Recensione del libro “La ragazza del triangolo bianco”, di Lia Tommi

La ragazza del triangolo bianco – di Massimo Taras

Ci vorrebbero più libri come “La ragazza del triangolo bianco” e più autori come Massimo Taras. Il motivo? È semplice…c’è bisogno di fare memoria e di avere il coraggio di condurre le nuove generazioni verso temi attuali e difficili da trattare nella quotidianità. La Storia narrata da Taras, quella con la S maiuscola e non solo il racconto in sé, ci ricorda che il passato è fatto di persone, che i libri riportano date e battaglie ma che l’anima della Storia sono le persone. Ogni essere umano è inevitabilmente animato da sentimenti, sia che essi si possano annoverare tra quelli ritenuti positivi che negativi, sono i sentimenti e le sensazioni il motore del Mondo.

Massimo Taras è uno scrittore che i giovani devono incontrare, godendo di un momento di aggregazione e confronto che essi devono vivere. I giovanissimi purtroppo non hanno più modo di incontrare i testimoni diretti di uno dei periodi più tristi, bui e scabrosi della nostra Storia, il tempo scorre inesorabile, porta via con sè i ricordi di chi quella tragedia l’ha vissuta, eppure sono proprio i nostri studenti il nostro futuro, ma come può un albero crescere senza le sue radici? Come può la nostra storia continuare se, per assurdo dovessimo dimenticare? Se rischiassimo di non mettere in pratica ogni giorno l’insegnamento del passato?

Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che la nostra società è disseminata di “Triangoli bianchi” e “Stelle di David”, non le portiamo sulle giacche ma esse si insinuano nel pregiudizio che purtroppo oggi regna sovrano e di cui i più giovani devono liberarsi ad ogni costo. Dai nostri giovani possiamo imparare molto più di quanto crediamo, ma dobbiamo dimostrargli di avere fiducia in loro, l’incontro con Massimo Taras con i giovani per la nostra associazione è un atto di fiducia: affidare le pagine e le parole cariche di sentimenti, di interrogativi aperti, di speranza e di triangoli banchi finalmente bruciati ai nostri ragazzi; è avere fiducia nelle capacità dei nostri giovanissimi.

Il racconto in questione si svolge sotto forma di lunga intervista in cui un giornalista, con il quale possiamo assicurarvi proverete un’empatia indescrivibile, presenta, ad un tratto, all’intervistato una domanda importante: gli viene chiesto se secondo lui, comandante delle SS, senza l’ascesa al potere di Hitler la Storia si sarebbe compiuta ugualmente in questi termini. La risposta del comandante? La Storia non si fa con i se e con i ma, ma la Germania era troppo debole. In effetti i ragazzi studiando dai libri di storia conoscono bene l’humus culturale su cui ha attecchito la follia di Hitler…i ragazzi devono fare memoria per rendere impossibile nei decenni, nei secoli a venire una follia simile, devono interrogarsi sull’incomprensibile e devono superare ostacoli socio culturali che a noi sembrano insormontabili, come ad esempio le colpe dei padri, argomento purtroppo in molti ambiti ancora aperto. Loro, i nostri giovani, hanno la giusta elasticità mentale per uscire vincitori dai sani dibattiti socio-culturali di fronte a cui si troveranno nella loro vita.
I personaggi descritti da Taras sono intrisi di umanità, di verità e di sentimenti. Taras ci conduce attraverso il fil rouge del suo scritto, che mai sfugge al lettore, a interrogarci su una questione che ancora oggi assilla chiunque si faccia domande sul passato: si può capire l’incomprensibile? Perché tra capire e comprendere la differenza è abissale e di comprensibile in questo buio capitolo della nostra Storia non esiste nulla, ma possiamo capire cosa ha mosso azioni tanto incomprensibili? È proprio questo ad assillare il giovane David, il giornalista che intervista Stefan, comandante delle SS. David è inorridito dal racconto di Stefan eppure si trova davanti un uomo che ha amato, proprio nel campo di transito in cui lavorava, e non ha amato solo una donna, ha amato la vita trasgredendo alle regole a cui lui per primo era sottoposto. Stefan è un uomo pentito, che si vergogna delle sue azioni ma, la penna sapiente dell’autore, fa in modo che mai possa sembrare che egli voglia trovarne una giustificazione, ha avuto paura certo, dei suoi superiori e spesso del suo stesso ruolo, ma nessuno può trovare giustificazione ad azioni così terribili. David però fa uno sforzo sovrumano, capire quest’uomo, capire cosa muove azioni e pensieri incomprensibili. L’empatia regna sovrana nel romanzo di Taras ed è il più soave leitmotiv che l’autore potesse scovare tra i meandri dei sentimenti per narrare tre vite, anzi sul finale quattro vite, così tormentate. E se la descrizione di empatia della poetessa polacca Szymbroska, “ascolta come mi batte forte il tuo cuore”, è tra le più belle che la letteratura contemporanea possa annoverare, il romanzo di Taras è empatia pura. È il cuore di Stefan, che deve essere gelido per il ruolo che ricopre ma che batte forte d’amore per Sara, prigioniera del campo di transito; lo stesso cuore batte in Sara, innamorata di colui che agli occhi di tutti è un mostro, innamorata del fratello con il quale si proteggerà a vicenda fino allo stremo delle forze; è il cuore di Lorenzo che palpita di ricordi d’infanzia felici con Sara e Stefan, lo stesso Stefan per cui ora non prova che orrore e soprattutto per il quale non prova più fiducia; è il cuore di David che incarna i sentimenti del lettore e trema, è scosso, piange e corre a perdifiato tra le pagine del libro, tra le parole della sua intervista.

Taras, secondo noi, ha un messaggio per i nostri ragazzi: BRUCIATE TUTTI I TRIANGOLI BIANCHI CHE ANCORA OGGI CI AFFLIGGONO; IMPARATE LA LEZIONE DEL PASSATO PER RENDERE MIGLIORE IL VOSTRO FUTURO.
(Per Aenigmata – Chiara Mazzilli)

One thought on “Recensione del libro “La ragazza del triangolo bianco”, di Lia Tommi”

  1. Un libro che dovrebbe essere sui banchi di scuola, accanto ai classici.
    Mi ha colpito molto questo passo: “I giovanissimi purtroppo non hanno più modo di incontrare i testimoni diretti di uno dei periodi più tristi, bui e scabrosi della nostra Storia, il tempo scorre inesorabile, porta via con sè i ricordi di chi quella tragedia l’ha vissuta, eppure sono proprio i nostri studenti il nostro futuro, ma come può un albero crescere senza le sue radici? Come può la nostra storia continuare se, per assurdo dovessimo dimenticare? Se rischiassimo di non mettere in pratica ogni giorno l’insegnamento del passato?”
    Non bisogna perdere niente di ciò è accaduto. Si deve tramandare e scrivere fiumi di parole su questo argomento e mai sarebbero sufficiente. Anche se la storia sembra non aver insegnato troppo visto le condizioni disumane in cui vivono persone inncenti nel nostro stesso mondo: fame, schiavutù, persecuzione e guerra.

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