Un successo per il convegno sull’inserimento lavorativo per i disabili visivi, di Valter Scarfia

Press-IN anno XI / n. 305

Il Nazionale.it del 30-01-2019

Unsuccesso per il convegno sull’inserimento lavorativo dei disabili visivi

TORINO. Circa 3.000 posti di lavoro per disabili vacanti nella sola provincia di Torino, dove gli iscritti al collocamento sono 36.000. Con le debite proporzioni, la situazione è la stessa in tutto il Piemonte, ma le aziende faticano ad assumere, spesso a causa di stereotipi o pregiudizi, e il lavoro da compiere in termini culturali e di sensibilizzazione è enorme. È quanto emerso in occasione del convegno dedicato all’inserimento lavorativo dei disabili visivi, organizzato dall’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) delPiemonte nella prestigiosa cornice di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale.

La mattinata ha avuto il merito di riunire personalità provenienti da ambiti diversi: al dibattito hanno preso parte i rappresentanti di istituzioni, università, agenzie, imprese e associazioni. “Tutti i relatori,ciascuno dal suo punto di vista – dice il presidente di UICI Piemonte, Adriano Gilberti, che ha aperto i lavori del convegno – hanno lanciato un messaggio chiaro: non è più il tempo delle logiche assistenzialiste. Le persone disabili non sono costi aziendali “a perdere”.

Al contrario, se messi nelle giuste condizioni, possono diventare risorse preziose, come tanti inserimenti di successo dimostrano, sia in ambito pubblico che privato. Le tecnologie per l’inclusione ci sono, ma servono fiducia e impegno da parte di tutti. Le professioni “storiche” (quella del centralinista e del fisioterapista) hanno ancora valore, ma oggi più che mai bisogna esplorare strade alternative epuntare su una formazione di qualità. Ai disabili visivi le potenzialità e le possibilità non mancano”.

Dopo i saluti del presidente Gilberti, a fare gli “onori di casa” è stato il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, che ha portato i saluti dell’intera assemblea. Durante la mattinata è intervenuta anche l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, la quale ha sottolineato l’impegno dellaRegione per trovare alternative alle professioni di una volta, ampiamente soppiantate dalla tecnologia, sottolineando “l’importanza di riorganizzare servizi di inserimento delle persone disabili, partendo dalle potenzialità dei singoli da un’attenta analisi dei fabbisogni delle aziende per dare risposta alle migliaia di persone iscritte nelle liste speciali.

Perché ciò avvenga occorreche tutti gli attori in campo siedano attorno a un tavolo e propongano soluzioni concrete in grado di ricostruire un modello che va ripensato”. Laconsigliera regionale Valentina Caputo ha ricordato l’impegno per una legge regionale che favorisca l’accessibilità in diversi ambiti, a cominciare dal lavoro (proprio in questi giorni è calendarizzata la discussione in aula) e ha ribadito l’importanza delle associazioni nel loro ruolo di “ponte” tra cittadini e istituzioni.

A livello normativo, “l’Italia avrebbe ottime leggi, guardate con interesseanche a livello europeo. Il problema è che in molti casi i testi rimangonolettera morta”. Questo il pensiero dell’avvocato Marco Pronello, persona nonvedente iscritta all’UICI, esperto in diritto e disabilità, uno tra i primirelatori a prendere la parola durante il convegno. Il riferimento è, inparticolare, alla legge 68/1999, una sorta di pietra miliare nel percorso diintegrazione.

“Superando le vecchie ‘gabbie occupazionali’, il testo haintrodotto il principio del collocamento mirato”. L’inserimento lavorativo nonè più visto semplicemente come un obbligo da parte delle aziende. Per la primavolta, viene riconosciuto il diritto della persona disabile a costruirsi, conlibertà, una carriera professionale, in base alle sue risorse e alle sueinclinazioni (quindi anche al di fuori dei lavori “tradizionali” delcentralinista e fisioterapista). Una conquista preziosa, “ma spesso ancora pococompresa e poco sfruttata.

La legge 68/1999 avrà davvero dato i suoi fruttiquando le persone con disabilità visiva occuperanno posizioni dirigenzialiall’interno della pubblica amministrazione. E magari qualcuno sarà ai verticidi una grande azienda”.

Per un buon inserimento lavorativo servono, prima di tutto, basi solide. Bisognainvestire sulla formazione. Fondamentale, quindi, il coinvolgimento delleuniversità. L’ateneo torinese, in particolare, si è distinto per alcuniprogetti inclusivi: “da tempo lavoriamo sull’accessibilità dei contenuti, sullaformazione di studenti e docenti, anche attraverso l’adozione di specifichelinee guida, e sulla creazione di percorsi che seguano i giovani anche dopo lalaurea” ha sottolineato la professoressa Marisa Pavone, delegata del rettoreper la disabilità.

Particolarmente interessante l’esperienza maturataall’interno del dipartimento di matematica, dove, lavorando su software e altretecnologie per l’inclusione, si sono raggiunti eccellenti risultati,consentendo anche a persone con disabilità visiva di accedere a testicontenenti formule, grafici e tabelle. Tutto questo – come ha raccontato laprofessoressa Anna Capietto, docente di matematica – rende più accessibili le discipline scientifiche (che fino a pochi anni fa parevano precluse alle persone con disabilità visiva), ma ha anche sviluppi molto interessanti sul piano occupazionale. Da qualche tempo questo prezioso lavoro ha trovato una“casa”, un luogo fisico in cui esprimersi: è il laboratorio “Sergio Polin”, chesi trova all’interno del dipartimento di matematica e che opera per favorire il coinvolgimento degli studenti disabili.

La seconda parte della mattinata è stata dedicata alle esperienze di persone con disabilità visiva che hanno sperimentato percorsi innovativi e che grazie aquesti hanno potuto inserirsi con successo in aziende pubbliche e private. Oggi esistono realtà che facilitano questo processo virtuoso.

È il caso di AbileJob, società che lavora per far incontrare le risorse dei lavoratori disabilicon le richieste delle aziende. “La sfida è proprio questa: mettere le aziende nella condizione di superare diffidenza e dubbi, dettati quasi sempre dalla scarsa conoscenza o consapevolezza delle necessità delle persone disabili edegli strumenti a loro disposizione. – ha spiegato l’amministratore delegatoRenzo Marcato-. Superando i preconcetti da una parte e le vecchie logiche assistenzialiste dall’altra, cerchiamo di partire dalle richieste aziendali e proporre profili coerenti. E i casi di successo non mancano”. Tra i tanti, sono stati illustrati alcuni inserimenti di persone cieche e ipovedenti in grandi aziende come Unicredit e Reale Mutua Assicurazioni o in organismi pubblici come l’Agenzia delle Entrate. Storie diverse, accomunate però da alcune caratteristiche: una grande forza di volontà e un costante impegno da parte delle persone disabili, un atteggiamento di ascolto e disponibilità da parte delle aziende, l’uso sistematico della tecnologia come possibilità di integrazione.
Il convegno è stato moderato dal presidente di UICI Torino, l’avvocato Franco Lepore.

Autore: valter scarfia

Comunicazione, cultura, tecnologia. Queste tre parole sono in stretta connessione fra di loro. Per quanto riguarda la comunicazione, abbiamo bisogno di comunicare Per vivere, per stare meglio, per interagire con gli altri. Per fare questo abbiamo bisogno della cultura: Che, specialmente nel mio caso, sono non vedente, è una chiave fondamentale di integrazione. Tecnologia: è la chiave per comunicare a tutti e per fare cultura. A questo dovrebbe servire il mio blog, il canale YouTube, la pagina Facebook, l’account Instagram.

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