Il suono della parola

Abbandonare è facile. È veloce e indolore, un istinto sottile che risiede nel fondo dell’anima, abita l’angolo più buio, quello indipendente dalla coscienza. Si abbandona ciò che non serve più, per noia o per difetto. Si abbandona quello che reputiamo inutile e lo facciamo senza pensarci troppo, con un’alzata di spalle e lo sguardo che cambia direzione e scivola verso panorami nuovi. Nuove sensazioni e stimoli, in fretta si abbandonano idee considerate antiche, pensando che il nuovo sia sempre meglio. È l’epoca del giovanilismo a oltranza, oggi conta la performance e la forma, interessa lo sforzo breve e intenso. È l’epoca del minimo rendimento, e vogliamo tutto e lo vogliamo subito. È l’inganno del “qui e ora”, di un presente sempre pronto ad accogliere un futuro troppo remoto e a dare un calcio al passato. E si butta ciò che è vecchio, ideali e persone.
Siamo disposti a tutto…

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