Un libro ambientato durante la Grande Guerra a “Letture in Biblioteca”, di Lia Tommi

PROGETTO “LETTURE IN BIBLIOTECA”

Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee presenta il progetto “Letture in Biblioteca” con il quale si intende promuovere la lettura di libri semplificandone la comprensione attraverso l’incontro con i relativi Autori nel luogo maggiormente deputato alla lettura : la Biblioteca Civica “Francesca Calvo” di Alessandria.
Gli incontri calendarizzati per l’anno 2019 vedranno susseguirsi di diversi Autori i quali presenteranno i propri libri , ciascuno con argomenti di genere diverso.

Giovedì 14 marzo 2019 alle ore 17,00 nuovo appuntamento del progetto “Letture in Biblioteca “ con un libro ambientato nel periodo della grande guerra scritto da tre autori Carlo Scotti, Fabrizio Nesi, Francesco Olezza dal titolo “Ventitreenne sull’Adamello 1915-1918 Carlo Scotti milite non più ignoto”
presso la Sala Bobbio della Biblioteca Civica “Francesca Calvo” di Alessandria in piazza Vittorio Veneto, 1.
Fabrizio PRIANO commenta “Ventitreenne sull’Adamello – Carlo Scotti milite non più ignoto” è la storia vera, commovente, di un giovane contadino che, divenuto soldato, corre rischi per soccorrere la famiglia caduta in povertà; la vita dell’artigliere verrà stroncata da una scheggia mortale che ne perfora la giubba e le lettere che in essa venivano gelosamente custodite. È la seconda conferenza organizzata per parlare della storia del “Secolo Breve” così come è stato definito il XX secolo dallo storico inglese Eric Hobsbawm.”

Partecipano gli Autori Carlo Scotti, Fabrizio Nesi, Francesco Olezza
Interviene Pierluigi PIANO con la relazione dal titolo “Donne e guerra da diari e lettere dal fronte”
Video a cura dell’Associazione musicale AUDITE NOVA
Di seguito breve biografia dello Scrittore, trama e copertina del libro presentato.

Autori Carlo SCOTTI, Fabrizio NESI, Francesco OLEZZA

Carlo SCOTTI
Classe 1938, è il nipote omonimo del protagonista, figlio del fratello Giuseppe, “ragazzo del 99”. Dopo anni di titubanza di fronte alla cassetta di un secolo fa, pervenuta con gli effetti personali di Carlo e tutta la sua corrispondenza, ha deciso di porre mano ai contenuti e di andare oltre al restauro conservativo del manufatto. Uomo di cultura scientifica e umanistica, ha proceduto con rigore cronologico nella catalogazione, trascrizione e organizzazione di tutto il materiale conservato in modo ammirabile dalla famiglia. Col procedere del lavoro la curiosità si è trasformata in passione, il “caduto” ha preso i contorni umanissimi di un giovane ventenne, costretto dalla guerra a frantumare i sui sogni e i suoi affetti, divenendo infine lo “Zio Carlo”, il cui ritratto da artigliere ha sempre dominato il salotto buono di casa Scotti.

Fabrizio NESI
Amico della famiglia Scotti, funzionario di banca, si è lasciato coinvolgere nell’avventura sul “Ventitreenne” con un entusiasmo contagioso anche per gli altri autori e collaboratori. Cultore di arte, storia e poesia, ha colto subito gli aspetti “lirici” della bella prosa di Carlo.
Padre di due figli della stessa età di allora del Carlo protagonista, è andato oltre gli aspetti estetici delle lettere, soffermandosi su problematiche esistenziali e di denuncia sociale. Il suo commento alle lettere, attualizza la vicenda umana del protagonista: il “Mondo di Carlo” diviene quello dell’umanità dei semplici, sempre nobile nei sentimenti, sempre sottoposta alle sopraffazioni e all’arroganza dei potenti.
Francesco OLEZZA
Giovanissimo storico , da poco laureato, fa parte della cerchia degli amici di famiglia. Appartiene a una delle famiglie “storiche” di Medassino, frazione di Voghera nella quale è ambientata la vicenda di Carlo, dei suoi genitori e dei suoi fratelli. L’occhio dello studioso non è asettico: lo sguardo è sempre attratto dalla umanità di una gioventù gettata senza preparazione in contesti ambientali invivibili, costretta a vincere una guerra che non le appartiene. La storiografia, praticata attraverso l’analisi di documenti originali come le lettere, lo ha attratto e spesso commosso, non potendo evitare, umanamente, di vedere se stesso, coetaneo, al posto di Carlo.

CARLO SCOTTI 1.1.1895 – 28.8.1918
Artigliere – 1° Reggimento Artiglieria da Montagna

BREVE BIOGRAFIA
Carlo Scotti è nato a Pizzale (PV), il 1° di gennaio del 1895, figlio di Francesco (1850) e Carolina Agostelli (1858). Era il settimo di dieci figli di cui due nati da un matrimonio precedente. La famiglia era quella tipica famiglia contadina di fine ‘800 che conduceva l’azienda agricola prevalentemente con la forza delle braccia. La famiglia si è trasferita nel 1902 a Medassino, presso Voghera, in un cascinale con annesso terreno (20 ettari) adatto a coltivazioni diversificate che hanno permesso la piena autonomia al gruppo famigliare. Fino all’inizio della Grande Guerra la famiglia è vissuta in sostanziale autonomia e prosperità. Fra i quattro figli maschi del secondo matrimonio Carlo rappresentava il perno della famiglia: laborioso e autorevole.
Avendo compiuto 20 anni il 1° di gennaio, il 14 dello stesso mese entra al Distretto di Voghera e quindi alla caserma di Mondovì dove inizia l’addestramento duro dell’artigliere: marce, mal tempo, pezzi di cannone da 100 Kg, muli. Ha grande nostalgia della casa paterna. Da Mondovì arriva ad Attimis (Udine) dove presta giuramento in aprile: la sensazione di guerra imminente toglie a tutti la voglia di fare festa.
La dichiarazione di guerra lo coglie ammalato di tifo in forma grave; sopravvive grazie anche alle cure della sorella Pina che corre a curarlo all’ospedale di Udine.
La sua prima categoria fisica gli consente di tornare a fare l’artigliere, sul fronte carnico orientale. In queste zone l’autunno è già duro e nevoso; le sue notizie, precise ed impietose, vengono da una imprecisata Zona di Guerra; le sue richieste più frequenti sono indumenti invernali (calze e guanti) e scarpe
Per il secondo anno di guerra continua la sua presenza di artigliere della 52a Batteria con mansioni di cuciniere; la zona è quella di Bevorchians in Carnia ed è teatro di combattimenti di artiglieria ed anche di duelli aerei. La sua postazione è spesso attaccata e comincia a contare vittime fra i compagni. E’ anche l’anno della morte della sorella Pina, la sua infermiera; la notizia, arrivata non dalla sorella Clarina con la quale scambia abitualmente la corrispondenza, è appresa per via indiretta; la disgrazia lo sconvolge e lo porta ad amare considerazioni sul destino dei giovani in guerra, che agonizzano senza assistenza e “muoiono come cani”.
Il periodo passato in Carnia è lungo (durerà fino a Caporetto) e durissimo per le vicende belliche e per le condizioni di vita del soldato al fronte “dove manca tutto”. Continua a interessarsi delle condizioni della famiglia che diventano sempre più difficili: l’azienda agricola si estingue per mancanza di braccia e di terreno coltivabile; sono rimasti due anziani genitori ultrasessantenni e le donne; tutti i maschi sono sotto le armi compreso il trentenne Dante, richiamato; Mario è cavalleggero e Giuseppe sarà “ragazzo del ’99” come mitragliere. Torneranno tutti, tranne Carlo.
Dopo la rotta di Caporetto, con la 52a Batteria, farà una estenuante marcia di arretramento fino alla zona di riordino di Portiolo, in provincia di Mantova; la marcia durerà un mese e le località toccate saranno meticolosamente registrate da Carlo in un taccuino col quale è stato possibile ricostruire con precisione tutto il tragitto.
Da Portiolo a Temù e quindi su a Monte Fumo a quota 3418 metri come annotato sempre con precisione da Carlo, alternerà periodi di combattimenti d’artiglieria a brevi periodi di riposo a Temù. Carlo è conscio di essere un soldato che fa il suo dovere ed è preciso, come sempre; nel suo taccuino annota con cura il munizionamento prelevato e quello non utilizzato nella giornata: le cifre sono impressionanti: centinaia di proietti di vario calibro ogni giorno e migliaia nel periodo. La documentazione storica evidenzia la partecipazione della 52a Batteria nella sanguinosa battaglia di Cavento del’estate 1918.
Nel mese di agosto del 1918 è più che mai convinto di meritarsi una licenza; ha anche guadagnato, esponendosi volontariamente al pericolo, un poco di denaro da inviare alla famiglia, che è letteralmente alla fame. Nelle sue lettere sempre più accorate e piene di ansia, sogna il ritorno al focolare paterno anche solo per poco, in tempo per partecipare alla rituale festa per la vendemmia in settembre
La sua speranza sarà tragicamente infranta e l’attesa della famiglia andrà pure tragicamente delusa: il 28 di agosto alle ore 16, una spoletta da 105 esploderà accidentalmente fra le sue mani: le schegge foreranno mortalmente il suo corpo, la giubba e le lettere che gelosamente custodiva. Queste lettere sono giunte alla famiglia insieme ai suoi effetti personali riunite in una cassetta di legno che è tuttora custodita dalla famiglia Scotti, rispettata come una reliquia.
Il suo corpo, seppellito provvisoriamente nel cimitero di Val D’Avio, sarà traslato nel 1920 al piccolo cimitero di Medassino dove ancor oggi sono custoditi i suoi resti.
La corrispondenza conservata dalla famiglia consta di oltre 200 missive (150 lettere oltre a 50 cartoline); tutto il materiale documentale è stato utilizzato per la redazione di una pubblicazione in corso di completamento.
Carlo Scotti
Luglio 2018

Pierluigi PIANO

Nato a Cereseto (AL) il 10 ottobre 1947.
Dopo la Maturità Liceo Scientifico, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (abbandonata a tre esami dal termine, tesi fatta, relatore Ugo Nicolini).
Nel 1983 entra in servizio presso il Ministero dei Beni Culturali e dell’Ambiente. Presta servizio presso l’Archivio di Stato di Varese dal febbraio 1983 al 2001.
Nel giugno 2001 diventa Direttore dell’Archivio di Stato di Sondrio.
Nel dicembre 2003 passa alla Soprintendenza Archivistica per la Lombardia, dove è responsabile delle Province di: Como, Lecco, Mantova, Sondrio e Varese. Nel 2012 viene incaricato della Direzione dell’Archivio di Stato di Varese, pur restando in servizio presso la Soprintendenza.
L’11 gennaio 2014 è collocato in “quiescenza” (pensionato).
Nel 1995 si è laureato in Lettere Moderne, relatore Franco Della Peruta, con tesi su: Luigi Alesini e gli scioperi del Varesotto del 1888 – 1889 (110/110).
Nel 1998 ha pubblicato: Luigi Alesini: una vita per l’emacipazione operaia. Varese nella seconda metà del XIX secolo e gli scioperi del 1888 – 89, con prefazione di Franco Della Peruta, pp. LVI, 372.
Dopo la morte del prof. Alfio R. Natale, ha portato a termine l’edizione diplomatica del Cod. 1080 della Biblioteca Trivulziana, della Commedia di Dante Alighieri del 1337, edito da Velar di Gorle (BG) nel 2000.
Curatore di diverse Mostre documentarie e di numerosi articoli di storia locale.
Si occupa di ricerca storico-archivistica.
Vive e studia a Busto Arsizio, collabora volontariamente come Bibliotecario e Archivista con il Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese, e dal 2006 con il Circolo Culturale dei Marchesi del Monferrato.

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