Legarsi i problemi a un dito, di Yuleisy Cruz Lezcano

Legarsi i problemi a un dito

Più ci lamentiamo per i nostri problemi, più problemi avremo.
Quando un insetto viene intrappolato in una ragnatela, più viene assalito dal panico e più si muove con tutte le sue forze per tentare di liberarsi, più le sue mosse lo portano verso l’insuccesso, perché la ragnatela lo intrappola sempre di più, finché non arriva il ragno e se lo mangia.

legarsi


Questa metafora si ripete, anche, nelle nostre vite. Spesso, diventiamo prigionieri di noi stessi. Con il tentativo di scappare, finiamo ancora più in un groviglio, in quella rete che costruiamo attorno a noi.
Creiamo, così, senza renderci conto, strade senza uscite, doppi lacci psicologici che ci mantengono legati in una situazione che ci danneggia o ci provoca malessere. A volte più ci sforziamo per porre “soluzione ” a un problema, più lo complichiamo, più ci sforziamo per evitare un’emozione o un pensiero, più rafforziamo il tutto. L’altra faccia della medaglia è che più cerchiamo, invece, svaghi per non affrontare la realtà, più allontaniamo la soluzione dei problemi, che di sicuro non si risolvono da soli.
Lo studioso Alan Watts riassume l’idea della doppia attaccatura psicologica ai problemi, e lo fa in modo magistrale, dicendo: “creare un problema intentando di risolverlo, affligersi perché ci si può affliggere e avere timore che accadano le cose perché possono accadere”.Noi stessi creiamo, spesso, una situazione della quale potremo uscire vittoriosi, perché ogni tentativo di scappare rafforza il problema o crea nuovi ostacoli. Crediamo di cercare nuove uscite, in realtà stiamo solo chiudendole.
I lamenti sono un esempio perfetto per comprendere come funziona la doppia legatura psicologica ai problemi. Le lamentele non solo esprimono uno stato di scontento ma moltiplicano le difficoltà perché la mente si concentra unicamente negli ostacoli e nelle conseguenze negative.
Lamentarsi è come mettersi una bendatura nera negli occhi desiderando vedere i colori del mondo.
Quando sviluppiamo una visione negativa di quel che accade, impediamo a noi stessi di incontrare la soluzione, perché la nostra mente diviene una fabbrica di problemi. Se continuiamo a ripetere all’unisono la voce di qualcosa che ci ha fatto soffrire e ci lamentiamo delle sfighe, ci condeniamo all’immobilità.
Le lamentele fanno sì che al problema, dobbiamo sommare un altro problema, quello della predisposizione negativa di fronte alle circostanze. La negatività mentale ci impedisce di trovare soluzioni.
Ogni volta che ci preoccupiamo per preoccuparci, che temiamo l’ansia e ci deprimiamo perché siamo tristi, stiamo creando una situazione della quale è impossibile scappare, perché non si può porre soluzione a un problema con la stessa mentalità che è stato creato.