Pensieri sparsi


Per il dolore dei becchi che lo dilaniavano si serrò sempre di più contro la roccia, finché non divenne tutt’uno con essa. (Kafka)


Scritto nel 1972 . a sette settimane dalla suicidio della madre, di cui, l’autore, viene a conoscenza attraverso un trafiletto pubblicato su un giornale locale.
La necessità di dare una forma al vuoto e all’assenza di una madre non compresa mai fino in fondo , e mai “vista” fino alla sua malattia , diventa urgente quanto il bisogno di ridefinire il suo dolore.
La difficoltà di definire in modo esaustivo la vicenda della madre, non lo scoraggia e sceglie due piani narrativi , in cui il dolore privato e la razionalità si fondono senza annullare i limiti di essi; ottenendo un risultato , a mio avviso , ineguagliabile nella letteratura del Novecento che affronta lo stesso tema.
Credo sia riuscito a superare anche Camus ne “Lo straniero…

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