Non si ascolta più sappiamo già tutto prima, di Pier Carlo Lava

Non si ascolta più sappiamo già tutto prima, di Pier Carlo Lava

Non so cosa ne pensate, ma a me sembra che in questi ultimi anni il tempo di attenzione e ascolto delle persone si è ridotto drasticamente, con minori capacità nelle relazioni interpersonali nella vita reale, ne parlo in questo post e mi piacerebbe conoscere le vostre considerazioni in merito…

Alessandria: Siamo nell’era digitale, oggi la fibra veloce di internet consente in tempo reale di inviare mail e tramite le applicazioni messenger e whatsapp messaggi scritti e vocali, comunicare tramite i social facebook, twitter, google+, ecc. in tutto il mondo e organizzare video conferenze senza muoversi da casa con Skype.

Pier Carlo e Raissa copia 2

Tutti questi strumenti hanno radicalmente cambiato in meglio la nostra vita consentendoci di fare rapidamente e con minori costi molteplici cose che in passato erano inimmaginabili ma come sappiamo ogni medaglia ha il suo rovescio.

Un mondo virtuale nel quale la rapida diffusione di queste nuove tecnologie ci ha cambiati influendo non poco sulla nostra capacità di dialogare di persona nella vita reale, al punto che molti incontrano notevoli difficoltà ha sviluppare efficienti relazioni interpersonali.

Il tempo di attenzione delle persone su ogni singolo argomento si è decisamente ristretto, questa abitudine nata in internet dove tutto è più veloce è ormai consolidata e di conseguenza si riproduce nello stesso modo anche quando le persone si incontrano nella vita reale.

Un aspetto che personalmente ho avuto modo di riscontrare più volte quando mi capita di iniziare a dialogare con le persone al bar, sopratutto se con le stesse non esiste un rapporto di conoscenza o un interesse comune su un specifico argomento.

Succede così che una persona si avvicini per chiedere di che razza è il tuo cane o per avere informazioni di vario tipo e dopo 15 secondi che hai iniziato a rispondergli si distrae volgendo lo sguardo in giro o al proprio smartphone anche se non sono arrivate telefonate e messaggi quasi come se fosse scaduto il suo tempo di attenzione.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

6 pensieri riguardo “Non si ascolta più sappiamo già tutto prima, di Pier Carlo Lava”

  1. Grazie per il punto di riflessione. Come ti avevo già scritto in un commento l’era virtuale per me è stata proficua per ampliare, nella vita reale, interessi e nuove conoscenze. È pur vero che guai a dimenticarsi il cellulare e lo si consulta spesso anche durante una conversazione. Credo sia diventato una sorta di tic, oltre che una dipendenza. Mi è bastato, però, di dimenticare a casa lo smartphone per una intera giornata e di dover partire in viaggio. Dopo un primo momento di “mancanza” dell’oggetto, ricordo di aver acquistato due giornali da leggere in treno; uno era di attualità, l’altro era Focus. Devo dire che durante alla giornata poi mi sono sentita completamente libera. L’unica preoccupazione era non poter raggiungere chi avrebbe potuto chimarmi, con una telefonata, perchè non ho trovato uno straccio di cabina telefonica disponibile. Me ne feci una ragione. Tutto sommato non son stata tanto male senza cellulare. C’è da dire che sono anche di un’era che ha avuto il suo primo apparecchio mobile a 30 anni quindi, so che si vive tranquillamente senza. I nativi digitali, secondo me, se dimenticano lo smartphone a casa, potrebbero avere una vera e propria crisi e tornerebbero, probabilmente a casa a recuperarlo.

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  2. Pier Carlo, concludi l’articolo osservando che l’altro perde la sua attenzione, e io aggiungo “e per fortuna che l’altro si distrae”, altrimenti si andrebbe incontro a quel difetto insito nell’uomo e amplificato da internet causato dall’impossibilità di aggiungere alle parole l’intonazione della voce o l’espressione del viso o soltanto degli occhi. Così accade che a un’osservazione pungente ma scherzosa, l’altro risponda con parole acri che, fredde come sono nella loro letterarietà, diventano veicoli di interpretazioni poco favorevoli che sfociano facilmente in insulti. Se viceversa dell’argomento discutono in tanti, lasciando ognuno il proprio commento scritto, nessuno legge quello dell’altro. Si parla e si scrive perché ciascuno ha bisogno di dire la sua, senza tener in conto la possibilità che il suo interlocutore o uno di coloro che sono intervenuti nella discussione possano aver detto delle cose interessanti, degli spunti su cui riflettere per ripensare all’esattezza o meno delle proprie idee. Sembra che Internet abbia iniettato in ciascuno di noi quello che è il virus del politico nei dibattiti televisivi. La propaganda delle proprie convinzioni ad ogni costo.
    È paradossale, ma possiamo rivolgere a noi stessi quello che critichiamo nei politici.

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    1. Ciao Marcello grazie e complimenti per il commento… So bene che ogni popolo ha il Governo e quindi i politici che si merita e per noi italiani questo molte volte è un problema, nel mio post volevo solo fare osservare che quello che accade in internet dove si è bombardati di notizie e molti commentano limitandosi a leggere il titolo di un post e guardare la foto, con tutte le conseguenze del caso… purtroppo sta succedendo anche nel reale e questo è ancora più preoccupante… ovviamente non faccio mai di tutte le erbe un fascio, perchè dipende dalle persone, ad esempio ricordo che quando ci sentiamo al telefono io e te ci ascoltiamo reciprocamente e se serve anche a lungo…

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  3. Pier Carlo, non l’avevo letto. Lo condivido in pieno. Aggiungo soltanto che oggi, se per un motivo qualsiasi, non si riesce a comunicare ( il cellulare squilla ma nessuno risponde oppure è fuori campo), l’ansia di una volta che definivamo dicendo “sto in pensiero”, oggi diventa quasi orgasmo patologico. Come facevamo quando non c’era il cellulare? Facevamo “come vuole il Signore” (espressione tipica di paziente attesa di noi siciliani)

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  4. Ho deciso, il secolo scorso uando e’ uscito il primo cellurare, che poteva essere prezioso in caso di necessita’. E tale e’ rimasto. Da sempre viaggia con me spento. Sempre spento. E a casa ho il fisso. L.e poche volte che ho acceso il cellulare e’ stato per chiamare il soccorso stradale o casi simili. E non ho nessuna intenzione di cambiare diventando uno schiavo del telefono per cui continuera ‘ a viaggiare con me spento.

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