L’11 gennaio 1999 moriva Fabrizio De Andrè

di Pasquale De Falco

L’11 gennaio 1999 alle ore 2,30 di notte Fabrizio De André muore stroncato da un carcinoma polmonare, all’Istituto dei Tumori di Milano dove era ricoverato da qualche tempo.

Al capezzale del cantautore, c’erano la moglie Dori Ghezzi , il figlio Cristiano e la figlia Luvi. “Papà è morto serenamente” ha detto Cristiano. “Gli eravamo accanto, gli stringevamo le mani”.

Per volontà dei familiari, non fu allestita una camera ardente in ospedale perché non desideravano visite alla salma prima dei funerali, o comunque prima del trasferimento a Genova che avvenne il 13 gennaio.

I suoi funerali si svolgono il 13 gennaio a Genova alla presenza di oltre diecimila persone. È durata poco più di un’ora la cerimonia funebre nella basilica di Santa Maria dell’Assunta in Carignano e all’uscita della bara dalla basilica è stata eseguita l'”Ave maria sarda” composta da Fabrizio De André, emozionando ulteriormente l’immensa folla.

E una gran folla ha accolto il feretro di Fabrizio de André anche al cimitero di Staglieno dove è stato portato subito dopo il funerale. Gente da ore in attesa, nonostante il freddo pungente, ha atteso l’arrivo della bara, trasferita nella piccola camera mortuaria.

Nella bara sono stati messi un pacchetto di sigarette, una sciarpa del Genoa, sua squadra del cuore, un naso da clown e un drappo blu.

Dopo la cremazione(testimone incaricato dalla famiglia fu l’amico Beppe Grillo), avvenuta il giorno seguente alla cerimonia funebre, le ceneri sono state disperse, per sua espressa volontà, al largo di Genova, nel Mar Ligure, sebbene il suo nome compaia anche all’interno della tomba di famiglia nel cimitero di Staglieno, nello stesso loculo del fratello Mauro (poiché le ceneri vi furono inizialmente messe e l’urna custodita), posto fra quello della madre Luisa Amerio e quello del padre Giuseppe; sulla tomba sono messi anche alcuni sassi raccolti sulla spiaggia, una sigaretta e una conchiglia.

1

Quando la morte mi chiamerà

forse qualcuno protesterà

dopo aver letto nel testamento

quel che lascio in eredità,

non maleditemi non serve a niente

tanto all’inferno ci sarò già

( Il testamento di Fabrizio De Andrè)

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