Compensazioni equoree

Mi sento come immerso nel liquido temporale dove i secondi corrono lenti e gli anni si depositano rapidi in un limo dove i piedi potrebbero affondare. Attimi volteggianti come ippocampi che nuotano intorno e trovano sostegno al mio corpo in libera caduta, agganciando le loro code prensili a ogni mia piega e pertugio, scorrazzano intorno e mi trascinano cercando di sollevarmi; ma cado a piombo nonostante il presente cerchi di portarmi a galla, troppo debole per resistere allo stratificarsi implacabile del tempo. Osservo stremato banchi variopinti salire in alto, irraggiungibili, evanescenti, svaniti, mentre fiacchi cavallucci gravidi faticano a sostenere la gravità della mia carne. Sprofondo in simulacri di addobbi e champagne, tartine e brusii degli anni avvenuti, ricordi accartocciati nel bailamme di suoni adesso muti. Precipito nel silenzio assordante della permanenza, nel vuoto che intinge il suo abbraccio fin dentro le tenebre del mio passato. Decado tra borborigmi e flatulenze…

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