L’uomo di Hybla, di Gregorio Asero

PREMESSA

Ho voluto scrivere questo romanzo per rendere omaggio a tutte le donne e a tutti gli uomini che con il loro sacrificio e la loro dedizione al lavoro, alla famiglia, alla società, giorno dopo giorno, hanno contribuito, e continuano a farlo, al progresso dell’Umanità: sono questi a mio parere i veri Eroi.

asero COPERTINA FINALE

Non credo che occorra compiere grandi gesta per essere considerati tali, sarebbe sufficiente fare bene quel poco che ci compete.

Mi piace pensare che la totalità delle vite umane, passate e presenti, formi un mosaico che, iniziato da millenni, si fa sempre più elaborato e complesso man mano che la razza umana procede in questo mondo; e quindi, la vita di un individuo altro non è che una minuscola tessera di questo Grande Mosaico; appunto, come l’esistenza del nostro “Uomo di Hybla”, il protagonista del romanzo. 

Ma dico anche che la grandezza di alcuni uomini, e di conseguenza la loro perpetuità rispetto ad altri, sta nella capacità di inserire il proprio pezzetto di vita in modo che rispecchi l’armonia del disegno del mosaico. Per questo motivo va considerato grande anche il più piccolo tassello lasciato da miliardi d’individui, i quali hanno concorso con la loro umiltà a realizzare un mondo migliore.

Ecco, questo è “L’Uomo di Hybla”: una persona come me, come te, lettore, che ti appresti a sfogliare questo libro, direi un nuovo modello di eroe; semplice, umano, anonimo. Un comune mortale.

Vorrei, per ultimo, informare il lettore che il nome Hybla, citato nel titolo, è l’antica denominazione di Paternò, luogo dove si svolge la maggior parte della nostra storia.

L’uomo di Hybla, di Gregorio Asero

La storia si snoda tra una Sicilia povera e contadina, dove l’amore per la terra supera quello della propria persona, e il più ricco e prosperoso Nord Italia.

È la saga di una famiglia forzata a emigrare miseramente dalla propria terra, con la speranza di farvi ritorno. Il mondo di Antonio, il protagonista, è un mondo primitivo, povero, popolato da contadini, sognatori, banditi e galantuomini, dietro i quali agiscono forze ataviche e dove si tramandano, di padre in figlio, miserie e speranze.

È anche la rivalsa di un uomo che, grazie al suo lavoro onesto e al sacrificio di una vita intera, riesce a imporsi sulla Natura crudele e selvaggia, lottando contro un Fato che lo vorrebbe sottomesso e schiavo.

Lo scrittore descrive, a tinte forti e crudeli, con magico realismo, un mondo impregnato di dolore e fatica: un grande affresco, dove realtà e sogno, poesia e materialismo, fanno da cornice a una vicenda in cui, alla fine, il vero vincitore è il tempo che passa.

«Come sei teso, la volta scorsa non eri così! 

Lasciati andare e vedrai che la nostra danza sarà leggera come se stessimo danzando su una soffice nube.»

«Sì, insegnami a danzare, insegnami la danza dell’amore.»

Antonio si ammalò della più grave malattia che potesse accadere a un uomo.

Si innamorò!

Antonio indugiò con lo sguardo sui tre visitatori, loro si sentivano forti e sicuri.  Il cuore gli sanguinava all’idea di cedere la terra, ma al tempo stesso il suo pensiero correva ai figli e al padre. Il suo senso d’inferiorità nei confronti dei tre si tramutò in ira cieca e sorda e con un balzo stava per saltare addosso…

Mille e mille pensieri gli galoppavano per la testa; vedeva suo padre, i suoi figli, sua moglie ancora incinta. Si sentiva impotente e ricattato.

Il nome Hybla citato nel titolo, è l’antica denominazione di Paternò.