Tre poetesse sulla Morte

Valentina Confuorto

Tralascio le zucche traforate ad arte, gli scherzetti, le mummie posticce, per dedicare qualche minuto ad alcune donne che hanno cantato la morte. Per restituire dignità, intimità, pregnanza al mistero insoluto di chi non è più | eppure resta in noi.

Antonia Pozzi immagina le attività dei defunti, intenti a spiare, sognare e irridere i “vivi”.  Il paesaggio è quello di un’Italia contadina, che conosce la fame, straniato dallo sguardo sapiente di chi è ormai al di sopra delle sofferenze quotidiane. Le sue parole, dall’apparente semplicità, sono grevi di significati e di misteriosi rimandi.

Ofelia Mazzoni lancia un’accorata invocazione ai morti che non hanno ricevuto quella che, per il senso comune, è una “degna” sepoltura. Rimasta orfana di padre a quattro anni, immagina il genitore bene accolto tra la vastità dei morti senza nome. Eppure questa ipotizzata serenità è in contrapposizione con il ritmo singhiozzante, affannoso, interrotto, dei suoi versi.

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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