Il suono della parola

Anima e mente dovrebbero viaggiare in sincronia, ma in realtà parlano linguaggi differenti. Raziocinio e sentimento, cuore e cervello, stereotipi che la cultura ha infilato addosso alla medesima essenza. È più facile distinguere, pensare all’essere umano come una macchina complessa capace di ragionamento e di impulso. E collocare il primo nella scatola cranica, quella teca bianca d’ossa che ci sovrasta. E regalare il secondo al cuore, quella pompa gommosa nel centro del petto, leggermente inclinata verso sinistra. E in quel muscolo involontario abbiamo erroneamente destinato la casa di ciò che chiamiamo sentimento, il nostro sentire, il percepire e tutto quello che concerne il bisogno d’amore, di dare e ricevere gioia, il bisogno d’infinito, l’istinto di un’eternità che ci attende.
Immagino queste due facce collegate dal medesimo filo. Due piccole isole, ma immense. Circondate dallo stesso mare, acqua che genera vita, oceano di un silenzio buono che non crea assenza…

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