La quantità ottimale di dopamina migliora l’abilità cognitiva

ORME SVELATE

Trovi facile passare da Instagram ai tuoi compiti di studio? O riesci a ricordare il numero di telefono di qualcuno? Sai dire di no ad una fetta di torta che un collega ha portato per il suo compleanno? Se è così, potresti avere la giusta dose di dopamina nel cervello. Un team di ricerca ha studiato la relazione tra la dopamina e la facilità con cui le persone svolgono quelle che sono definite attività cognitive. Negli esperimenti, i partecipanti allo studio erano migliori nei loro compiti se il livello di dopamina nel loro cervello fosse aumentato artificialmente. Per l’esperimento, hanno dato a 20 partecipanti allo studio un succo di frutta contenente tirosina, un elemento fondamentale per la dopamina che può essere trovato nella dieta normale. Poi hanno fatto fare loro compiti di memoria. Per esempio, hanno dovuto guardare una serie di lettere e poi dire ogni volta se una lettera…

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PIUME DI STRUZZO

massimobotturi

Quando ti togli maglia e stanchezza
mi fai vivo
perché soltanto allora mi prende come un lampo
che giù dai piedi sale, fino ai capelli.
È l’agro
di non poterti dare le piume da regina
un po’ di vita senza la sabbia in mezzo ai denti;
due vasi con i fiori
per quando t’alzi a notte
e con il male dentro la pancia, piangi un sacco.
Ma con la discrezione di certe sante antiche
che fanno finta sia un po’ il destino
un po’ il piacere.
E ancora quel sapore mi viene, quando torni
e fai frusciare il letto come una fiamma in chiesa;
tirando su dal naso tutto il viziato d’aria
le ore che ci mancano
al cappotto ed alla strada.

Massimo 23 dicembre 2011

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QUANDO NE AVRO’ NOVANTA

massimobotturi

La mia soddisfazione
sarà indicarti un campo di grano
e dirti, allora
che lo ricordo come ragazzo, tutto quanto.
E meglio ancora il corpo di donna
il mio non conta:
avrà letteratura dei poveri nel viso
le mani del ciliegio, le gambe un contrafforte
crollato dopo il fulmine giallo in pieno agosto.
Quando ne avrò novanta mi leccherò le labbra
nel ricordarti incinta e in salute
farò schifo, ai benpensanti e ai preti
già rido e me ne vanto.
E mimerò nell’aria quando toccavo i seni
le meraviglie mute di certi miei alfabeti
che solo amare forte possono far capire.
Quando ne avrò novanta sarò come la terra
e mi berrò la belva del fiume
lepri, uccelli.
E spingerò le piante a rimettersi con dio
a fare l’ombra e vincere il freddo
ed altro ancora.

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I PAPAVERI

massimobotturi

Dovessi dirti del tempo ch’è passato
potrei donarti un papavero
accostarlo;
e chiederti la pelle segreta, ciò che resta
di un olio religioso, di un labbro fatto d’acqua.
Ho avuto il privilegio dell’innocenza anch’io
e quel che ho visto ancora mi nutre
e mi fa coro. Lo puoi capire quando ti amo
quando rido, quando mi viene sonno
e non ho timore alcuno.
Lo puoi vedere quando cammino nel vigneto
quando le foglie fanno imbarazzo tra le mani,
quando guardo
il fondo ad occhi aperti, come a una donna nuda
che pettina il suo campo di fuoco
con la luna.

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FARE L’AMORE

massimobotturi

Faccio l’amore se ti saluto bene
se mi interesso ai tuoi turbamenti
forse ai guai.
Se compro fiori per il salotto
se sparecchio
se scrivo la mattina che fuori è ancora buio,
e salgo col caffè bene attento a non fermare
la nave tra le nuvole del tuo respiro lungo.
Faccio l’amore quando mi siedo
e dico – bene
rimane qualche cosa da fare, ma c’è tempo.
Quando mi lavo il viso
e mi chiedo se l’odore
del tanto lavorare non ti allontani, e ancora
faccio l’amore quando telefono
o se rido, se mi commuovo senza bagnare la poltrona
senza macchiare maniche e collo di camicia.
Quando mi scuote il corpo
e mi benedice il sesso, la musica ascoltata
nel fondo dell’orecchio.
Quando mi fermo un poco sui vetri della casa
e osservo la vicina che stende, quella mano
che tiene il lembo della vestaglia come un figlio.
Faccio l’amore…

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TELEMACO

massimobotturi

Io ti ringrazio
per le giornate lunghe,
in celle dove i frutti del solitario colsi.
E anche per la polvere di sere immiserite
il rumore delle scale gravose e i tuoi grembiuli
sovente custoditi come le belle cose.
E ti ringrazia questo mio cuore piccolino
la corda della sola altalena, la remota
ché ultimo a sortire da scuola
m’era cara, come la barca messa a riposo all’arenile.
Ringrazio la mattanza delle verdure e i giochi
a te vicino intenta a cucire l’ordinario
il pane proletario e le sporte mai ricolme.
Quel modo tuo solenne e nervoso di toccarti
su, l’orecchino, quando tardava per la strada
quell’uomo che ti volle, qui ad Itaca, regina.

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IL POSTO DELLE FRAGOLE

massimobotturi

E’con molto piacere che vi annuncio l’uscita de “Il posto delle fragole”
nel link allegato tutti i dettagli di un lavoro che mi ha visto impegnato assiduamente negli ultimi mesi. Il libro contiene alcuni testi pubblicati nel blog, qualche ripescaggio rimaneggiato da lavori precedenti, e molti inediti.
Ringrazio Menotti Lerro, curatore della collana – Poeti senza cielo – per avermi dato questa opportunità.
E ringrazio ognuno di voi per l’attenzione che mi concedete.

http://www.genesi.org/libri-massimo-botturi-il-posto-delle-fragole-14507.html

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CI SONO CITTA’ D’ARTE E SILENZIO IN QUESTO POSTO

massimobotturi

Cresceranno comunque dei fiori
anche sulle tombe di uomini cattivi.
Loro non fanno le nostre differenze
discriminano solo la ghiaia dalla terra
l’aridità dal grasso vitale.
Siamo in piedi
perduti in un vialetto che ha numero duecento
ci sono città d’arte e silenzio in questo posto
dei piccoli animali senza le recinzioni.
C’è un angelo ubriaco finito dentro il marmo
una scalpellatura di troppo l’ha mancato
ed ora il volto pare che viva, che sorrida.
Ma forse sono io che scodinzolo da ingenuo
ad ogni curvatura armoniosa delle cose;
su ciò che mi ricorda che il corpo è meraviglia
sorpresa, ed officina d’amore.
Ma fa buio
la campanella medita ormai, indica vie.
Un passo avanti a me dici no con la testa
sembra ieri.

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PANE E SILENZIO

massimobotturi

Se non mi dici qualcosa tremo tutto
ritorna la paura del buio, il salto in vuoto.
Perché di solo pane e silenzio non si vive
si mira tutt’al più l’oca al seguito dell’onda
il suo guazzare senza ambizione in spanne d’acqua.
Eppure solo
mi son trovato in tante occasioni, e c’era niente
tra me e l’idea che Dio fosse un uomo
erba
neve.
Un giorno alla garitta l’ho pure bestemmiato
per fare che muovesse le nuvole e l’inverno
il sangue dentro i polsi gelati.
Io e il deserto, la brina e la nottata distesa
io e il Friuli, l’intimità di un nuovo battezzo.
E fui una pietra, un legno sulle labbra del fiume
un camposanto
e ali di colomba per prendere commiato.

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L’INVERNO DELL’ETA’ COVA PANE

massimobotturi

Forse sull’albero è il canestro della vita
la fronda d’acqua in punta di sole.
E tu vi sali, perché c’hai quella forza dei giovani
e il coraggio;
la tragica incoscienza dell’uomo della pietra
la sua scoperta ricca del fuoco.
Io, del resto, sto qui a raschiare gli attimi a terra
lento il giusto. Per ricordare i fianchi alla donna
e il suo destino, di somigliare in tutto
ad un fiore da annusare.
Adesso lecco il miele che mi è rimasto addosso
come la gatta prima del sonno, più mansueta.
Così, se vuoi toccarmi, io mi lascerò fare
come si spolpa piano una rosa, e sarò ancora
un tenero germoglio affacciato sull’altare.
L’inverno dell’età cova pane, se ne hai fame.

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Quisque Faber

Due Minuti di Lucidità

“Quisque Faber…”, diceva spesso mio nonno, con fare meditabondo. E nonna, sottovoce, aggiungeva “io non ci credo mica”. Da bambino pensavo che questo Quisque Faber fosse un personaggio famoso, un grande poeta, un cantante… crescendo, ho capito che la frase pronunciata da nonno era invece parte di un motto. Faber Est Suae Quisque Fortunae. Significa che ciascuno è artefice del proprio destino. “Io non ci credo mica”, aggiungeva nonna sottovoce. A Quisque Faber ho pensato quando ho conosciuto la storia di Manuel Bortuzzo, un bravo ragazzo, il giovane e promettente atleta che è stato gravemente ferito pochi giorni fa, durante un agguato infame, alla periferia di Roma. Manuel è stato raggiunto da un colpo da sparo che non era diretto a lui. Uno scambio di persona. Un errore. Un caso. Quella sera, non doveva nemmeno trovarsi lì. Stava andando al pub, ma gli avevano detto che c’era…

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Lo stargate è in Irak ?

Osservatori del cielo misteri e paranormale.

  • Una cosa che mi ha sempre affascinato è la storia dello stargate, o porta delle stelle, ricordate la guerra in Irak? Bene e se Bush avesse scatenato la guerra in Irak non solo per il petrolio o il terrorismo ma per una ragione più oscura e segreta ? Dico questo perché uno studioso di archeologia eretica australiano di nome Michael Salla, che dal 1993 si occupa appunto di archeologia eretica, badate che non è un cospirazionista da strapazzo anzi ha collaborato con il Department of Political Science at Australian National University di Canberra e la School of International Service nell’American University di WashingtonDC. Infatti secondo Salla importanti artefatti Annunaki sarebbero stati lasciati sulla terra in un lontano passato, proprio nella terra dei sumeri, questi artefatti sarebbero nel mirino di quattro nazioni la Russia gli Usa la Francia e la Germania, Salla non riconosce queste reliquie ma dice di avere…

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Chupacabra catturato?

Osservatori del cielo misteri e paranormale.

Una famiglia texana è assolutamente convinta di aver catturato il primo esemplare di Chupacabra, la creatura che il mito vorrebbe responsabile della morte di molti capi di bestiame. Secondo la leggenda, per lo più diffusa nel sud degli Stati Uniti e nel Sud America, i chupacabra succhierebbero il sangue di mucche e ovini. Sebbene nessuno abbia mai trovato una prova concreta di questa creatura, sono sempre state molte le segnalazioni del suo “mortale passaggio”.

Jackie Stock e suo marito sono convinti di averlo catturato domenica scorsa e lo hanno provato mostrandolo in una gabbia vivo e vegeto. L’animale in questione si presenta senza peli sulla schiena, dotato di grandi artigli, molti denti e grande aggressività. Tutte le caratteristiche con cui è stato immaginato il mitico Chupacabra.

Non è però di questo parere il biologo Brent Ortego: «L’animale nella gabbia sembra essere una sorta di canide, famiglia a cui possono appartenere…

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Discorsi ‘lungo la via’ – Martedì VII del T.O.

acasadicornelio

bambinoQuella strada… e quei discorsi fatti per strada…

È ancora la strada a trattenerci quest’oggi alla scuola del Maestro. La strada non come luogo geografico circoscritto ma come luogo simbolo della vita, delle stagioni della vita, di ciò che anima e attraversa le giornate dell’uomo.

Lungo quella strada si consuma un dialogo tra sordi, che oserei definire inevitabilelungo la via di tutta la storia umana e si consuma altresì un mistero di solitudine. Dopo aver istruito i discepoli, questi tacciono e Gesù riprende il cammino verso Cafarnao più solo che mai.

Era già accaduto precedentemente : la professione di fede di Pietro formulata proprio lungo la strada, nascondeva attese improprie circa l’identità del Messia e dei suoi collaboratori. Proprio quella confessione/sconfessione aveva marcato una distanza tra Maestro e discepoli. Gesù aveva dovuto usare parole forti per rimandare al proprio posto il primo papa.

Ora di nuovo: egli è…

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La persona prima della legge – Mercoledì VII del T.O.

acasadicornelio

“Quell’uomo non era dei nostri”. Eppure un uomo in lotta contro il male. “Non era dei nostri”. È Giovanni a parlare, il discepolo che Gesù amava. Un Giovanni che qui si dimostra uomo dal cuore piccolo. A lui e agli altri non importa che un uomo sia liberato dalla presenza del male. A loro importa il riconoscimento e la difesa del gruppo. L’istituzione viene prima della persona, perciò l’indemoniato può attendere.

Sono le stesse parole che i farisei ripeteranno a Gesù quando gli ingiungeranno di non compiere miracoli di sabato. Il malato può attendere. A loro importa la regola astratta. Gesù risponde che la persona viene sempre prima della legge. Si può essere di Cristo senza appartenere al gruppo dei suoi. Si può essere di Cristo senza essere uomini di chiesa, perché il regno di Gesù è più grande della chiesa.

Gli uomini sono tutti dei nostri, come noi…

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