Il best seller ” La versione di Fenoglio ” di Gianrico Carofiglio; di Lia Tommi

Il vecchio carabiniere Pietro Fenoglio e il giovane studente Giulio s’incontrano tutti i giorni in tuta, sotto gli occhi vigili della fisioterapista Bruna: stanno rieducando il loro corpo, Pietro dopo un’operazione all’anca, Giulio dopo un incidente in macchina. Due esseri lontani, per età e per vita, alle prese con gli affondi in palestra e gli esercizi in giardino: sono loro i protagonisti de” La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi Stile Libero).

Così diversi, Pietro e Giulio condividono uno sgomento simile, che entrambi riconoscono nello sguardo dell’altro: Pietro, maresciallo, è a un passo dalla pensione, traguardo a cui non sa ancora dare un volto e un significato, Giulio si trova davanti a quelle scelte che alla sua vita devono dare una forma e lui non sa quale. È un ragazzo brillante e curioso, “interessante”, ma per difesa la sua è una sorta di anestesia psicologica: sta in disparte, tollerando la realtà delle cose a distanza.

Pietro invece nella vita si è immerso anche troppo, e come investigatore ha incontrato anime perse, spezzate, criminali e disperati. Ne ha viste tante, Pietro. Giulio chiede, vuole sapere, vuole capire come si fa: a svelare un crimine, a guardare un cadavere, a smascherare un bugiardo.Pietro racconta, una storia dietro l’altra, pescando nella memoria quelle indagini che più testimoniano il suo percorso. “Investigare è l’arte di osservare lentamente“, rivela al giovane che lo ascolta. Investigare è anche la costruzione di una storia: l’investigatore deve immaginare come sono andati i fatti, mettere insieme gli indizi. Questo è costruire una storia, e per farlo le parole sono importanti.

Sono le parole a salvare un giovane suicida, inducendolo a liberarsi dei suoi fantasmi, o a accompagnare un ragazzo fragile a confessare la verità. Per smascherare un bugiardo ci sono tecniche, c’è l’esperienza, c’è l’osservazione, e così si salva dal carcere una prostituta che si autoaccusa di un delitto mai commesso. Per interpretare una testimonianza ci vuole psicologia e attenzione, perché le persone non valgono tanto come testimoni, tendono tutti a mentire, a raccontarsi la propria versione.Si conosce l’umanità, la si interpreta, nei suoi aspetti più oscuri, imperfetti, e si viene condizionati al punto che si finisce per conoscere meglio anche se stessi. Giulio ascolta e impara, scoprendo quanto potere c’è nell’osservare per capire, lui che ha sempre praticato il distacco. E quanta costruzione c’è nell’investigazione, un aspetto nuovo che affascina il giovane, che sogna di scrivere storie e scopre un carabiniere che è a modo suo uno scrittore di romanzi, uno storico, un conoscitore dell’animo.

“Le storie non esistono, se non vengono raccontate“.Gianrico Carofiglio le storie sa costruirle e raccontarle, e questa è diversa da tutte le altre: ci sono sì crimini, cadaveri, indizi, impronte, interrogatori e indagini, ma tutto porta in un’unica direzione, che si chiama vita. E si chiama anche dignità.

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