Stamattina a letto… di Dario Ricciardo

Stamattina a letto… di Dario Ricciardo

Stamattina a letto, al termine di una notte di sogni agitati che non hanno però prodotto in me alcuna modificazione che possa interessare un entomologo, rifletto sull’annosa questione tra apparire ed essere e giungo alla parziale conclusione che è una falsa questione o perlomeno relativa.

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Riprendendo il pensiero di due geni, Martin Heidegger e Hannah Arendt (bella copia, nulla da dire, loro sì che si sono saputi scegliere), noi siamo “gettati” nel mondo – che esiste al di fuori di noi, e non c’è solipsismo o idealismo che tengano – impariamo a conoscerlo sulla base alla rappresentazione che ne facciamo – sulla base delle nostre capacità rappresentative, più correttamente – e nel conoscerlo scopriamo prima di ogni altra cosa la nostra esistenza, perchè per avere consapevolezza di sè è necessario averla di qualcos’altro altrimenti si è un uno indistinguibile, e nello scoprire il mondo come rappresentazione, cioè nel suo apparirci, riconosciamo apparenze che identifichiamo simili a noi, “altri” che si muovono come noi, che vediamo come noi e che quindi immaginiamo provare le nostre stesse sensazioni e avere le medesime rappresentazioni.

Ma anche i loro sentimenti e sensazioni ci arrivano tramite l’apparenza del loro corpo, per mezzo del cambiare delle espressione del viso o gestualità o incedere eccetera.


Quindi, rassegniamoci, siamo apparenza. Lo siamo tutti, lo siamo sempre. Lo siamo ovviamente anche qui, e qui per certi versi più che mai, perchè abbiamo il tempo di “prepararci”: di apparire al meglio, di apparire a più persone possibili e il più lontano possibile, apparire anche a chi non vedremo mai dal vivo.

Me compreso, è ovvio, me per primo, consapevole di non essere un Io indistinto, sto scegliendo di apparire in questo modo, mostrando che conosco due filosofi, due pezzi grossi, che quindi li ho letti e come dice Pascal, ma vado a memoria, “ci vantiamo anche di ciò che leggiamo” (Pascal incluso, nel mio caso).


Qui, possiamo mettere di tutto, le foto – ma il caso clamoroso è instagram che è un social di solo fotografie -, nostre o di libri, pensieri, battute o quello che volete, ma che comunque “ci mostra” ad altri (una precisazione, una volte per tutte, io nelle foto non sorrido perchè non mi piace come vengo in foto mentre sorrido).
Per cui appariamo e appariamo ancora e cerchiamo di apparire il più possibile e più spesso possibile e con più efficacia possibile e a più persone possibili.
Giacchè scompariremo.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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