TERRONI, di Gregorio Asero

TERRONI

Quando ero un ragazzino, avevo circa otto anni, la mia famiglia emigrò al Nord ed esattamente in un piccolo e laborioso paesino del Piemonte. Ricordo che i miei genitori si alzavano presto la mattina per andare a piedi al lavoro, ed in casa, allora, restavamo solo noi figli. Eravamo in sei, di cui le due maggiori, pure loro, andavano a piedi a lavorare in un piccolo laboratorio tessile vicino casa.

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Di conseguenza in casa restavamo noi quattro ultimi figli di questa numerosa famiglia: due miei fratellini un poco più piccoli di me, e una, la terza femmina di casa, un poco più grande di me, il cui compito era quello di accudire i miei fratellini, troppo piccoli per autogestirsi, in attesa che mamma finisse di lavorare e tornasse a casa. Allora succedeva che io, essendo libero da “impegni”, mi divertivo a scorrazzare come un puledro per le vie del paese.

In brevissimo tempo conobbi tutte le vie del circondario, mi sentivo un novello esploratore in un paese sconosciuto, allora capitava che qualche adulto mi fermasse per la via e la prima domanda che mi rivolgeva era sempre la stessa: dove stai, da dove vieni? La mia risposta era sempre la stessa: abito in “vicolo Pessina” e vengo da Paternò e abitavo via Fratelli bandiera numero due.

La risposta era data quasi come se mi fosse stata insegnata da recitare a memoria. Pertanto, immancabilmente il mio “intervistatore” se ne usciva sempre con la solita affermazione: allora sei terrone! Quindi, finito l’interrogatorio, ero libero di scorrazzare per le vie del paese. Tutto questo per dire cosa? Niente, semplicemente che quella parola, “terrone”, cominciò a frullarmi per la testa e ne cercavo il significato, ma non riuscivo a trovarne il senso; non capivo se avrei dovuto prenderla come complimento o come un’offesa; per cui, per mio conto le diedi un significato, e cioè che “terrone” volesse dire abitante della terra. Ecco sì, la mia patria, la Sicilia, era un posto fatto di terra, e quindi abitata da “Terroni”.

Con il tempo ovviamente capii che quel “Terrone” agli occhi dei miei intervistatori era solo per farmi notare che non ero un “Nordista”, era, come dire… un appellativo che indicasse in modo dispregiativo che appartenevo ad un’altra etnia e forse per questo nel resto della mia vita non mi sono mai sentito completamente “Italiano”, ma “Terrone”, cioè abitante della terra del Sud.

Gli anni passano per tutti e purtroppo anche per me, quindi diventai uomo e di conseguenza per vivere fui costretto ad entrare nel mondo del lavoro e allora capitò di dovermi confrontare con altri lavoratori, con altri “Terroni” provenienti da terre diverse che non fosse la Sicilia e in particolar modo, con uomini provenienti dai paesi dell’Est; allora fui io a chiedere: dove stai, da dove vieni? Le risposte erano le più varie, c’era chi mi diceva che provenisse dalla Polonia, chi dall’Albania, chi dalla Romania, chi dal Marocco, insomma dai più disparati paesi dell’Est e del Sud Europa. Per contro, a sua volta anch’io subivo una specie di interrogatorio: e tu da dove vieni? Allora la mia risposta era, come ai tempi della mia fanciullezza sempre la stessa: dalla Sicilia.

Ed ecco che alla mia risposta avveniva qualcosa che mai avrei immaginato, la contro risposta dei miei interlocutori mi spiazzava sempre: allora tu, finalmente, grazie a noi extracomunitari sei diventato Italiano, perché adesso i “nuovi terroni” siamo noi. Ecco, anch’io, insomma, grazie agli extracomunitari ero diventato Italiano e non più Terrone.

Ecco, con questo voglio dire che al mondo siamo tutti un po’ “Terroni” rispetto a chi abita sopra di noi e allora possiamo dire che gli Svizzeri sono “Terroni” rispetto ai Tedeschi, i quali lo sono rispetto agli Inglesi e così via. In pratica, essendo la terra rotonda, siamo tutti TERRONI.

Gregorio Asero