Febbre del sabato sera, di Cristina Saracano

FEBBRE DEL SABATO SERA

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Alessandria: Piazzetta della Lega. Dieci di sera e non c’è quasi nessuno.

Due ragazzi alti alti coi loro piumini e i cellulari sempre a portata di mano.

Due bambini cinesi saltano vicino all’obelisco.

Scarnebbia fitta e sottile. Dispettosa e indisponente. Umida.

Imbocco corso Roma con poca voglia di arrivare.

Perché ho detto che andavo al Marini? Per non stare in casa. E addormentarmi davanti alla tv.

Assopirmi e risvegliarmi a mezzanotte con le immagini del tg notturno.

Politici che si giustificano. Guerre che non finiscono. Poveri ancor più poveri. Ricchi ancor più stronzi.

Cammino e sento i miei tacchi sull’asfalto viscido.

Apro la porta a vetri e vengo invasa. Dal calore e dal rumore.

Un duo che canta e suona tutta la musica pop del ventesimo secolo.

Tavolata con festa di compleanno, bandierine e cappellini indossati da tutti. Ci sono la nonna, la zia e il bimbo nel passeggino. Che vorrebbe dormire e invece gli hanno messo in testa il cappellino e lo dondolano su è giù. Adesso gli viene mal di pancia con tutto quel dondolare. E gli viene da vomitare.

Ci sono le cinquantenni che fan ballare le loro tette al ritmo della salsa.

Gli uomini dalla capigliatura grigia che fanno foto. E filmati. Postati in diretta su Facebook.

Entro e molti mi salutano. Alcune mi sbaciucchiano. Sento profumi femminili dolci pizzicarmi il naso.

Forse non dovevo arrivare fin qui. Ma di restare a casa, con quella tv coi programmi spazzatura, chi se lo sentiva?

Avrei potuto leggere un libro: ho appena preso in prestito Benni e Sepulveda.

Ma non avevo nemmeno voglia di leggere.

Improvvisamente, vorrei prendere il microfono, e, con sottofondo musicale soft, leggere una poesia.

E’ da un po’ che mi prende questa fissa. Entro in un locale, vedo un microfono, e mi viene voglia di avvicinarmi e leggere qualcosa di mio.

Il duo si ferma. Hanno sete. Due moijto per loro. Si ferma la musica. Gli attempati si siedono.

Il bambino tra le braccia della mamma. Gli cade il cappellino sul pavimento.

“Vorrei essere altrove, in una bella isola,

al caldo, al sole e al riparo da tutto.

Coi miei occhiali copro la luce.

Nessuno mi riconosce.

Mi tuffo nel mare del relax.

Posso smettere di fare tutto.

Tutte le cose che non mi piacciono.

Posso fare solo ciò che amo.

Ci vuole coraggio.

Perché accada qualcosa di impossibile.

Ho detto “basta” a questa vita stretta.

Ho ricominciato a sognare.

Compimenti e applausi. Mi è venuta così, dal nulla, era dentro di me.

Cocktail finito. La musica riprende.

Il bambino torna nel passeggino.

Donne e uomini ricominciano a ballare.

Saluto tutti. Bacini e bacioni.

La porta alle mie spalle.

La strada davanti a me.

Chissà se sceglierò quella giusta.

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