Recensione del romanzo di Aurora Frola “I ricordi non si lavano”, di Lia Tommi

Il libro è la dolorosa e lucida descrizione del “lungo cammino di Angelica per riconquistarsi il diritto alla vita” (è la frase di Romana Petri che si trova nella fascetta che accompagna il volume). La storia di Angelica, anima danneggiata la cui vita è sempre stata una lunga corsa verso l’autodistruzione, nasconde un dramma privato. Un mostro ha ucciso la sua infanzia privandola del futuro, quello stesso mostro che una volta divenuta adulta le ha provocato crisi di panico, attacchi d’ansia. Un medico frettoloso e distratto ha prescritto ad Angelica una facile soluzione: pasticche di benzodiazepine. A questo punto è iniziata “la mia maledizione, con la cura di un sintomo che nasconde un segreto”. La ragazza, laureata a pieni voti in Lettere, un lavoro sicuro e di responsabilità è diventata dipendente dalle benzodiazepine, dalla cocaina e dall’alcol, continuando a vivere il sesso come merce di scambio, senza un briciolo di amore né di affetto così come “mi è stato insegnato da piccola”. La protagonista ricorda tutti i corpi che l’hanno sporcata, quindi no, i ricordi non si lavano, anche se si vorrebbe. Tutto ciò ha portato Angelica a un tentativo di suicidio, ma la giovane in realtà non voleva morire.

“Dopo aver desiderato così tanto di morire, ora sono qui dentro per cercare di rinascere”.

Ricoverata in una clinica psichiatrica con la diagnosi di “disturbo borderline della personalità”, in uno zoo, un “albergo per mentecatte” insieme a molte altre donne che amano sbagliare e lo sanno fare molto bene, per il fantasma Angelica che ha perso le redini della propria vita inizia il doloroso percorso verso la rinascita. Nadia, Lisa, Roberta, Monica, Emma e la stessa Angelica si trovano ora tutte in Purgatorio, dove l’una con l’altra si raccontano la propria storia, quindi la clinica psichiatrica dove “nessun giorno è mai davvero uguale a un altro” diventa una sorta di confessionale per eretiche.

“Siamo tutte sopravvissute alla nostra mente, siamo solo vittime buttate dentro un buco”.

La vicenda di Angelica è scritta in prima persona, con uno stile rapido, veloce, immediato per far entrare il lettore nei ragionamenti e nei pensieri della protagonista, figlia degenere non perfetta come la madre. Un libro che è una denuncia, un grido di dolore considerato che in Italia i reati contro i minori crescono a dismisura soprattutto quelli nei confronti delle bambine. Le cifre sono allarmanti: nel 2011 sono state 822 le bambine vittime di violenza sessuale, per non parlare degli abusi non denunciati.

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