Stages “U’ ballettu” e la “Spada del popolo” alla Gambarina; di Lia Tommi

Alessandria: Il giorno 23.03.2019 dalle ore 10.00, presso il Museo Etnografico della Gambarina, verranno presentati gli stages:

“U’ BALLETTU” E LA “SPADA DEL POPOLO”

Il ballo, oggi come in passato, è una forma di espressione artistica comune a tutte le culture del mondo e capace sempre di coinvolgere persone di ogni età ed estrazione sociale.
In Italia sono giunti fino ai giorni nostri diversi balli popolari, ognuno con differenti caratteristiche legate alle tradizioni delle regioni di provenienza, sempre accompagnati da musici che utilizzano molto spesso strumenti anche artigianali e tipici del luogo.
Allo stesso modo in molte regioni sono state tramandate, spessissimo nell’ombra e solo in ambiti inaccessibili, tecniche di duello di varia tipologia e con caratteristiche diverse in base agli strumenti a disposizione (coltelli, bastoni, forconi…), alle condizioni ambientali (caldo, freddo, pioggia, neve, ecc.), al tipo di abbigliamento (più o meno ingombrante) nonché alle caratteristiche fisiche della popolazione stessa (statura, peso, massa muscolare) e alle rispettive capacità motorie.
Consorterili

Nella storia delle danze troviamo spesso riferimenti guerreschi per lo più con caratteristiche ereditate dall’antica danza pirrica della civiltà greca , ripresa poi dai romani con la medesima rilevanza. Si evidenzia che le danze guerresche, come realtà o come rituale evocativo, appartengono alla tradizione di molti popoli europei ed extraeuropei, con differenti retaggi culturali.
Limitandoci all’Italia, alcune danze sono preminenti e ancora attuali grazie anche a studi demoantropologici, manifestazioni folkloristiche o rivisitazioni turistiche.
Sinteticamente è possibile fare una distinzione fra “danze in armi” “danze che simulano un combattimento, senza uso di armi”.
Appartengono al primo gruppo le Moresche (legate alla rievocazione storica delle lotte fra Mori e Cristiani) In Italia sono presenti molte regioni (Piemonte, Trentino, Toscana, Lazio, Molise, Campania, Sicilia con vari aspetti e differenti nomi e rispettivamente bal do sabre, danza della spada o degli spadonari, ‘ndrezzata, ballo con le mazzarelle, mattaccino, taratatà). Comuni denominatori sono: l’uso di armi (spade, bastoni, ecc,) la partecipazione di un gruppo di esecutori (un tempo solo maschi ), l’esecuzione del combattimento e la perizia nell’uso delle armi .
Tra le più conosciute del secondo gruppo ricordiamo: la pizzica scherma (PUGLIA); la tarantella schermata (CALABRIA) e il ballettu schermato o ballettu a scherma (SICILIA).
L’obiettivo del progetto è coniugare proprio i due mondi appena descritti (danza e duello) ed è proprio nel contesto storico culturale di un’ Italia di altri tempi che va ricercato un legame poco conosciuto ma storicamente presente nella nostra tradizione, soprattutto in quella del Sud Italia, tra il coltello (inteso prima come strumento di lavoro e poi come arma di offesa/difesa) e le movenze espresse nelle danze popolari e tradizionali.
Il percorso riguarda in particolare la Sicilia, terra ricca di tradizioni e, nello specifico:
la SCHERMA DI COLTELLO che in particolare nel sud Italia era legata inscindibilmente alla cerchia delle famiglie che la detenevano e alla segretezza delle sue tecniche più micidiali (dovendo esse nell’occasione necessariamente fare la differenza tra la vita e la morte in un duello cosiddetto “rusticano” o, come spesso avveniva, durante un agguato) e trovava la sua naturale evoluzione in palestre lontano dagli occhi della “sbirraglia”, ovvero nelle “sciare” fuori dai centri abitati o negli anfratti di una grotta in netta contrapposizione alle piazze luminose e colorate a festa ove i paesani si riversavano a ballare per festeggiare il Santo Patrono o per propiziare i frutti dati dal duro lavoro della terra. La scherma di coltello, a prescindere dallo stile, è basata su un addestramento fisico e mentale e segue oltretutto una particolare filosofia di vita o tradizione, spesso legata storicamente ad una consorteria segreta, che presupponeva il rispetto di determinate regole sia al suo interno che nella vita di tutti i giorni.
il BALLETTU, di origine agropastorale della zona montuosa dei Peloritani, è una danza quasi estinta che si ballava in occasione di feste religiose, di famiglia, vendemmie, tosature o semplicemente al termine della giornata lavorativa, per il piacere di stare insieme: ”u’ sonu”. Nei contesti in cui ancora oggi sopravvive spontaneamente, si balla in coppia (uomo/donna – donna/donna – uomo/uomo) con valenza diversa secondo l’assortimento e talvolta all’interno di una ‘’rota” con la guida “du mastru i ballu”. Relazione, complicità, energia attraversano il contesto coreutico.
Anche in Sicilia, la Danza Scherma è stata più volte vista e documentata. Naturalmente, se nel passato aveva il significato di vera e propria sfida virile in ambienti rurali e pastorali (tanto che venivano usati dai ballerini coltelli veri branditi nei passi di danza), al giorno d’oggi assume il significato di rievocazione della tradizione o di arte marziale a tutti gli effetti. E’ frequente vedere ancora oggi, durante l’esecuzione del ballettu uomini (sia anziani con movimenti più cauti, sia giovani con movimenti più grintosi) che simulano, in maniera giocosa, le movenze delle “tirate di coltello”.
Gli strumenti che accompagnano il ballo sono principalmente la zampogna e il tamburello. Talvolta si può danzare anche al suono del “friscalettu” o dell’organetto. Persiste comunque, anche qui, la fondamentale presenza del ritmo del tamburo a cornice.
Si tratta quindi di ritrovare o creare ex novo una via, questa volta convergente, tra l’arte marziale della scherma (che letteralmente significa “salvaguardia della vita”) e il ballo popolare inteso come movimento in musica che, pur avendo una matrice comune ossia il mondo agropastorale, di fatto hanno avuto col trascorrere dei secoli sviluppi divergenti e del tutto autonomi, uno nell’ombra e l’altro alla luce delle feste pubbliche o private.

I LABORATORI
Nel terzo millennio, al fine di allontanare la scherma di coltello dalla sua pericolosità intrinseca che la parola stessa evoca nell’immaginario collettivo, si cercherà, con questo lavoro, di elevarla allo status di vera e propria disciplina al cui interno troveranno ugualmente spazio la Tradizione, la Cultura, la Difesa e lo Sport.
Sarà il percorso della danza popolare del “ballettu”, invece, il vero apripista in questa riscoperta delle nostre tradizioni, utile a far conoscere gli elementi sostanziali che strutturano la “scherma di sala”. Si inizierà fin da subito con la conoscenza, tramite l’ascolto attivo, della musica e degli strumenti utilizzati, sia ritmici (tamburo a cornice), sia melodici (zampogna, organetto, friscalettu).
Si chiariranno e si documenteranno, inoltre, anche con materiale audio e video, le situazioni di festa, principali occasioni di ballo, in modo da contestualizzare il tutto allo scopo di poterne cogliere la vera essenza.
L’insegnamento coreutico tenderà a sviluppare l’accordo ritmico, a mostrare i movimenti di base (osservati nel ballo della tradizione) e a far sperimentare la relazione spaziale ed emotiva fra i ballerini, allo scopo di stimolare la “capacità d’improvvisazione” che porterà ognuno a elaborare una propria modalità e un proprio stile (elemento indispensabile per rivivere pienamente l’esperienza del ballo e in seguito anche della parte schermistica).
Mentre sul piano prettamente marziale si introdurranno fin dalla prima lezione/battuta i suoi aspetti fondamentali, di base che sono:
• come impugnare il coltello
• Il “mirino neurologico”
• Le tre manovre che si devono imparare una volta impugnata l’arma da adottare strategicamente “sotto il tiro” e che servono anche per valutare realmente la “bontà” dell’arma.
Acquisite le prime nozioni di cui sopra che hanno anche lo scopo di entrare fin da subito in sintonia con l’arma stessa si entrerà nel vivo della “scuola” con i primi movimenti schermistici, il cosiddetto “passeggio” (il modo di camminare muoversi nell’uso della scherma).
Già con questi primi principi la musica si inserirà naturalmente poiché il passeggio è esso stesso facilmente identificabile con un passo di danza che si completerà lavorando la sequenza con il cambio mano o “passata” (passando da un profilo all’altro).
Dal “passeggio” si introdurranno i tre modi di cambiare l’arma di mano che si andranno ad aggiungere come base propedeutica non solo per la scherma ma anche per le movenze coreografiche di tutto il corpo nella parte danzata.
Lo studio dei cambi mano permetterà poi di introdurre nel gioco marziale il primo esercizio a coppie.
Su questi primi lavori a singolo e a coppie durante i quali, come già detto, si impara a muoversi con tutto il corpo, lo studio degli “inviti” chiuderà il primo “cerchio” al cui interno le regole schermistiche del duello e le modalità del “ballettu” troveranno un loro primo e concreto punto in comune grazie al quale tutti coloro che parteciperanno realmente potranno vivere e sperimentare la doppia anima della nostra tradizione popolare del Sud Italia.

Riuscire quindi a rispettare i principi tipici delle arti marziali in generale e della scherma di coltello in particolare, in un percorso formativo parallelo in cui il confronto fisico rappresenta una parte della meta e la cura del corpo serve anche per elevare lo spirito e la conoscenza, mantenendo le finalità spensierate e liberatorie tipiche del ballo popolare, che rafforzano il senso di appartenenza a una comunità più ampia e ci portano a gioire delle musiche e delle sensazioni soggettive dettate dai movimenti ritmati del proprio corpo, è certamente una sfida avvincente.

Duello rusticano del pittore spagnolo Goya

INSEGNANTI

Nerina Cavallaro

Appassionata di musica, danza e cultura popolare siciliana. Da diversi anni frequenta i ballerini e i suonatori della tradizione dell’area dei monti Peloritani dai quali ha appreso le modalità autentiche della festa in particolare la danza e il suono del tamburello.
Dal 2016 fa parte della scuola di Scherma corta siciliana in Stile Santamaria (arte marziale tradizionale, della Sicilia orientale).
Vive a Messina, dove organizza laboratori ed eventi legati alle tradizioni popolari e conduce un corso stabile di danze siciliane.
Cell. 3922838886
fb: https://www.facebook.com/nerina.cavallaro
Simone Moffa

Insegnate di Arti Marziali, inizia la pratica con l’Aikido, stile m° KOBAIASHI Hirokatzu nel 1993 a Milano con il M° D’ELIA Antonio per poi proseguire con il Capo Scuola dello stile in Italia, il M° SAVEGNAGO Gianpietro.
Nel 1994 ha incontrato il M ° MALTESE Maurizio grazie ad un corso per soli operatori delle forze di Polizia, decidendo poi di continuare la sua esperienza anche nel Kali filippino e nel Silat indonesiano iniziando regolarmente i corsi nel 1995.
Dopo la riscoperta delle tradizioni popolari italiane legate alle armi bianche, tutt’ora continua a partecipare a seminari di formazione sulla tradizione italiana del coltello da scherma d’onore con i seguenti Maestri:
– Coltello siciliano stile Santa Maria del M° BONACCORSI Giuseppe – Coltello siciliano stile siracusano del M° IRMINO Raffaele – Gruppo di danza e scherma del Salento – Coltello pugliese stile di Manfredonia con M ° VUOVOLO Giuseppe – Coltello pugliese stile Cielo Meraviglia con M ° MANCINO Domenico – Coltello genovese stile “carruggio” con M ° ULANDI Mirco.
Attualmente insegna a Monza presso la Kobudo Brianza e tiene regolarmente corsi in Italia e all’estero.
Cell. 3477717633 fb: https://www.facebook.com/profile.php?id=100012972727041

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