‘EL RASTREO’

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‘El rastreo’ fue uno de los primeros poemas con los que me inicié en este mundo de la poesía. Este en concreto fue escrito  cuando tenía 11 años.


Volaba hacia el horizonte,

volaba sin parar,

sus alas parecían fuego,

sus alas eran el mar.


Su pico era alargado,

cantaba sin cesar,

un solemne sonido,

que nadie podía escuchar.


Las patas traseras,

se querían posar,

y un gran alimento,

deseaba capturar.


Los ojos grisáceos,

colocados están,

plumas y esqueleto,

empezaron a encontrar.


Un alegre pececito,

le vio caminar,

y a la primera de vista,

se volvió a mojar.


Estaba aturdido,

pues nada podía pescar,

sus tripas crujían,

no paraban de sonar.


Un agraciado animalito,

con aspecto de zampar,

estaba caminando,

¡ya no podía esperar más!


Despacito, despacito,

solo le faltaba un paso más,

abrió su enorme boca,

 y tragó sin pensar.


Había saciado el hambre,

ahora tocaba descansar,

una hora de…

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‘MÁS CUANDO’

|SCRIPTEUM|

Micropoema


Más cuando tú me coges,

Más me sumerges,

En tus manos sedosas,

A mis piernas espumosas.

Más cuando tú me atas,

Más me matas,

En tus labios rosados,

A mi jardín florado.

Más cuando tú me miras,

Más me cautivas,

En tus pechos depura.

A mi lengua la tortura.

Más cuando tú me tocas,

Más me provocas,

En tus susurros, querida,

A mi lengua la compañía.

Captura

©Adrián de la Fuente Ballesteros.

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‘BIENVENIDO 2019’

|SCRIPTEUM|

Reflexión


Dejamos atrás un año más, un año bastante distinto a los anteriores, un año de cambios. Sería interminable hacer un recorrido de todo lo que el 2018 me ha aportado, por eso como siempre, me quedo con las pequeñas cosas que día tras día me han hecho feliz: amigos, sonrisas, aventuras, experiencias, conversaciones… He aprendido a valorar hasta el más mínimo detalle y que cada segundo cuenta, a sumergirme en nuevos retos y plantearme nuevos objetivos, a crecer como persona y a veces… incluso a madurar.  ¿Y qué le pido al 2019? Estar con los míos, con mi gente, mis amigos y que aquellos proyectos que tengo en mente y que tantos dolores de cabeza me han causado, salgan adelante. Por muchas, muchas aventuras, y por un nuevo comienzo:

¡Bienvenido 2019! ¡Feliz año nuevo!

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©Adrián de la Fuente Ballesteros.

 

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Blogger del martedi.

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

Quando ho aperto questo blog, poco più di sei mesi fa, non avevo ben chiaro di cosa avrei parlato, ogni quanto avrei postato, se qualcuno mi avesse letto o la metodologia con cui avrei arricchito questo spazio virtuale di contenuti; a voler essere onesti, non avevo immaginato sarebbe durato così tanto, quindi, perché pormi tante domande nella stesura del primo post?Pensieri Sparsi di una Psicopatica mi era sembrato il nome perfetto per un contenitore di deliri privi di connessione da una qualsivoglia parvenza logica; una sorta di giustificazione preliminare per quello che questo blog sarebbe potuto diventare:
– una sorta di BatCaverna emotiva per i pensieri acidi e contorti delle giornate costellate di cattivo umore;
– il salotto nascosto di Barbara D’Urso, luogo ideale per frignare nei momenti di solitudine;
– la tela astratta di un pittore cieco, un miscuglio informe di parole e colori…

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Vorrei spiegare che…

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

Quando due anni fa ho dato vita a questo spazio avevo semplicemente bisogno di un nome da dargli, qualcosa che risuonasse a suo modo anche simpatico, decisamente che facesse capire che questo non era uno spazio in cui mi sarei presa troppo sul serio; probabilmente, anzi quasi sicuramente, non avevo in programma di vedere questo blog crescere e durare così a lungo secondo i miei standards precedenti. Pensieri Sparsi di Una Psicopatica mi era sembrata una scelta carina, forse non brillantissima ne originale, ma in un qualche modo aveva una connotazione simpatica. Non avrei mai immaginato che nel giro di due anni avrei iniziato a sentirmi davvero una Psicopatica.

Chi ha iniziato a seguire questo blog dall’inizio probabilmente nel leggere i post di questo ultimo periodo si starà chiedendo: ma chi diavolo sta scrivendo in questo spazio? Non era questo il blog che avevo iniziato a seguire? Che fine…

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𝟷𝟶/𝟹𝟼𝟻

☆ Pensieri Sparsi di una Psicopatica ☆

𝚂𝚝𝚊𝚟𝚘 𝚒𝚖𝚙𝚛𝚎𝚌𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚚𝚞𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚑𝚘 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘.
𝙸𝚖𝚙𝚛𝚎𝚌𝚊𝚟𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚊𝚋𝚋𝚊𝚗𝚍𝚘𝚗𝚊𝚛𝚎 𝚒𝚕 𝚕𝚎𝚝𝚝𝚘 𝚎𝚛𝚊 𝚜𝚝𝚊𝚝𝚘 𝚞𝚗 𝚝𝚛𝚊𝚞𝚖𝚊, 𝚎𝚛𝚘 𝚖𝚘𝚍𝚎𝚛𝚊𝚝𝚊𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚒𝚗 𝚛𝚒𝚝𝚊𝚛𝚍𝚘 𝚎 𝚊𝚟𝚎𝚟𝚘 𝚊𝚙𝚙𝚎𝚗𝚊 𝚙𝚘𝚜𝚝𝚎𝚐𝚐𝚒𝚊𝚝𝚘 𝚊 𝚏𝚊𝚗𝚌𝚞𝚕𝚘 (𝚗𝚘𝚗 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚙𝚛𝚒𝚖𝚊 𝚊𝚟𝚎𝚛 𝚏𝚊𝚝𝚝𝚘 𝚖𝚒𝚕𝚕𝚎 𝚖𝚊𝚗𝚘𝚟𝚛𝚎 𝚒𝚗𝚞𝚝𝚒𝚕𝚒).
𝙱𝚘𝚛𝚋𝚘𝚝𝚝𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚑𝚘 𝚊𝚕𝚣𝚊𝚝𝚘 𝚕𝚘 𝚜𝚐𝚞𝚊𝚛𝚍𝚘 𝚎 𝚖𝚒 𝚜𝚘𝚗𝚘 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚊 𝚗𝚎𝚕𝚕’𝚒𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒𝚝𝚊̀ 𝚍𝚎𝚕 𝚖𝚊𝚛𝚎.

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𝙽𝚘𝚗 𝚖𝚒 𝚊𝚋𝚒𝚝𝚞𝚎𝚛𝚘̀ 𝚖𝚊𝚒.

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Vent’anni senza Fabrizio De Andrè, di Lia Tommi

Sono trascorsi vent’anni dalla morte di Fabrizio De André. Il cantautore genovese ci lasciò l’11 gennaio 1999, morì in un letto dell’Istituto dei Tumori di Milano, dov’era stato ricoverato a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni fisiche in seguito a una diagnosi di carcinoma polmonare avvenuta circa un anno e mezzo prima. Aveva 58 anni e non si era mai lasciato sconfiggere dalla malattia, anzi, aveva già in mente alcuni progetti cui dedicarsi, tra cui un libro con Oliviero Malaspina che si sarebbe dovuto intitolare “Dizionario dell’ingiuria. Il tumore si portò via un artista che oggi viene ricordato non solo come un cantautore, ma anche come un poeta e un intellettuale. Così molti amano descrivere Faber, cantore degli emarginati, degli indignati, delle vittime d’ingiustizia, dei più sfortunati, delle minoranze, ma anche dell’amore, della morte (anche mentale), del valore della solitudine.

Bocca di rosa, Il pescatore, La guerra di Piero, Via del Campo, Don Raffaé, Amore che vieni amore che vai, Il testamento di Tito, Amico fragile, Il suonatore Jones, Smisurata preghiera, Anime salve… Sono solo alcuni dei brani più famosi e apprezzati di De André, ma fu una magistrale interpretazione dell’ormai celeberrima La canzone di Marinella da parte di Mina – per l’album “Dedicato a mio padre”, pubblicato dalla cantante nel 1967 – a farlo conoscere al grande pubblico (i due avrebbero poi inciso lo stesso pezzo insieme, come duetto, nel 1997). Il resto è storia, ed è un pezzetto di storia bellissima e irripetibile della musica italiana che, per fortuna, a 20 anni dalla dipartita di Faber, non sembra sfuggire alla memoria collettiva.

Dalle scorribande con l’amico Paolo Villaggio tra i caruggi di Genova al rapporto con Luigi Tenco, dall’interesse per la politica che lo portò a definirsi un anarchico all’alcolismo superato grazie a una promessa strappatagli dal padre sul letto di morte, dalla paura di esibirsi dal vivo superata con un concerto alla Bussola nel 1974 cui, per la gioia dei fan, ne sarebbero seguiti molti altri, fino alla ricerca di un contatto con la natura e il lavoro agricolo in Sardegna, la vita e la carriera del cantautore ligure sono state sviscerate in ogni dove e in ogni modo.

In tutto questo c’è stato un rapimento: il 27 agosto 1979 De André e Dori Ghezzi – allora sua compagna, diventata sua moglie dieci anni più tardi – finirono nelle mani dell’anonima sequestri sarda, che li liberò quattro mesi dopo, tra il 21 e il 22 dicembre, dopo che fu versato il riscatto (550 milioni di lire circa). Sono trascorsi 40 anni da quell’episodio drammatico, che segnò profondamente l’animo di De André, uomo talmente guidato dal sentimento della pietas da arrivare a perdonare non i mandanti del sequestro, ma i suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai», dichiarò). Un anniversario nell’anniversario, dunque. Il quarantennale del momento in cui il nostro Paese rischiò di perdere, ben prima di quanto sarebbe effettivamente accaduto, una delle sue menti migliori. Per fortuna non avvenne e oggi quella vicenda che ispirò il brano Hotel Supramonte ci racconta molto del clima dell’epoca, quando Faber, per le sue idee politiche, era sorvegliato dai servizi segreti.

Dori Ghezzi ha più volte ribadito che non ama che di suo marito si tratteggino «santini», perché santo il suo Fabrizio non era. Di certo il cantautore genovese ha saputo ritrarre con sguardo non allineato, lontano dai dettami del diffuso conformismo, la realtà che lo circondava. Inclusa la figura femminile, basti pensare a ritratti indimenticabili e anticonvenzionali come quelli di Maria, la madre di Gesù Cristo, da lui umanizzata nel disco La buona novella seguendo le tracce dei vangeli apocrifi, della Teresa di Rimini, la ragazza rimasta incinta del figlio del bagnino che dopo aver abortito sogna di scappare da una realtà che la soffoca. Senza dimenticare la trans brasiliana Fernanda Farias de Albuquerque, meglio nota come Princesa. O ancora, Bocca di rosa, donna dall’animo libertino che De André rese eroina dell’omonima canzone per smascherare l’ipocrisia che sempre si nasconde dietro a un «morbo» cui era profondamente allergico: il bigottismo. «Questo insistere nella mania occidentale, aristotelica, di distinguere il bianco dal nero, il vero dal falso, il buono dal brutto, forse non è esattamente l’aspirazione profonda dell’animo umano», sosteneva il musicista di Crêuza De Mä, per citare il capolavoro del 1984 realizzato con Mauro Pagani. Lo diceva parlando dei premi che lui stesso aveva ricevuto, ma quell’attitudine lo accompagnò in ogni attimo del suo percorso artistico e umano. Fino a quell’11 gennaio del 1999, quando si spense, lasciandoci orfani di una voce pregna di verità.

I 40 anni di AIDO ad Alessandria: iniziano gli eventi, di Lia Tommi

IN ALESSANDRIA 40 ANNI DI A.I.D.O. CON IL CUORE

La Sezione Provinciale di Alessandria festeggia 40 anni di sensibilizzazione alla cultura della donazione. Un anno di eventi “con il Cuore”.

Si inizia il 31 gennaio con la “CENA SOTTO UNA BUONA STELLA”, raccolta fondi in partnership con il ristorante stellato “i Due Buoi”.

Si prosegue con la mostra di Fabio Gagliardi che da il titolo a tutto l’anno di iniziative: “con il Cuore”.

Nell’atrio dell’Ospedale di Alessandria tra tanti cuori, dall’8 al 20 febbraio sarà esposto il quadro che verrà omaggiato a Papa Francesco nel corso dell’Udienza Generale del 20 marzo.

Il concerto del 1° Marzo è solo uno dei momenti musicali in programma.

Per informazioni: 3394297396

AIDO PROVINCIALE ALESSANDRIA
Via R. Wagner, 38/D
15121 Alessandria

Tel: 339.4297396 – 339.8512631
E-mail: alessandria.provincia@aido.it

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” Volare si può “, di Lia Tommi

Sabato 19 gennaio 2019 alle ore 18:00 , evento di Zonta Club Alessandria all’Hotel “Alli Due Buoi Rossi ” , in via Cavour, 32, Alessandria

Si può volare pur non vedendo e anche bene. Zonta Club Alessandria festeggia l’Amelia Earhart Day con Sabrina Papa, prima pilota italiana non vedente. Ci racconterà la sua esperienza insieme agli istruttori di volo Cristina Specia e Erich Kustatscher della pattuglia acrobatica WeFly! Con loro la straordinaria Donatella Ricci, detentrice del record mondiale di volo con autogiro.
Conferenza aperta al pubblico.

Nell’occasione ingresso di nuove socie Zonta e Le Rose Gialle di Alessandria.
Segue cena su prenotazione ( euro 40,00 al ristorante stellato i due Buoi – chiamare entro il 15 gennaio 3398512631 opp 3394297396)

Intervista: Lorella Ferrauto – Rahal: agli occhi di un bambino

Anna & Camilla

Lorella Ferrauto è autrice di Rahal: agli occhi di un bambino, edito dalla Kimerik, ho letto il romanzo ed è molto ben scritto con una storia vera ambientata nel dopoguerra, in un paesino del sud Italia. Il romanzo è coinvolgente perché parla di tematiche che sono attualissime, come l’amore, la fortuna, le ingiustizie, i soprusi, la politica e molto altro ancora. Insomma non voglio fare una recensione del romanzo ma solo presentarvi l’autrice che con questa mia intervista ci racconta del romanzo e un po’di se stessa. Buona lettura!

 Rahal cosa vuol dire? Come nasce il titolo del suo romanzo? RAHAL (Mahut) è il nome che i saraceni, dopo una serie di battaglie e conquiste, nell’ 827 d.C., diedero al paesino in provincia di Agrigento; il significato è: “VALLE (dei morti)”. Il titolo nasce dall’idea di scrivere una storia raccontata, sinteticamente, per non annoiare i lettori, da un…

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La carta dell’uovo di Pasqua suggerimenti e idee

Creando Idee

Molto colorata, la carta argentata delle uova di Pasqua, a causa della sua composizione mista, il più delle volte non è riciclabile. Gli incarti delle uova di cioccolato possono però avere una nuova vita e un nuovo uso grazie al riciclo creativo. Ecco con un pò di creatività come riutilizzare la carta delle uova di pasqua Per cominciare, un’idea molto semplice è quella di riutilizzare l’involucro colorato delle uova di Pasqua per impacchettare i doni da destinare ad amici e parenti. Con un pizzico di fantasia, la carta regalo può trasformarsi inoltre in una bustina in cui inserire gli ovetti di Pasqua da regalare ai più piccoli. In alternativa conservate la carta per le decorazioni natalizie. Divertitevi insieme ai bambini a costruire un aquilone, vi basterà procurarvi alcuni semplici materiali e cercare qualche  video-tutorial pubblicati su Youtube. E che ne dite di un originale segnalibro? Basta ritagliare un cartoncino…

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Date libero sfogo al vostro lato creativo

Creando Idee

Se pensate di non essere persone creative, vi state sbagliando. In ognuno di noi risiede una buona dose di creatività, il problema è che non ce ne accorgiamo perché non gli diamo spazio a sufficienza. Ritagliatevi un’oretta alla settimana per dedicarvi a quelle attività che magari avete abbandonato da quando eravate bambini. Ecco alcuni esempi di attività creative: disegnare e fare collage; cantare suonare uno strumento; ballare; dedicarvi al fai da te, cucinare piatti elaborati, o piatti semplici ma gustosi. Tutte queste attività possono essere tranquillamente svolte a casa propria, in un angolo della casa che potrete adibire esclusivamente a questo scopo es. lo studio, lo sgabuzzino, la cantinetta, il garage. Se quando pensate al disegno, o ad una qualsiasi altra attività creativa, sentite una vocina dentro di voi che vi dice: “Ma cosa fai, tu non sei bravo a disegnare!”, non fateci caso e mettetevi lo stesso all’opera. Lo…

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10 motivi per apprezzare la solitudine

Ho apprezzato molto questo articolo e questi 10 motivi più bonus, sono decisamente importanti.

Elemento Neutro

Un argomento un po’ particolare, spesso non trattato a dovere, non si sa bene cosa vuol dire la solitudine, non si sa la differenza tra essere soli e sentirsi soli e negli ultimi 20 anni il concetto di solitudine andava a braccetto con la parola depressione.
Ecco io sarei qui per cercare di sfatare questo mito.

  1. Il tuo spazio

Non è cosa da poco riuscire a ritagliarsi uno spazio per sé, siamo costantemente bombardati da notizie, fatti, gossip e stress come una terra inondata da precipitazioni copiose continue, prima o poi smetteremo di assorbire l’acqua, che da preziosa è diventata pericolosa. La solitudine è come un raggio di sole che asciuga e ci permette di far assorbire l’acqua.

2. La tua Visione

Ne avevamo già discusso l’importanza qualche giorno fa, ma mi ero scordato di dire che la solitudine aumenta la concentrazione in sé, nei propri propositi e di…

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∼ Un viaggio nella storia del Fantasy

Il Lettore Curioso

Ciao a tutti! Come procede la settimana? Io è da ormai qualche giorno che sono un po’ influenzata, ma spero di rimettermi presto. Oggi voglio iniziare un ciclo di articoli che avranno come tema il FANTASY e che spazieranno dalla storia, ai vari sottogeneri, e a qualsiasi cosa mi verrà in mente su questo argomento. [Avranno tutti un tempo di lettura piuttosto breve, per cercare di non annoiarvi con troppe date o informazioni.]

Il nostro viaggio non può che iniziare dalla storia di questo genere, nato diversi secoli fa. Il fantasy si è sviluppato tra il XIX e il XX secolo, ma le sue origini sono radicate nella mitologia antica, come quella greca e romana con l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide, quella scandivana, celtica o il ciclo arturiano conRe Artù e i cavalieri della tavola rotonda.

lo hobbitContrariamente a quanto si possa pensare non è Tolkien ad aver inventato il…

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