La trombettina, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi;
c’è la banda d’oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.
Come, nel sgocciolare della gronda,
c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;
nell’umido cerino d’una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera,
tutta la meraviglia della primavera.                                                                                  CORRADO GOVONI  (1924)

Govoni

Ecco un altro poeta quasi dimenticato, e di nuovo l’Italia che non c’è più.  La lirica, mirabile per la levità e la grazia che emana e per la moltitudine dei colori presenti, è visiva (mentre leggi, vedi le immagini): arriva la primavera. La bambina è scalza, povera e contenta; le basta camminare con la sua trombettina di latta, presa alla bancarella dei balocchi. 

Anche la fiera descritta è scomparsa; in elenco: gli artisti di strada, la banda di ottoni, la giostra, l’organetto… Memorabili i tre versi finali. Ho contato, all’incirca, 2 settenari doppi, 2 senari doppi, 5 endecasillabi, 3 novenari, 4 settenari.  Rime “facili” in ERA e  in INA. Piccole cose modeste, eventi minimi (Pascoli, crepuscolari) che riempiono la vita.

“Il fonosimbolismo della U nei versi finali si scioglie nell’epifania della primavera: gioia pudica nel candore di quell’atmosfera frizzantina, che solo il risorgere della natura concede” (Maximianus, Facebook).