Un posto sicuro, recensione di Cristina Saracano

Ieri sera su Rai5 è andato in onda “Un posto sicuro’, film diretto da Francesco Ghiaccio, con Marco D’Amore, Giorgio Colangeli, Matilde Gioli, Laura Bombonato.

Una storia ambientata a Casale Monferrato nel 2015, una narrazione reale e cruda nella città che ha avuto più morti a causa dell’amianto.

“Un posto sicuro ” è il lavoro alla Eternit, la fabbrica che con l’amianto produce tutto: tubi, tetti, scale, rifiniture per abitazioni, l’amianto sfama le persone, l’amianto le fa ritornare a casa allegre e stanche dopo una giornata di lavoro, ad abbracciare i bambini, scrollandogli addosso un po’di polvere, talvolta fatale.

Quel “posto sicuro’ porta con sé un male oscuro e subdolo, difficile, in molti casi impossibile da guarire, un male che toglie il respiro, la voglia di parlare, che fa solo tossire, riversi in un letto cercando ancora un po’ di forza per non arrendersi alla sconfitta.

Casale Monferrato e i suoi abitanti non si arrendono di fronte alla morte, alla sconfitta, all’assoluzione di tuti i responsabili di questa lenta carneficina: la città rende pubblica la sua lotta in questo film e si colloca al primo posto in Italia per promuovere la rimozione dell’amianto in tutte le sue forme.

Perché il”posto sicuro” è una vita più sana, gioiosa, colma d’affetti per i propri cari e di pensieri per chi, con tanta sofferenza, ci ha lasciati.

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