Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della scrittrice Liliana Marchesi, che abbiamo pubblicata in questa pagina
https://alessandria.today/2019/02/25/la-scrittrice-liliana-marchesi-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Siamo felici d’avere anche l’occasione di intervistarla e così conoscere meglio i diversi aspetti del suo pensiero e della sua attività letteraria.

Benvenuta Liliana!
Sono felice di presentarti ai lettori di Alessandria today, che avranno così la possibilità di conoscere meglio te come scrittrice che si cimenta in opere letterarie il cui genere, definito come distopico, è comunemente ritenuto di nicchia nel panorama culturale italiano.

Liliana Marchesi

E quindi la prima domanda non può che riguardare questo particolare genere di opere e chiederti con tono scherzoso: distopia, chi era costei?

Buongiorno Marcello e grazie per avermi accolta su Alessandria today. Distopia è una parola che non tutti conoscono, anche se sono certa che molti lettori hanno tenuto fra le mani libri di questo genere senza saperlo. 1984 di Orwell, Divergent della Roth e il famosissimo Hunger Games, tutti romanzi distopici. Ma cos’è la distopia? Per rispondere con parole semplici, prendiamo un aspetto del nostro presente che non ci piace, come ad esempio l’inquinamento, estremizziamolo fino a farlo diventare una piaga di dimensioni stratosferiche in modo da creare un mondo in cui i rifiuti sono alla base di tutto e la causa principale di qualsiasi cambiamento politico, sociale, ambientale, e avremo la nostra Distopia. Quindi, per Distopia si intende un futuro caratterizzato da aspetti molto negativi, che possono essere legati all’assetto politico o sociale perlopiù, in cui tutti noi speriamo di non ritrovarci mai.
E proprio perché la parola Distopia non era sufficientemente conosciuta, un paio di anni fa ho fondato il primo sito italiano dedicato interamente a questo genere: Leggere Distopico.
Un genere spesso inglobato nella fantascienza, ma che, vi assicuro, a molti più legami con la realtà di quanto si possa pensare
.

Pensi che l’esperienza lavorativa e/o la tua vita privata condizionino in un qualche modo, positivamente o negativamente, la tua vocazione allo scrivere?

La condizionano per il bagaglio di esperienze emozionali che mi permettono di portare con me quando mi chiudo nel mio studio. Uno scrittore non solo deve attingere alla propria fantasia e alle ricerche, ma anche ai propri ricordi e alle esperienze che lo hanno reso la persona che è.

Quali sono le letture o più in generale le opere che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di scrittrice?

Amo i libri che sanno catturare il mio interesse dalla prima pagina.

In un romanzo cerco amore, ma anche adrenalina, sorpresa, emozioni indimenticabili.

Quando un libro arriva a farmi piangere per gioia o per dolore, significa che l’autore attraverso questa storia ha saputo toccare le corde giuste.

Per quanto riguarda le letture che hanno contribuito alla mia formazione, beh, direi tutte. Ogni libro ha qualcosa da insegnarci e un bravo scrittore è prima di tutto un bravo lettore.

I critici storico-letterari convengono che sia rappresentativo del pensiero che sta alla base delle opere distopiche quel che George Orwel scrisse nel suo romanzo« 1984» pubblicato nel 1949: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Secondo te questo pensiero è davvero il fulcro di quelle opere (letterarie, musicali, pittoriche, filmiche ecc.) che oggi vengono considerate distopiche?

1984 è sicuramente una delle colonne portanti di questo genere. Il pensiero visionario di Orwell ha lasciato tutti senza parole e ha sicuramente consacrato un filone letterario. Personalmente ritengo che il messaggio distopico più forte che questo romanzo possa dare, almeno secondo me, è la capacità umana di plasmare le menti altrui, e non solo attraverso la violenza, ma con l’utilizzo di immagini e parole. Quindi sì, ritengo che “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” si rifletta in moltissime opere Distopiche e, ahimè, nella realtà odierna.

Ritieni che vi sia una qualche affinità tra le opere letterarie e quelle delle arti visive quali quelle del pittore Zdzisław Beksiński?

A mio avviso ritengo che le opere di questo pittore siano più gotiche che distopiche. Le sue tele lanciano più spesso un messaggio di morte e desolazione che di una qualche schiavitù distopica.

Mi piacerebbe che tu mi parlassi dei libri che hai pubblicato. Fra le varie tematiche che la vita reale offre o che lo scrittore sente nell’intimità del proprio cuore (natura, sentimento d’amore, amicizia, famiglia, attenzione verso gli altri, temi politici) quali preferisci?

I miei romanzi sono un miscuglio di emozioni. Credo che, come un buon piatto, anche un romanzo debba avere la giusta dose di più ingredienti per soddisfare il palato del lettore. Quindi nei miei scritti troverete sicuramente la storia d’amore, ma anche molta adrenalina, complotti politici, il senso di appartenenza alla famiglia, la lealtà verso coloro che ti sono amici. Tutte emozioni che ho cercato di intrecciare fra loro in trame originali, accattivanti e imprevedibili.

Nel progettare un tuo romanzo o racconto dai più peso a ciò che senti dentro di te o a ciò che ritieni che il lettore preferisca?

Senza dubbio a ciò che sento dentro di me. Per far arrivare al lettore delle reali emozioni, devo poterle provare io per prima scrivendo. Quindi se dovessi scrivere qualcosa solo per assecondare la moda del momento o un gusto diverso dal mio, come potrei scriverlo con convinzione?

Il primo libro è quello che fa sentire maggiorenne, letterariamente parlando, lo scrittore e gli rende oggettivi per la prima volta quei sentimenti (o fantasmi) che stavano chiusi dentro la propria mente. Ci puoi raccontare quali difficoltà hai incontrato quando hai deciso di pubblicare e quale è stato il tuo primo pensiero dopo aver pubblicato?

A dire la verità, quando pubblicai il mio primo romanzo non mi sentii affatto maggiorenne, bensì una scolaretta della scuola d’infanzia che aveva finalmente capito in che classe andare.

Il mio primo romanzo “Harmattan” (2012) in realtà avrebbe dovuto essere un racconto. Quando iniziai a scriverlo non avevo idea né che sarebbe diventato un romanzo né che mi avrebbe portata a trovare la strada della mia vita. Anzi, per questo lo ringrazio. Come primo romanzo diciamo che racchiude in sé tutta la voglia che avevo di scrivere e raccontare, ma al tempo stesso tutta la mia inesperienza nel farlo.
Da allora, grazie al cielo, sono cresciuta molto. Romanzo dopo romanzo si apprendono molte cose, sia del proprio stile sia del mondo in cui inevitabilmente si entra a far parte pubblicando.
Io ho un passato da autrice Self e, come tale, avendo deciso di pubblicare il mio romanzo da sola approfittando dell’innovazione digitale degli ebook, ho dovuto sgomitare parecchio non solo per emergere, ma per farmi anche solo leggere. Tuttavia, se oggi mi guardo alle spalle, sono orgogliosa di ogni singolo passo che ho fatto. La fatica è solo un lontano ricordo.

Nel tuo romanzo lacrime di cera del 2014 ripubblicato nel 2018 dalla casa Dz Edizioni, parli d’amore. Come si concilia l’amore con la distopia?

I tipi d’amore di cui parlo io sono perfetti per l’ambientazione distopica. Infatti io adoro le storie d’amore tormentate e messe a dura prova. Credo di essere stata fortemente influenzata da Shakespeare e dalle sue tragedie che da bambina guardavo con occhi trasognanti alla TV. L’amore è una forza indistruttibile quanto impalpabile. Così come la speranza. E ogni mio romanzo non può vivere senza questi due elementi, che devono però essere proporzionati al resto degli ingredienti.

Ritieni che la tua presenza sui social, tipo face book, google o instagram, o pubblicare i propri pensieri in un sito o blog sia utile alla tua attività?

Non è utile, è essenziale! Prima di tutto a me piace restare in contatto con i lettori. Tengo molto al loro giudizio e conoscere le emozioni che hanno provato leggendo le mie storie, quindi diciamo che lo farei a prescindere. Poi, scrivere non basta, se si vuole pubblicare un romanzo bisogna essere consapevoli del fatto che c’è quasi molto più lavoro da fare dopo la pubblicazione che prima.
Inoltre, avendo fondato Leggere Distopico per diffondere questo genere, essere super attiva sul web è un dovere nei confronti della mia “crociata”.

In che misura pensi che le tue opere possano collocarsi “nella tradizione storico-letteraria” della cultura italiana?

Direi che sono assolutamente contemporanee. La distopia viene vista come fantascienza, ma molti libri distopici aiutano ad aprire gli occhi sul mondo che ci circonda… adesso!

Un romanzo distopico ha una sua fisionomia che lo distingue dagli altri genere letterari o è solo una sfumatura, come dire una nebbia che appanna un panorama altrimenti conosciuto in modo che il lettore immagini più di quel dice l’autore?

Il romanzo distopico ha una sua fisionomia chiara, ma in molte opere è talmente sottile il messaggio distopico che a malapena si percepisce. Al giorno d’oggi la linea che separa un genere dall’altro si fa sempre meno marcata. Molti romanzi sono un mix di più sfumature, ci sono molte contaminazioni e credo che questo sia un bene, perché porta i lettori ad assaggiare generi che diversamente non avrebbe mai avvicinato.
La struttura Distopica prevede sicuramente un contesto negativo, palesato o meno, in cui ci si augura di non vivere mai.

Non pensi che nell’attuale momento storico e politico (in cui coloro che sono al potere presentano modi alternativi di risolvere questioni politiche e sociali) il genere distopico, che sfida il pensiero razionale, non possa rappresentare una minaccia alla democrazia negando verità oggettive?

Il genere distopico non nega verità oggettive. Il genere distopico ci apre delle finestre sul futuro, spronandoci a riflettere su ciò che ci circonda, mostrandoci prospettive differenti che mettono in mostra dettagli rimasti in ombra. Io credo che, se è vero che coloro che detengono il potere leggessero più libri distopici, potrebbero davvero trovare dei modi alternativi per risolvere i problemi.

Potresti indicarci quale differenza ci sia fra un’opera del genere thriller e un romanzo distopico?

Il genere Thriller è incentrato su uno o più omicidi, su killer o serial killer. È un genere con forti componenti poliziesche, che molto spesso scava nella psiche umana. Il genere distopico, non è un caso da risolvere, ma si concentra spesso su un intero sistema da sovvertire. Ovviamente qui sto generalizzando molto, perché per essere più precisa dovrei entrare nel merito di titoli specifici.

 

Come si colloca la tua attività nel panorama del femminismo? Le donne dei tuoi romanzi sono eroine o vittime?

Direi che il genere distopico ha molto a che vedere con il femminismo, perché di fatto considerare la donna inferiore all’uomo è pura distopia. E ci sono moltissimi titoli del genere che trattano l’argomento in maniera eccelsa. Detto questo, le mie protagoniste sono sia vittime che eroine, perché non si può essere l’una o l’altra, ma solo entrambe.

Ritieni che una donna scrittrice debba dare il proprio contributo alla causa del femminismo?

Io ritengo che una scrittrice debba essere libera di scrivere ciò che vuole. Quindi non sarò certo io a dire loro quale causa abbracciare.

Cosa consiglieresti ad un giovane o a una giovane che iniziano a scrivere?

Consigliere di armarsi di determinazione, passione, pazienza e tenacia. Direi loro di studiare per non smettere mai di migliorarsi, ma anche di scrivere sempre con il cuore in mano.

Secondo te cosa pensa la gente dei poeti e degli scrittori? Qual è il loro peso sulla società, ammesso che ne debbano avere?

Il lavoro dello scrittore secondo me non è un lavoro riconosciuto come dovrebbe. Ovviamente questa affermazione non vale per autori come la Rowling (per citarne una conosciuta), ci sono sempre le eccezioni. Però, provate a immaginare un mondo senza storie. Noi tutti abbiamo bisogno di libri, film, opere teatrali, perché ci danno la possibilità di vivere emozioni che altrimenti non potremmo provare. Ci spingono a guardare dentro noi stessi per scoprire le corde più segrete del nostro essere. Certo, il panettiere prepara il pane che ogni giorno mettiamo in tavola, il sarto cuce i vestiti che indossiamo, l’insegnante istruisce i nostri figli, ma gli scrittori… colorano la nostra vita di emozioni.

Ogni prodotto letterario scaturisce dalla fantasia dell’autore. Quali differenze ritieni che ci siano tra uno scrittore e un poeta, al di là della forma letteraria?

Non sono un’esperta di poesia, ma non credo ci siano differenze sostanziali in ciò che desiderano ottenere sia lo scrittore che il poeta. Entrambi hanno qualcosa da esprimere, una storia da raccontare, e lo fanno attraverso le parole.

Qual è la tua opinione sulla politica italiana relativamente alla cultura in generale?

Credo che oggigiorno scarseggi la motivazione, sia da parte degli insegnanti che si devono rapportare con alunni poco desiderosi di apprendere, perché distratti da altro, sia da parte degli alunni che non trovano stimolanti i metodi di insegnamento. Inoltre credo che sia venuta meno l’attenzione da parte della famiglia al sostegno dei propri figli durante lo studio.
I ritmi frenetici della vita, le abitudini malsane “imposte” dalla società, il persistente bisogno/desiderio di evadere da tutto. Queste cose… non aiutano.

Stai già scrivendo un nuovo romanzo? Puoi farci qualche breve anticipazione?

Ci sarà presto una mia uscita, sto già scrivendo un nuovo romanzo e ho anche le idee chiare su un paio di progetti che verranno dopo, ma se apro bocca il mio agente, anzi i miei agenti visto che sono tre, mi uccidono! Quindi… passiamo alla prossima domanda.

Progetti per il futuro e sogni nel cassetto?

Sicuramente riuscire a conquistare più lettori possibili, diffondere il verbo di Leggere Distopico, prendere una Laurea in Letteratura e una Cinematografia prima di morire, essere un buon esempio per i miei figli e… dato che la pace nel mondo mi sembra un obiettivo troppo lontano ancora, direi che sperare in un mondo più pacifico sia già più alla portata.

Grazie, Liliana. È giunto il momento di salutarci. Ti ringrazio d’avermi concesso questa intervista che ci ha chiarito la tua posizione di scrittrice nel panorama della letteratura italiana.

Grazie Marcello e grazie ad Alessandria Today per avermi dedicato questo spazio. Spero che le mie risposte siano state all’altezza delle aspettative e invito chiunque ne avesse voglia a farmi visita sul mio sito web (www.lilianamarchesi.it) e a fare un salto su Leggere Distopico (www.leggeredistopico.com) Alla prossima!

Verremo volentieri a visitare i siti che ci hai indicato. Potremo così approfondire le tue risposte, che tuttavia già adesso ci hanno spalancato le porte di un genere narrativo che contiene in sé tutti i presupposti per essere maggiormente diffuso tra i lettori del nostro tempo, quei lettori che sono attenti alle criticità insite nella nostra società, e in un certo qual modo preannunciate come evoluzione. Che è poi la missione dell’arte distopica.

Un pensiero riguardo “Liliana Marchesi. Distopie letterarie. Intervista a cura di Marcello Comitini

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