alle sette

È sempre lì, la motivazione, il giustificare, lo spiegare. E vogliono sapere quello che nemmeno tu sai. Io poi parlo sempre malvolentieri di me, mi confondo, non sono capace. Quello che so fare è scrivermi, cercarmi nelle parole che digito e che rileggo.

Mi piace il silenzio. Le parole non dette. Gli occhi che vorrebbero celare e non sono capaci. Il dono di sguardi tremuli, più sinceri di tutte le parole che si potrebbero dire.

Nelle parole ci inganniamo l’un l’altro. E se tentiamo slanci di sincerità… in quel momento stiamo ingannando persino noi stessi.

Finisco di formare il pane alle 4.30 del mattino. Mi cambio la divisa sudata e infarinata e spazzolo i capelli intrecciandoli. Poi vado in Chiesa. Ore 5.00. C’è Gesù. In silenzio.

Non ė più il momento delle parole, ma di guardarsi per ascoltarsi davvero. Per godere della mistero della Sua presenza. Della Sua tenerezza. Del…

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