Essere o sembrare?, di Cristina Saracano

 

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ESSERE O SEMBRARE?

Mi sono addormentata sotto un grande albero, il mio respiro  tranquillo e regolare, assaporando pian piano la quiete che  regala la natura lontana dalla velocità degli uomini.

Ho sognato le mie radici: tutti veniamo dalla terra, rimaniamo per lungo tempo in acqua e poi riaffioriamo in superficie, facciamo il nostro ingresso dalla porta principale, o da una secondaria, non so, ma in fondo, non ha importanza.

Ma questa vita, fatta di rumori, di fumo, di odori, di carte false e di passaggi brevi, ci costringe a sembrare, molto di più, invece di essere e basta.

Ho sognato che ero un pesce piccolo piccolo, però nuotavo veloce in un mare immenso e sfuggivo ai pesci grandi: li battevo per destrezza e velocità, riuscivo a non far comprendere la direzione che volevo prendere.

Era un continuo prendersi a gomitate, offendersi, sorridere, perdonare, tradire, parlarsi, cercarsi, litigare e poi non parlarsi più, dimenticarsi e svuotarsi.

Il pesce grosso era sempre in agguato: nero, voluminoso, sembrava si volesse prendere tutto il mare per lui.

Mi sono risvegliata e la testa mi sembrava un pallone: tutt’intorno il prato pennellato di verde, margherite qua e là, alberi in ordine sparso.

Mi sono alzata con le gambe doloranti come quando si è stati troppo a lungo in una posizione scomoda, stropicciandomi gli occhi e respirando a pieni polmoni mi sono incamminata verso la vita.

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