg Trakl, nato a Salisburgo nel 1887, è scomparso il 3 novembre del 1914, per aver ingerito una forte dose di cocaina.

Trakl fu prima influenzato dai simbolisti tardo ottocenteschi, francesi in particolare, ma la sua tecnica compositiva presto si arricchì dell’alone espressivo capace di squarciare il simbolo, denunciando l’estetica dell’art pour l’art, se non addirittura ogni superstite estetica, anticipando quegli aspetti più significativi della poesia novecentesca, che si inserisce nel solco dell’espressionismo.

Tre poesie di Georg Trakl nell’anniversario della sua morte

L’uso della parola in Tralk intrattiene un ambiguo rapporto con la significazione. L’intensità espressiva degli oggetti nominati e il loro accoppiamento, le costellazioni verbali, la forza denotativa della terminologia – soprattutto quella legata alla tematica notturna – allinea e combina non l’esteriorità formale dei segni, ma le cose stesse significate.

In vita pubblicò un volume di poesie (nel 1913, un anno prima della morte), ma gran parte della sua produzione letteraria è stata pubblicata postuma.

Di Georg Trakl…

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Carlo Lorenzini (Collodi) – Pontedera

territori del '900

PONTEDERA PONTEDERA – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Questo paese che presenta un aspetto così animato e commerciale fu già un antichissimo castello di frontiera della Repubblica Pisana, munito di fossi e con ponte sulla fiumana dell’Era. I Pisani ebbero più volte a fortificarlo, perchè soffrì molti danni nelle vicende guerresche fra Pisa e Livorno, e particolarmente nel 1328, quando i fiorentini lo presero, lo saccheggiarono e ne demolirono il fortilizio : come pure nel 1364, all’epoca della famosa guerra combattuta fra i Pisani e i Fiorentini,

su quel di Cascina, nella quale quest’ ultimi avendo avuto il di sopra, tornarono nuovamente a dominare su Pontedera e suoi limitrofi Castelli.

Dopo varie vicende, i Pontederesi, nel 1431. si dettero al capitano Niccolò Piccinino : a cui i fiorentini ritolsero per forza il paese l’anno dopo. Intorno a codest’ epoca pare che il Castello di Pontedera…

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Lorenzo Viani, Ricordi di Federigo Tozzi

territori del '900

tozzi-federigo Federigo Tozzi

Allora, per l’affitto della mia camera, via San Zanobi, spendevo quanto spendo oggi per la casella postale. Tutte le volte che prendo la posta il pensiero ricorre a quel bugigattolo cellulare, a ridosso del tetto; forno crematorio l’estate, ghiacciaia l’inverno. Tutte le volte che capito a Firenze, per la Via Primaverile, «via 27 Aprile», mi riduco in quel braccio di strada che termina in via delle Ruote e guardo la finestra, – come soglion fare i gatti all’altura da cui son precipitati, – da dove caddero alcuni anni della mia giovinezza.

Un giorno, condottovi dallo spezzino Emilio Mantelli, che fu poi vigoroso xilografo ed eroe, morto al fronte l’ultimo giorno della guerra, e che abitava la stanza confinante con la mia, capitò in camera un pittore tarchiato che schizzava salute da tutti i pori della pelle rosata, in compagnia di un giovane, con le lenti, pallido, vestito di…

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Federigo Tozzi, Siena – Il merlo di via Lucherini

territori del '900

Siena - Via del Refe Nero Siena – Via del Refe Nero

Mi ricorderò sempre degli otto mesi che, a Siena, precedettero il mio matrimonio: forse perché non mi accadeva mai niente e tutti i giorni, due volte, scrivevo alla mia fidanzata.

Stavo a retta in Via del Refe Nero, in fondo alla scesa. La mia padrona vendeva il vino e dalla sua fiaschetteria si poteva salire in casa: di lì passava sempre lo sguattero di quella trattoria che avevo incaricato di mandarmi il pranzo e la cena.

Per pigliare moglie aspettavo che i miei interessi, essendomi morto anche il padre, fossero stati sistemati. Parentele non c’erano; ed io vedevo molto di rado anche i miei amici. Andavo a trovarne qualcuno la sera, quando mi ero sentito troppo solo. Anche con la mia fidanzata parlavo, sì e no, tre volte il mese, di nascosto, fuori di città, perché suo padre non aveva ancora voluto dare il…

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Lorenzo Viani, L’avventura elettorale di Giovanni Pascoli

territori del '900

Volete la prova che molta gente scrive?  Leggete.

Volete la prova che poca gente legge? Scrivete.

L’eterno dissidio tra coloro che si ostinano a non leggere. Chi se stesso condanna ai lavori forzati deve leggere, scrivere o plasmare, con la midolla del pane mantrugiato, delle statuette, come i galeotti. Se, di primavera, spalancate i finestroni dello studio, chi ha la fortuna di averlo dirimpetto al mare, vedrà le rondini dipanare goiate nere entro il telaio. Se aprite la porta a chi ha nel cuore prigioniera una rondine, il vostro studio diventerà un paretaio. Perchè l’uomo vuole cantare, cantare, cantare, come urlava l’invasato Cyrano.

Guido Brancoli, non indegno discepolo di Cyrano, canta e gorgheggia a suo modo; la rondine ch’egli ha prigione nel cuore, se volesse liberarsi dalle pareti, dovrebbe spuntare il becco di un picchio, perchè il Brancoli è tarchiato e sodo come un tronco millenario; uno di quegli uomini…

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Idelfonso Nieri, Ognun vuol dir la sua

territori del '900

La bocca alla gente non gli si tappa nè per Iddio nè per i Santi; e di tutte le novelle la più giusta e la più naturale è quella di quel padre che andava al mercato coll’asino e col figliuolo.

Un contadino andava alla fiera in un paese distante, e ci volle menare anco un su’ figlioletto di sette o otto anni, che gliel’aveva promesso da tanto tempo.

La mattina dunque, alla punta dell’alba, si mettono in viaggio col loro asinello, il padre a cavalcioni sul basto e il figliolo dietro in sulla groppa, e si atteneva alla vita di suo padre. Van su su, chianna chianna, e cominciano a scontrar gente. Ognuno guardava e se ne faceva le meraviglie, e non istava miga zitto:
«Povera bestia! Discrezion se ce n’è! Proprio ne voglion la pelle di quel miccetto! galantuomo, dove avete intenzione di portarlo il ciuco, alla fiera o…

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Lorenzo Viani, Viareggio, Villa Borbone – Il barbiere di Corte

territori del '900

Il mio padrone faceva delle lunghissime digressioni sui motivi della guerra Franco-Prussiana, nomi su nomi si accalcavano nelle sue mirabolanti narrazioni: Leopoldo, Stefano, Carlo, Augusto, Maria Antonietta, Murat, il re del Portogallo. E concludeva sempre le sue narrazioni con una frase che faceva rimanere a bocca aperta gli astanti:
– Atavismo morboso d’una stirpe regia!

Questa frase la diceva sempre battendo il tacco di una scarpa e rimanendovi sopra in equilibrio. Il mio padrone, evidentemente, faceva un insieme di tutti i Carlo della storia; il Temerario, quello di Borgogna, l’altro delle Asturie, il VII; tutti diventavano Carlo di Borbone.

Essendo egli barbiere di Corte asseriva che sarebbe stata una marcia vergogna non conoscere la storia dei padronati.
– Ne sa quanto un baccelliere di Salamanca – dicevano i clienti stupefatti.
[…]

Viareggio - Villa Borbone - Parco - 2012 10 21 - 005 Viareggio – Villa Borbone – Parco

Quando egli doveva recarsi al “Palazzo” – il che avveniva regolarmente due volte…

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Mario Tobino, Viareggio, i quattrocento e la Santissima Annunziata

territori del '900

Viareggio - Chiesa SS Annunziata - 2012 10 22 - 052 Viareggio – Chiesa SS Annunziata

Erano quattrocento e per secoli rimasero dello stesso numero. I primi viareggini furono loro, e si attaccarono a quel suolo.

La storia di Viareggio per secoli è stata di quattrocento. Vivevano di una pesca rudimentale, fatta con barche leggere, reti tessute in casa dalle donne, vivevano coltivando quella terra tempestata di malaria, coltivando tra l’una e l’altra pozza un moggio di grano, i frutti dell’orto. La furia del libeccio si alternava al silenzio dei numerosi giorni sereni.

Quattrocento i primi viareggini. Per sei secoli furono unici spettatori dello scintillante sole dell’estate, della primavera molle di sensualità, di sogni impossibili, di inverni dove i suoni si facevano puri quali il metallo, rarefatto dal tempo, colpito da una perla.

[…] Per sei secoli tra loro se ne stanno e a ogni generazione più arditi su quelle barchette; il vecchio aggiunge un consiglio derivato dalle esperienze, e ci…

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Un celeste divenire

Il suono della parola

Il ritratto di Dorian Gray mi teneva compagnia da qualche giorno. Amavo l’eroismo malinconico che traspariva dalle pagine e un po’ mi sentivo il personaggio del romanzo, decadente e magro, troppo bello, triste e fasullo. Anche la mia vera natura si trovava nascosta dove nessuno poteva vederla. Invecchiava nell’ombra e portava i segni di un annientamento celato, come un cadavere silenzioso. L’immagine che offrivo agli altri era quella di un uomo sereno, appagato dalla musica, dall’insegnamento, dal rapporto stabile con Patrizia, quell’amore senile nato già vecchio. Ma non ero io. La mia vera essenza appassiva in soffitta come il ritratto di Dorian. Fino a quel giorno avevo mascherato ciò che ero, nascondendolo nel buio e mostrando il lato di me più mansueto e infelice.

Il romanzo “Un celeste divenire” di Guido Mazzolini lo trovi qui

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Non voglio, non posso e non devo, di Andrea Patrone

Non voglio, non posso e non devo, di Andrea Patrone

Non voglio, non posso e non devo

Non voglio pensarti, ne cercarti, ne amarti, ma
non posso non baciarti e stringere i tuoi fianchi.
Sei come la pioggia quando si allea al vento e
dona con calde lacrime un dolce tormento.
Non guardi i miei occhi per leggere l’amore che
ho scritto questa notte consumando le sue ore.
Tu come farfalla confondi con il volo la preda
preferita, la realtà del sogno e quella della vita.
“Cosa c’è?”Mi chiedi, stupita perché ti osservo,
cerco di capire se sono per te un re o un servo,
ma c’è un vento appena nato con una lacrima
di sale, tu sei una farfalla che non sa …..volare.

Andrea.