Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte, perchè per scriverle devi sapere che non le leggerà nessuno per qualche ora.
Di giorno potrei scrivere che ho litigato in aereo che volevo fare una denuncia alla compagnia che poi tutti mi hanno chiesto scusa e che mi è dispiaciuto che me lo chiedessero.

dario ricciardo


Potrei raccontare di come a causa di distorsioni informative mi sia ritrovato a camminare a piedi per due chilometri trascinando due valigie piene di vestiti e libri e di come per alcuni tratti a causa di un forte vento contro e complici le due valigie restavo praticamente immobile.
Ma di giorno non potrei raccontare di Emanuele.
Emanuele all’inizio è un ammasso indistinto che dorme. Una pesante coperta bianca e delle scarpe che sbucano da sotto.
Scatto una foto e ripenso a una scena de “La conversazione” una scena che parla di barboni e di quando i giorni in cui scioperavano i giornali ne morissero di più perchè non poteva coprirsi la notte. Poi mi seggo su una panchina e penso: non devo fare niente? Leggo tanto. Kant, Sant’Agostino, Voltaire, e me ne vado a casa?
Ho delle monete in tasca, mi avvicino ma non so dove lasciarle; mentre mi muovo intorno a lui, lui si sveglia e salta in aria. Lo tranquillizzo e mi chiede come sto e se ho acqua o un giubbotto. Gli dico no ma che torno a portarglieli. Quando torno, non dopo non aver pensato: però Kant e il suo imperativo categorico un po’ il cazzo me lo rompono: potrei essere già a letto, sono atterrato da Roma alle 11, domani ho lezione alle 9 e sto tornando da un barbone a portare quello che mi ha chiesto. Però sento che è giusto così.
Ma poi lui mi chiede anche altro, cibo e cocacola. Vado in un bar vicinissimo, prendo qualcosa spiego per chi è allora il barista mi dice, quello che hai scelto a lui non piace. Ci penso io. Mi racconta la storia di Emanuele: è di ottima famiglia – infatti parla un italiano perfetto -, ma la testa gli dice di fare così. Aveva anche una ragazza che ha cercato di stargli vicino ma si sta arrendendo e allontanando.Lui vuol vivere per strada, lei no.
Allora torno: – Emanuele – dico – ma che fai? C’è la tua famiglia che ti aspetta. La tua ragazza.
– Io non do fastidio a nessuno.
– Ma stai solo su una panchina?
– Se a me piace?
Non so cosa dire, dico: però mangiali ora i pezzi di rosticceria, che sono caldi; e copriti bene. Oppure mangiali domani se ora non li vuoi. (perchè non sembra che adesso che li ha gli interessino molto)
– Tu come stai? – chiede di nuovo.
– Io bene – mento.
– Ci rivediamo? Tu ritorni, è vero?
Non capisco più cosa voglia. Compagnia? O forse qualcuno che torna.
Sorrido: Sì che ritorno, Emanuè.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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