Izabella Teresa Kostka. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della scrittrice, poetessa e giornalista Izabella Teresa Kostka che trovate pubblicata a questo link https://alessandria.today/2018/09/08/izabella-teresa-kostka-giornalista-freelance-per-wordpress-e-poetessa-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
l’intervista https://alessandria.today/2019/01/01/intervista-a-izabella-teresa-kostka-poetessa-scrittrice-musicista-e-organizzatrice-di-eventi-culturali/
e questa presentazione
https://alessandria.today/2018/09/23/izabella-teresa-kostka-nata-a-poznan-polonia/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne un’ulteriore intervista.

Izabella Teresa Kostka

Benvenuta, Izabella!

Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ancora ai lettori di Alessandria today. sperando che nel corso dell’intervista ci sveli ulteriori aspetti della tua personalità che sono sin qui sfuggiti ma che costituiscono l’humus in cui si sviluppano i germi dei nostri pensieri.

Ho notato che la tua prima pubblicazione, dal titolo “Granelli di sabbia” è del 2014 . Hai iniziato a scrivere da tempo o da recente? E com’è nata l’esigenza di scrivere poesie?

Innanzitutto ringrazio per l’invito, ne sono molto felice.
Ho iniziato a scrivere fin da piccola esprimendomi nella mia lingua madre, quella polacca. Poi, col passare degli anni, mi sono dedicata soprattutto alla musica, agli studi universitari e al lavoro come docente di pianoforte. Dopo il mio trasferimento in Italia sono tornata alla scrittura, stavolta nella mia lingua adottiva, quella italiana ma, come spesso accade, custodivo ogni verso in un cassetto segreto lontano dagli sguardi. Circa 6 anni fa ho avuto un incidente in palestra che mi ha impedito di lavorare ancora come pianista: un infortunio alla mano sinistra e 7 punti di invalidità permanente. È stato uno schock perché ogni sicurezza è crollata frantumandosi come il mio sfortunato dito. Per combattere contro la depressione ho deciso di dedicarmi completamente alla scrittura, ho partecipato al primo concorso poetico e i miei pensieri lirici sono usciti allo scoperto.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e le due città, Poznań in Polonia, dove sei nata, e Milano, dove ti sei trasferita nel 2001? Un nesso che si è forse concretizzato nella fusione culturale di due nazionalità diverse e quindi di tradizione e mentalità differenti. Quanto questa duplice esperienza ha condizionato, nel bene e nel male, il tuo modo di poetare?

Mi sono sempre sentita una cittadina del Mondo e fin dall’infanzia sono cresciuta in un ambiente artistico impregnato di amore e passione verso la cultura in ogni sua forma, origine e sfumatura.
Sicuramente il fatto di unire nello stesso cuore ben due Patrie così lontane come la Polonia e l’Italia, ha influenzato parecchio il mio modo di creare e poetare. In una delle mie liriche dichiaro apertamente che “…non appartengo ad alcuna Patria” sono “… unione del Nord col Solleone”.
Amo profondamente entrambi i Paesi e mi sento sempre incompleta: in Italia mi mancano le onde del Baltico in burrasca, in Polonia rimpiango il canto delle cicale e la calura del Bel Paese.
Questo “sdoppiamento” della mia personalità si percepisce anche nella mia scrittura, nel linguaggio e nella stilistica molto poliedrica e, spesso, estremamente mutevole.

Sei laureata in pianoforte, di cui sei anche insegnante. Pensi che questo impegno sia in un qualche modo connesso al tuo scrivere poesie?

La mia vita è impregnata di musica, sono cresciuta tra le note di Chopin, Debussy, Rachmaninov, Szymanowski, Mozart, Beethoven e tanti altri compositori del passato.
Il pianoforte ha sempre fatto parte integrante di me e ora trasformo la musica in versi perché, secondo me, la poesia è la musica delle parole. Come pianista amo le grandi forme tipo concerti soprattutto di struttura triparziale, ora “traduco” quelle opere musicali usando spesso la forma del trittico poetico. In tal modo riesco a esprimere meglio la mia tormentata emotività.

Quali sono le letture che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di poeta?

Ho sempre letto e leggo tanto, non solo poesia. Come una spugna assorbivo le liriche dei classici e i versi dei poeti contemporanei, le sofferenze esistenziali dei Poeti Maledetti e le sperimentazioni del XX secolo, sfogliavo i thriller medici, quelli legali e i gialli storici, divoravo i libri di filosofia per passare, il giorno dopo, a quelli di fantascienza o di mitologia.
Insomma sono stata e sono una lettrice curiosa e mai sazia di sorprese e di novità. Non credo di seguire qualche ispirazione poetica particolare, ho sempre voluto essere me stessa, nel bene e nel male… ho imparato sbagliando, ero ribelle e lo sono ancora.
Ultimamente ho ritrovato tanti punti comuni con la corrente artistica del Realismo Terminale di Guido Oldani ma pure questo sentiero è una delle tante sfumature del mio mondo letterario.

In che misura il tuo sentimento religioso, influisce sul tuo mondo di poeta?

Sono cresciuta in Polonia, Paese profondamentalmente credente e attaccato alle radici del cristianesimo, uno dei miei avi è diventato anche Santo: Stanislao Kostka.
Sicuramente la fede è ben consolidata nella mia mente ma sono molto lontana dal fanatismo religioso. Tutto questo, però, ha arricchito il modo di ragionare e adoro usare le metafore, il simbolismo, le immagini bibliche oppure quelle di diverse culture per aumentare l’impatto dei versi.
Nei miei libri troverete elementi biblici e mitologici, riferimenti alle credenze orientali e occidentali, alle leggende del Nord e, a volte, ai miti delle tribù indiane o giapponesi.
La mia fede non impedisce mai di addentrarmi nelle diversità culturali del Mondo.

Giorgio Caproni diceva che il poeta è un po’ come un minatore che scava finché non trova un fondo nel proprio io che è comune a tutti gli uomini. Ti riconosci in questa affermazione?

Ahahah, concordo pienamente e spero di poter scavare ancora per tanti anni. Ogni umano è una miniera e la vita e la poesia sono come un atterraggio d’emergenza: non sai mai dove ti porta su questa Terra.

I poeti, proprio come dice Caproni, tendono a scrivere delle proprie emozioni come paradigma delle emozioni dell’umanità. Credi che questo modo di guardare al mondo attraverso il proprio io giovi alla poesia e non la trasformi viceversa in poesia rivolta esclusivamente a un’èlite culturale, come del resto risulta dall’analisi del fenomeno evidenziato da tutti gli addetti ai lavori (editori compresi) per cui tutti scrivono poesie ma nessuno le legge?

Credo che la poesia debba soprattutto seguire il fiume della realtà in cui viviamo, altrimenti rischia di rimanere utopica e troppo distaccata. Forse per questo motivo mi ritrovo bene nel Realismo Terminale, perché rispecchia pienamente i nostri tempi, la loro tecnologica crudeltà, la supremazia degli oggetti e dei beni materiali sugli esseri umani.
Siamo marionette dei tempi moderni e scrivere poesie idilliache sembra spesso “assurdo”. Ovviamente è soltanto il mio umile parere ma visto le reazioni dei giovani agli incontri dei Realisti Terminali oserei dire che la poesia, quella ben radicata nelle problematiche dei tempi moderni, è più che ricercata e seguita.

Leggendo la tua biografia, noto che hai ottenuto numerosi riconoscimenti (premiazioni nei concorsi di poesie, pubblicazioni in diverse antologie, letture in programmi radiofonici culturali). Penso che riceverli sia stato certamente motivo di meritate soddisfazioni e di grandi emozioni. In che misura questi riconoscimenti hanno avuto (o continuano ad avere) la loro influenza sul tuo scrivere poesie?

Premi e riconoscimenti donano sicuramente molte soddisfazioni personali ma non sono assolutamente determinanti nel lavoro artistico. Non ho mai scritto per piacere al pubblico né per ottenere dei premi.
Scrivo d’impulso, in un modo spontaneo e senza peli sulla lingua, non seguo le mode né le tendenze di massa, sono sempre me stessa indipendentemente dal risultato ottenuto. Alcuni mi amano, altri mi odiano, mi piace creare polemiche e fare riflettere.
La cosa peggiore è passare inosservata, preferisco essere criticata che rimanere ignorata. Con gioia custodisco ogni premio e segno di apprezzamento ma non mi monto assolutamente la testa. Voglio essere autentica e vera in ogni senso.

Il primo libro è come il primo amore. È quello che fa sentire il poeta maggiorenne e gli rende oggettivi per la prima volta quei sentimenti che stavano chiusi dentro la mente e dentro il cuore. Ci puoi raccontare quali difficoltà hai incontrato quando hai deciso di pubblicare e quale è stato il tuo primo pensiero dopo averlo pubblicato?

Per dire la verità non ho riscontrato problemi pubblicando il mio primo volume. Partecipando al concorso di poesie sono stata scelta per la pubblicazione e mi sono trovata coinvolta nel vortice editoriale quasi a sorpresa. Le complicazioni riscontrate sono state soltanto quelle dovute al tempismo, alla correzione bozze e all’impaginazione.
Proprio per quello il mio vero primo libro “Gli scatti” è stato pubblicato come secondo dando la precedenza alla raccolta haiku “Granelli di sabbia”. Sì, mi ritengo abbastanza fortunata perché non ho dovuto bussare alle porte chiuse e subire numerose sconfitte.

Come mi sono sentita sfiorando le pagine del mio primo libro? Incredula, insicura, emozionata e ho pianto tanto di gioia e di paura. Temevo di risultare ridicola ma, per fortuna, non è stato così. I miei pensieri hanno avuto riscontro positivo e ho osato ancora. Oggi ho all’attivo ben dieci libri tra cui anche quello bilingue.

Sei soddisfatta di come le case editrici pubblicizzano le tue opere o questo compito è principalmente affidato a te?

È un discorso molto complesso. Avendo pubblicato con diverse case editrici vedo tante differenze. Ci sono editori molto attivi e coinvolti nella promozione delle opere editate, ma esistono anche quelli menefreghisti che concludono la collaborazione dopo la spedizione dei volumi a domicilio.
In poche parole è una giungla e bisogna esplorare bene il suolo prima di firmare un contratto, un accordo etc. Dall’altra parte io non mi aspetto mai nulla da nessuno, sono abituata a combattere e mi occupo di promozione e marketing anche personalmente.

Mi piacerebbe che tu mi parlassi dei libri che hai pubblicato. Fra le varie tematiche che la vita reale offre al poeta o che il poeta sente nell’intimità del proprio cuore (natura, sentimento d’amore, amicizia, famiglia, attenzione verso gli altri, temi politici, temi sociali) di quali preferisci scrivere?

Sono una scrittrice poliedrica e non conosco i limiti. I miei libri sfiorano tutte le sfumature della vita, dei sentimenti, delle piaghe della società moderna. Non conosco alcun tabù e non temo di addentrarmi in argomenti discutibili come prostituzione, sofferenza, malattia, povertà, morte, guerre, temi sociali e simili. Paradossalmente i sentimenti d’amore sono l’ultimo dei miei interessi letterari.

Qualche definizione dei critici letterari interessati al tuo mondo poetico, ti ha chiarita e/o indirizzata nella ricerca di un tuo personale stile di pensiero?

Tempo fa sono stata descritta come “Bukowski al femminile” e la mia scrittura definita come “teatrale”. Il secondo termine lo trovo estremamente “azzeccato” perché amo l’arte teatrale, il modo diretto e senza fronzoli di influenzare il pubblico, nella mia scrittura uso spesso la forma di un breve monologo teatrale: aggiungo didascalie e descrizione dettagliata al testo.

Ritieni che la tua presenza sui social ( tipo face book, linkedin, twitter o instagram) o pubblicare i propri pensieri in un blog sia utile alla tua attività di poetessa?

Ritengo che sia utile soprattutto per la mia attività in qualità di organizzatrice di eventi culturali. Mi facilita il contatto diretto coi poeti e gli artisti. La poesia matura e cresce indipendentemente dai social e, soprattutto, dai like ottenuti.
Internet aiuta ma può spesso danneggiare la scrittura rendendola superficiale e mediatica, solo per “piacere agli altri”. I Followers sono sicuramente graditi ma non determinano né influenzano mai la mia creatività. Sono uno spirito indipendente e ribelle come tutti i nati sotto il segno del leone.

Ogni prodotto letterario scaturisce dalla fantasia dell’autore. Quali differenze ritieni che ci siano tra uno scrittore e un poeta, al di là della forma letteraria?

Credo che l’unica differenza sia proprio la forma letteraria. Ogni processo creativo, ogni ispirazione nasce dalle “budella”.
Perdonatemi questa espressione ma è così.
È l’esplosione delle emozioni, delle idee, delle parole che nascono nella mente e attraversano la gola, il cuore e finiscono nel ventre. La scrittura è un parto. Un parto lungo, a volte difficile e doloroso, a volte spontaneo e a sorpresa. Ogni atto artistico è così: musica, scrittura e pittura. Diverse sono soltanto le rifiniture ma la genesi è simile: un impulso creativo che nasce nelle profondità del nostro sentire.

Cosa consiglieresti ad un giovane o a una giovane che iniziano a scrivere?

Non avere paura di sbagliare, non arrendersi e credere sempre in sé stessi. Combattere per la propria libertà di espressione e rimanere fedeli ai propri obiettivi, essere umili, saper ascoltare e apprezzare le diversità.

Secondo te cosa pensa la gente dei poeti e degli scrittori? Qual è il loro peso sulla società, ammesso che debbano averlo?

Siamo visti come dinosauri fuori dal Jurrasic Park: non adatti alla vita reale, distaccati e con la testa tra le nuvole. Io direi piuttosto “sacerdoti” che lottano ancora per la sopravvivenza di quel tempio chiamato “Arte”: un compito ardito e spesso condannato al fallimento ma… non ci arrenderemo mai!

Come si colloca la tua attività nel panorama del femminismo?

Unisco la femminilità ad un coraggio quasi maschile, la fragilità alla resistenza e non seguo le lune. Parlando sul serio, tento sempre di sottolineare e custodire il vero valore delle donne, metto in evidenza la lotta per i loro diritti. Ogni Eva merita il rispetto perché é colei che dona la vita, come la nostra grande e logora Madre Terra.

Sei ideatrice e co-fondatrice del Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”. Ci puoi descrivere quali attività svolge il Gruppo per assolvere alle sue finalità ‘? E chi avesse il desiderio di entrare a far parte del Gruppo, quali caratteristiche deve possedere per essere ammesso?

Sono soprattutto ideatrice e coordinatrice del programma culturale itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano”, fondato in maniera spontanea nel 2015, grazie alla mia collaborazione con il Centro di Ricerca e Formazione Scientifica Cerifos.
Il gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”, collegato direttamente al Verseggiando, facilita lo scambio culturale e mediatico soprattutto negli ultimi mesi, nei quali il programma è diventato internazionale.
La sua edizione polacca è iniziata a dicembre 2018 e sicuramente porterà tante soddisfazioni e numerosi contatti tra l’Italia e la Polonia. Ogni anima artistica sarà la benvenuta perché “Verseggiando” e “Valchiria” uniscono tutte le arti: musica, letteratura e teatro. Tra di noi ci sono anche numerosi pittori che, attraverso le loro opere, ispirano varie attività artistiche.

Fra le diverse attività che ti vedono impegnata in campo sociale e culturale c’è anche quella di dedicare molte iniziative culturali alla propagazione del movimento del Realismo Terminale. Puoi descriverci questo movimento?

Come ho già accennato, ho aderito alla corrente del Realismo Terminale trovandola perfettamente in simbiosi coi nostri tempi. È un modo autentico di percepire la realtà che ci circonda e nella quale siamo come marionette su una giostra, pupazzi ridotti al valore dei numeri accatastati nelle città di cemento (famosa “Betoniera”).
Il Realismo Terminale di Guido Oldani toglie la falsa e gonfia retorica, usa le cosiddette “similitudini rovesciate” in cui l’oggetto diventa soggetto, avvicina la scrittura alla crudele normalità della contemporaneità, apre gli orizzonti e dona freschezza al modo di creare. È discutibile perché urta spesso i canoni classici dell’arte ma stimola la mente e incuriosisce tanto le giovani generazioni.
È una ribellione creativa e intelligente che trova la sua strada tra le macerie. Sono diventata portavoce del Realismo Terminale per la Polonia e, grazie alla collaborazione col M° Guido Oldani e il Prof. Giuseppe Langella, spero di fare conoscere questa stilistica anche nel mio Paese d’origine.

Qual è la tua opinione sulla politica italiana relativamente alla cultura in generale?

Un minuto di silenzio. L’Arte lentamente muore trascurata da sempre da ogni schieramento politico. È un errore imperdonabile che danneggia profondamente l’umanità intera e non soltanto il popolo italiano.

Stai già scrivendo una nuova raccolta poetica? Puoi farci qualche anticipazione?

Sto lavorando a due grandi progetti letterari ma non voglio svelare nessun dettaglio perché mi piace sorprendere. Perdonatemi questa piccola debolezza.

C’è una poesia che vorresti dedicare ai lettori di Alessandria today?

Abbiamo parlato di Realismo Terminale, quindi Vi dedico un piccolo testo ad esso appartenente:

TURBINA

Nei labirinti mentali
scaviamo come ruspe,
spostando i grumi di dogmi
che pesano sul fertile suolo.
Ci impregnano di leggi
– solvente della resistenza
messa nello sgabuzzino
dei tempi migliori.
Siamo sostituibili rotori
nella spietata turbina
creata per alimentare
i Mai Sazi di questo Mondo.

Generatore della sofferenza.

(2018)

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto?

Continuare e sviluppare al meglio l’attività del “Verseggiando sotto gli astri – Poetując pod gwiazdami” in Italia e in Polonia, non perdere mai l’ispirazione finendo positivamente i miei due nuovi libri. Sogno nel cassetto? Uno e molto ardito, forse troppo ma non voglio mollare e rinunciare a priori. Lo saprete al momento giusto.

Cara Izabella, l’intervista è terminata.

È stato un piacere per me e ringrazio per l’accoglienza sulle pagine di “Alessandria Today” che apprezzo tanto e seguo con grande attenzione. Un caro saluto a tutta la Redazione e a tutti i Lettori.

Grazie a te, Izabella. Faccio notare a tutti con molto piacere che non solo segui Alessanria today, ma fai anche parte della Redazione e pubblichi molto.
In poco tempo sei divenuta una figura di spicco in questo blog. Il che credo che faccia piacere a tutta la Redazione (me compreso) e a tutti coloro che ti seguono con entusiasmo contagiati dal tuo, irrefrenabile e dirompente. Ti auguro personalmente un buon lavoro e di raggiungere quelle mete sempre più elevate, come tu desideri.

4 pensieri riguardo “Izabella Teresa Kostka. Intervista a cura di Marcello Comitini

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