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Stasera alle 18 in sala consiliare ad Anzola dell’Emilia ricorderemo, senza retorica, con grande affetto un grande cittadino anzolese, scomparso nel 2017 a 92 anni.
Nonostante l’età non era invecchiato, era ancora un ragazzo.
Adelmo Franceschini. Ex deportato dei campi di concentramento, sindaco illuminato degli anni ’60-70 di Anzola, segretario CNA (non cito tutte le sue cariche) ma soprattutto un impegno instancabile nelle scuole di tutta Italia per parlare con bambini e ragazzi della Resistenza e dell’impegno civile.

Il nazismo ha provato ad annientarne la forza e il coraggio, rendendo Adelmo un numero. L’internato italiano numero 46737 del campo tedesco di Barsdof, dove giunse alla fine del 1943, dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Franceschini sopravvisse per quasi due anni alla fame, al freddo e alla fatica, con i pochi stracci che aveva addosso durante i rigidi inverni tedeschi, ai lavori forzati in una fabbrica di missili 4 km fuori dal campo, e poi, negli ultimi mesi di prigionia, persino trascinato dai tedeschi sul fronte sul fiume Oder contro i sovietici, a scavare le trincee, e finì con una decina di compagni nel bel mezzo della ritirata dei nazisti. La sua liberazione giunse il 1° maggio 1945, ma potè tornare a casa solo a settembre di quell’anno. Per molto tempo Franceschini rimase in silenzio, impegnandosi nella politica e nel sociale (alla Camera del Lavoro e poi come sindaco in Municipio ad Anzola), con lo sguardo “verso il futuro, probabilmente per dimenticare l’orrore e tacendo sulla tragedia che aveva vissuto e che era costata la vita a tanti compagni. Poi, a decenni di distanza da quei fatti, la decisione di raccontare tutto a chi, per ragioni anagrafiche, non poteva aver visto: “Gli onesti non devono tacere”, si disse. E cominciò la sua missione civile fra i giovani.

49585658_2317394748497211_7019949721179389952_nOggi, se fosse vivo, sarebbe molto turbato dal gravissimo corso degli eventi, dal vento fascista che soffia in Italia; ma non avrebbe smesso di portare la parola SPERANZA alle nuove generazioni