GUARDANDO IL VUOTO: STAZIONI DI SOLITUDINE

Povertà e Ricchezza

Nella stazione di Venezia Mestre ho appoggiato a terra il mio fido zainetto e, dato che mancavano 10 minuti all’arrivo del mio treno, te notifiche, mi sono appoggiato alla balaustra per fissare il vuoto senza tirare fuori il solito cellulare.

Bel vento oggi, un vento di neve. Ho chiuso gli occhi per inebriarmi.

Poi li ho riaperti e mi sono messo a fissare la folla di gente che aspettava il carro da deportazione che ci portava a casa. Tutti fissavano il vuoto. Vuoto di display e vuoto di anime.

La cosa più angosciante, soprattutto in una stazione grande come quella era che pochi parlavano tra loro. C’era quasi un individualismo assoluto, ognuno immerso in che pensieri o in che conversazioni fasulle.

Comunicazione è occhio a occhio. Si deve sentire magari che gli/le puzza il fiato se no è blaterare con uno schermo.

I messaggi vocali poi hanno uno show tutto…

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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