Il cantiere della nuvola

Morirò quando la vita mi lascerà senza parole

Momenti istintivi come la percezione del pericolo.

Arrivi senza nessuna aspettativa.

Come porte che si aprono nel nostro sonno all’improvviso.

La cura nella notte.

Arriveranno e mi faranno male, l’infermiera vecchia mi sta sul cazzo,

ricorda la cattiva di qualche film visto da bambino.

La stanza e i corridoi sono troppo bianchi.

Arrivata come cibo ai barboni.

Cerco nuova droga fatta di pelle,

e tu sei il nuovo premio Nobel alla dermatologia.

Ho passato una vita al CERN a trovare nuovi modi di far funzionare il cuore.

Ho passato anni in cardiologia.

Quando forse l’amore come per gli etruschi è nel fegato.

Anche gli etruschi non hanno capito un cazzo.

Gli etruschi erano alcolisti.

A Gossolengo bevevano da fare schifo fino a vomitare.

I Piacentini derivano dagli alcolisti ma fanno un formaggio di Cristo.

Inseguiamo la bellezza. Anche dove non c’è per tutti.

Andiamo a vedere le auto incidentate.

I…

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“L’ angelo dei Mille” al Museo Etnografico della Gambarina, di Lia Tommi

L’Angelo dei Mille, la vera storia di Rosalie Montmasson

Il Centro Studi e Ricerche Urbano Rattazzi di Alessandria

organizza la conferenza:

L’Angelo dei Mille, la vera storia di Rosalie Montmasson

Sabato 9 Marzo 2019 ore 17, Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina 1, Alessandria

INTERVENGONO:

Dott. Marco Ferrari, presenta il libro “Rosalia Montmasson. L’angelo dei Mille”

Prof. Aldo Alessandro Mola, il ruolo della Massoneria nella spedizione dei Mille

INTRODUCE: Avv.Marco Mensi, Presidente Centro Studi e Ricerche Urbano Rattazzi

Kaden e le Fontane di Luce/Klose, di aven90

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di aven90

Prosegue il nostro focus!

“Kaden e le Fontane di Luce” ci ha tenuto compagnia fino a fine ottobre, e adesso è il momento di chiederci chi sono i personaggi, quantomeno i principali!

Dopo Mary, è il turno di Klose. Il nome è preso palesemente dal cannoniere tedesco, ritiratosi tempo fa e che ha avuto una parentesi anche con la Lazio. Mi piaceva come suonava e l’ho riciclato come nome proprio.

Klose, al contrario di Kaden, ha avuto un’infanzia difficile, sempre sotto i colpi della guerra: suo padre ha combattuto per l’armata reale ed è morto, sua madre dopo questo evento è caduta in depressione finendo per diventare schizofrenica e lui ha sempre cercato di cavarsela da solo. Continua a leggere “Kaden e le Fontane di Luce/Klose, di aven90”

Donna che cuce, di G. Marino

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di Lorenzo Cusimano

È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! E quel sì vago
Sanguigno fil che tira
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita
È il fil de la mia vita. 

Giambattista Marino, La Lira, 1614, III.

https://qsimano.wordpress.com

Ali bianche – Les ailes blanches – The white wings.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAAli bianche

Il tuo silenzio è un giunco sottomesso
al vento della mia voce.
Nel baluginio di acque tra una parola e l’altra
lo conosce bene la memoria del mio sangue.
Ma ho timore dei tuoi occhi lucidi come una notte
dal profumo di nuvole al tramonto.
Ti amerò per tutto il tempo che mi lasci
libero d’amarti. Prima che il tuo sorriso mi sottragga
alla furia della vita sulle piume
delle tue ali bianche come le labbra
che inaridiscono in tuo nome.

Les ailes blanches

Votre silence est un jonc soumis
au vent de ma voix.
Dans le scintillement de l’eau entre un mot et un autre
il le sait bien la mémoire de mon sang.
Mais je crains vos yeux luisant comme une nuit
parfumée de nuages au coucher du soleil.
Je vous aimerai aussi longtemps que vous me laissez
libre de vous aimer. Avant que votre sourire…

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La risposta cerebrale alla voce di mamma differisce nei bambini con autismo

ORME SVELATE

Per la maggior parte dei bambini, il suono della voce della madre attiva schemi di attività cerebrale diversi da quelli provocati da una voce sconosciuta. Ma l’unica risposta cerebrale alla voce della mamma è notevolmente diminuita nei bambini con autismo, secondo un nuovo studio della Stanford University School of Medicine pubblicato su eLife. La diminuita risposta è stata osservata nelle scansioni cerebrali di fMRI nelle regioni di elaborazione del volto e nei centri di apprendimento e di memoria, nonché nelle reti cerebrali che elaborano le ricompense e danno priorità a stimoli diversi come importanti. I bambini con autismo spesso si allontanano dalle voci intorno a loro, e non si sa perché. È ancora una questione aperta su come questo contribuisca alle loro complessive difficoltà con la comunicazione sociale. I risultati suggeriscono che il cervello dei bambini con autismo non sono collegati per sintonizzarsi facilmente sulla voce di mamma. Lo…

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Servirebbe un giardino, di V.R.

Servirebbedi V.R.

Fisso la candela.
La fiamma sembra un pino infuocato, la cui punta vuole toccare il cielo.
Tutta la stanza odora di vaniglia mista al legno bruciato del camino.
Il riflesso danzante della candela si riflette sulle finestre: è un’allegra compagnia in questa notte di dicembre.
Mi ritrovo a scrivere su questa vecchia agenda una nuova storia, mentre una coperta di lana mi abbraccia.
Questa volta non sono io sola a immaginare il racconto, ma è la candela sul tavolinetto accanto a me, ad aiutarmi.
Fuori, le luci natalizie si confondono tra la neve. Un altro inverno, qui, nello Hampshire.

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Ti piace scrivere e vederlo pubblicato sul blog ?

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di Pier Carlo Lava. Alessandria

Se ti piace scrivere e vedere pubblicato quello che scrivi, puoi inviare i tuoi articoli, recensioni, racconti, poesie, cronaca, politica, cinema, teatro, segnalazioni, ecc. anche con foto, al seguente indirizzo e-mail, piercarlolava@gmail.com verrano pubblicati gratuitamente (a insindacabile giudizio della redazione) sul blog: https://alessandriatoday.wordpress.com/

e ovviamente anche su varie pagine social…

ps. siamo disponibili a valutare anche una tua collaborazione diretta sul blog

CUORE DI SPUGNA di rebeccastories

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di rebeccastories

Il cielo bronzeo.
Un tumulto ovattato si sgretola sopra il banco infinito di nuvole, lontano. Ma forse non così lontano, forse quel rombo viene dal mio petto. Ruggisce ancora. Viene da dentro?
Sono un temporale.
Stacco a fatica la testa dal fango e il mondo scolorito, di un arancio ossidato, si mostra in tutto il suo bagliore.
È umido. Una pianura bagnata, gli alberi corrosi.
Il mio corpo è in pendenza sulla collina, posso vedere le dita dei piedi brulicare nella melma; mi volto. Alle mie spalle, proprio sulla cima, ci sono figure in piedi. Qualcuno è ancora steso e ricoperto per metà dalla terra sciolta. Chi sono io, e loro? È così importante saperlo?
Hanno tutti corpi diversi e osservano immobili lo spettacolo del cielo; paiono incantati dentro una comune meraviglia.
Allo stesso modo la valle meravigliosa osserva loro, con le sue forme tortuose, i colori bruciati, i cespugli d’oro e bordò.
Un essere ha i capelli ramati, lucidi come le foglie. Il viso scuro, sporco, e gli occhi cerulei che sfolgorano d’inverosimile. Un altro essere invece è completamente ricoperto di terra, sul suo volto risplende solo una dentiera accecante, e tale è il suo sorriso che il cielo ha cominciato a liquefarsi.
Gocce leggere in un attimo imbottiscono il silenzio.
Qualcosa guizza d’improvviso a pochi metri dal mio corpo: due braccia. Annaspano nell’aria, trovano appoggio sul suolo e tirano su un busto. Mi osserva adesso una testa di fango caldo. Ha gli occhi neri.
Non avevo fatto caso agli stracci disfatti, impregnati sul suolo. La collina ne è piena zeppa: pezze rossastre logorate dal pantano. Le mie mani ne sono ancora immerse, urtano anche oggetti solidi; grovigli di materiali, ossa scure. Stringo qualcosa fra le dita, è un oggetto indecifrabile. Pare emanare qualcosa, vibrazioni forse, perché rimbalzano sul palmo. Poso l’orecchio su quella massa e il suono si fa intenso. Rumori affannati, scricchiolii, urla, fischi, tonfi; pare che al suo interno sia imprigionato un minuscolo universo. Oppure un universo passato – di cui non ho alcun ricordo – rimasto in parte assorbito.
Ogni cosa qua sotto sembra esserne impregnata; sono sicura che se mi avvicinassi abbastanza al suolo, senza intingerne la testa, potrei ascoltare il rumore della storia, la storia di questo mondo, del cielo, la nostra. Il suono è incastrato fra i pori della terra, ma è vivo, non può disgregarsi o svanire, attende solo una membrana sensibile sulla quale potersi adagiare.
La pioggia si fa più intensa e i volti si fanno chiari, più sabbia, più rosa. Ci confondiamo nel chiarore che cristallizza questo posto. È un giorno melodioso, abbiamo rami bianchi e robusti che sorreggono il nostro spirito.
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Infinitamente amanti, di V.R.

di V.R.

Ed ecco i due amanti: Giorno e Notte,
e la loro l’esistenza è un perpetuo rincorrersi.
Quando l’uno rincorre l’altra
o l’altro tende il braccio all’una.

Ed ecco i due amori: Notte e Giorno,
la cui corsa li porta a sfiorarsi a malapena,
lì,
sulla punta delle dita della mano.
E lo fanno al buongiorno durante l’alba
e alla buonanotte, arrivati al tramonto.

Ed ecco i due esseri separati e inseparabili: Giorno e Notte
che si congedano ogni dì,
quasi allo stesso intervallo di ore,
quasi allo stesso intervallo di minuti,
nel loro tango che altera i secondi.

E allora si rincorrono,
si prendono,
si perdono
per toccarsi solo fugacemente in un circolo infinito.

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«Mi lavavo all’aperto ch’era notte» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam, di tittideluca

di tittideluca

Mi lavavo all’aperto ch’era notte;
di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale a fior d’ascia; la botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
dura è la terra, secondo coscienza.
Rintraccerai a stento piú puro ordito della
verità d’una tela di bucato.

Si disfa come sale, nella botte, una stella;
piú buia è l’acqua gelida, piú pura
la morte, piú salata la sventura,
ed è piú onesta e paurosa la terra.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1921

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta Poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Milavavo

Metro: pentapodia trocaica; quartine a rime alterne (aBaB…), con assonanza delle uscite maschili della seconda e della terza strofa (vorotá : cholstá; zvezdá : bedá; – nella versificazione russa moderna due uscite maschili per rimare a pieno titolo debbono avere in comune non soltanto la vocale accentata, ma anche un altro suono identico, che segua o preceda la vocale).
La lirica, composta nell’autunno del 1921 a Tiflis/Tbilisi, fu ispirata a Mandel´štam, si pensa, dalle notizie della morte di Blok (7 agosto 1921) e della fucilazione di Gumilëv (24 agosto 1921).
L’assenza, al v. 1, del pronome personale ja (‘io’) – che è propria del linguaggio colloquiale e dell’annotazione diaristica – sembra quasi voler sfumare l’“eroe lirico”, spostarlo ai margini della scena, affidandogli il ruolo di semplice voce che descrive, medita e ripiega su un doloroso, tragico presente (si noti, nella prima quartina, la frattura nell’uso dei tempi verbali).
Al v. 3 (e al v. 9), il motivo del «sale» forse rinvia all’immagine evangelica del «sale della terra», oltre che ad altri simboli e ad altre associazioni legate al tema della sofferenza e del sacrificio: il poeta, “sale della terra”, che si fa portatore della sofferenza, si tramuta in capro espiatorio, martire, figura “cristica”? L’«ascia», secondo Gasparov, si richiama al dostoevskiano Raskol´nikov (MG, p. 639).
v. 5: «porta del cortile» traduce il russo vorota, che in questo caso sembra riferirsi alla porta carraia dello steccato o del muro di cinta di una villa di Tiflis/Tbilisi trasformata nella “Casa delle arti”: «lussuoso palazzetto senz’acqua corrente» (cosí scrive nelle sue memorie Nadežda Mandel´štam, che assieme al marito vi abitò per qualche tempo, sullo scorcio del ’21); «ben sprangata» corrisponde al russo «Na zamok zakryty» (lett.: ‘chiusa a chiave’).
v. 6: «dura», nel senso di ‘rigida’, ‘severa’.
La «tela di bucato» del v. 8 corrisponde al russo «svežij cholst» (v. 7), che potrebbe indicare anche una ‘tela mai usata prima’: «Nella poesia», racconta Nadežda Mandel´štam, «s’infilò pure l’asciugamano di tela grezza, tessuta in casa, che ci eravamo portati dall’Ucraina» (NM3, p. 49).
v. 12: «piú onesta e paurosa»; lett.: ‘piú veridica e terribile’. (Remo Faccani)
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ALLE DONNE CHE STANNO OPERANDO AFFINCHÉ LE DONNE E GLI UOMINI DIVENTINO MIGLIORI, di Lorella Ronconi

di Lorella Ronconi

#riflessionidalletto, eccomi in versione notturna, I’m , il cervello viaggia. Miliardi di pensieri, prima di dormire, la sera. Nella calma, nella solitudine del mio letto símil ospedale , una marea frusciante di pensieri  cavalca la mia testa; nelle stanze della mente mi volteggiano, invadenti, coloratissimi, psichedelici pensieri: paure, ansie, idee, da finire, da fare, sensi di colpa, dubbi  . Appuntamenti, impegni, persone, genitori, medicine, desideri, dolori. 

E i soldi e il lavoro? Come fare? Dove trovare le cure e le soluzioni? Quale sarà mio futuro? 

Penso alle #donne  in questa giornata particolare. 

Cosa pensano, le donne prima di dormire?  Ci saranno donne sveglie adesso a fare slalom tra ansie, problemi, soluzioni? Le immagino con le loro piccole grandi sofferenze quotidiane: donne che stanno andando al lavoro, altre che tornano a casa, in aereo  a fissare le luci dell’aeroporto che si avvicina. Donne che si struggono in dolce attesa e donne che aspettano un lavoro, donne in fila per una tazza di riso. 

E ancora, donne in un angolo buio per dare ‘gioie’ d’amore ed altre che stanno fingendo un amore che è evaporato da molto tempo. Donne in acquerello, scolorite dal tempo, in attesa del sorriso di quel figlio che non chiama mai. Donne che promettono di non farlo mai più. Le donne…  Quante donne in questo momento sono tra le violenze? Nelle guerre? Sono schiave di dipendenze, incatenate alle sale giochi… O tra braccia carnefici?  Sento il loro camminare, il loro pensare e il mio:  sono una donna , avremo mai pari opportunità? Dedicato alle donne, alle donne invisibili, alle donne diversamente abili, come me, alle donne sole, alle donne che cercano di camminare a testa alta alle donne che desiderano un mondo migliore e muoiono tra le braccia di chi avevano amato. Alle donne che stanno operando per le donne e gli uomini, affinché diventino migliori.

#GiornataControLaViolenzaSullaDonna #senzabarriere #setedisapere #determined #SirenaGuerriglia #iosonosmart #JeRouleAvecToi

https://lorellaronconi.wordpress.com/

Se tu mi dimentichi – Pablo Neruda, di tittideluca

di tittideluca

Michael Aleah, Sculptured III, 2015 

Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com’è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se tutto ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

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Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso
mi dimentichi
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
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Una cupa storia di streghe al PerlaNera, di Lia Tommi

Laboratorio Anarchico Perlanera Via Tiziano Vecellio 2, 15100 Alessandria

3 marzo, alle 16 , presentazione del libro “Una cupa storia di streghe”.

L’autrice del libro “12 luglio 1520” Una cupa storia di streghe, Maria Angela Damilano ci presenterà la riedizione del suo libro.
12 luglio 1520. È una notte afosa. Sul bric delle streghe si è accalcata una folla e tre roghi si innalzano al cielo: è l’epilogo triste per la schola delle strie di Carezzano. Una storia vera e documentata che Maria Angela Damilano ripercorre attraverso quattro racconti di fantasia, quattro diversi punti di vista: le streghe in cella, il Vicario che le ha condannate, un ragazzino del borgo e il fuochista che
appronta il rogo. L’autrice ci restituisce così il racconto toccante di una violenza sorda, in cui cinque donne vengono condannate nell’ipocrisia generale. Donne colpevoli solo del proprio desiderio di libertà.

Dalla quarta di copertina:
Rinchiuse nelle carceri del Vescovado, Parmina, Teodora, Maria, Bianca e Battistina attendono il compimento della loro sentenza: condannate per stregoneria, saranno arse al rogo sul Colle di Castiglione a Carezzano.

Maria Angela Damilano è nata a Tortona nel 1956. Ha
trascorso la giovinezza a Carbonara Scrivia, di cui è stata
sindaco dall’ʼ80 all’84. Laureata in Filosofia a Pavia, si è
specializzata presso l’Istituto di Psicologia sociale di Torino.
Risiede a Tortona. Ha insegnato lettere presso la Scuola
Media G. Boccardo di Novi. Tra le sue passioni i fossili,
l’archeologia, la storia locale e il teatro, a cui si dedica
come autrice e regista amatoriale per La compagnia del
bollito di Voltaggio. Ha collaborato con «Novionline» ed è
opinionista per «AlessandriaNews», con lo pseudonimo
Mad. Ha pubblicato quattro libri: Tacchi dadi datteri, 1926:
Attentato al Duce, Sante Pollastro e le storie del borgo e 12
luglio 1520. Una cupa storia di streghe che esce oggi in una
seconda edizioni ampliata. Nel 2004 vince il premio speciale
della giuria al Concorso Codex Purpureus ed è finalista al
Premio Mario Soldati. Nel 2010 si classifica terza novamente
al Codex Purpureus. Nel 2014 vince il Concorso La mia Novi
indetto dal Rotary Club.

Tredici rondò su Praga – Jaroslav Seifert

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DA « MOZART A PRAGA »
I.

Ah, se quel flauto io sapessi sonare
come so mettere i miei versi in rima!
Perché la parola? Che vuoi che esprima
per lei che prende voglia di danzare

quando sente il vento appena spirare
nel lungo silenzio del freddo clima?
Ah, se quel flauto io sapessi sonare
come so mettere i miei versi in rima!

Salgo alla tomba. Il cancello mi appare,
ma è buio, hanno chiuso forse la cima.
No, ancora no! Restai lí a guardare,
bisbigliando per i morti la rima:

Ah, se quel flauto io sapessi sonare! Continua a leggere “Tredici rondò su Praga – Jaroslav Seifert”