Racconti: LUI…E …. LEI, di  Paolo Ansaldi

LUI…E …. LEI

Era stata una giornata infernale al lavoro e quando arrivò l’ora della chiusura fece un sospirò di sollievo. Arrivato a casa avrebbe cenato e si sarebbe messo a letto subito. Trovò la moglie a letto per una forte nevralgia e questa si scusò per non aver potuto preparare la cena in quanto si era già sentita male nel primo pomeriggio.

Paolo Ansaldi

Nervosamente, accolse la notizia con disgusto. Rimise il cappotto, sbattè la porta e uscì per cercare di calmare i bollenti spiriti.

Accese la sigaretta anche se non ne sentiva il bisogno e pensò di andare in una trattoria per mangiare qualcosa. L’umidità della sera, il vento di tramontana, facevano capire che a presto si sarebbe messo a piovere. Allungò il passo. Ad un tratto una bella donna si accostò a lui ,gli mise il braccio sulla spalla ,gli disse sottovoce :”Non correre, non avere fretta, debbo parlarti, voglio che sappia che io sono una tua amica”. L’uomo rimase estasiato dalla bellezza della donna e capì solo:” Sono una tua amica”. Prendendo coraggio ma con voce tremula le disse:” Vieni andiamo a mangiare assieme considerato che sei un’amica anche se io, in verità, non ricordo.”

Mi dispiace ,io non mangio . E lui :” Mi ricordi il tuo nome e dove ci siamo visti?” Lei si fermò, fece un risolino e rispose:” Il mio nome è Morte; ti sono amica fin dalla tua nascita. Non ti preoccupare ; sono venuta a dirti che io ci sono. Ora vado via ma domani sera ti verrò a trovare.”

Un freddo attraversò la schiena del povero cristo ,convinto di avere ancora poche ore di vita.

Ritornò a casa e tutto addolorato chiese scusa alla moglie per non aver capito che l’emicrania è una brutta bestia per chi ci soffre. Radunò, con il cellulare, tutta la famiglia e la invitò a cenare assieme visto che ,normalmente, la sera non li trovava mai . Coccolò di baci e abbracci tutti che rimasero sbigottiti del comportamento paterno; cosa mai fatto.

Andò a letto salutando nuovamente tutti e quando la moglie si addormentò, senza far rumore, si alzò, indossò la vestaglia ,e ,con le ciabatte in mano, uscì in giardino. Fortuna che aveva smesso di piovere e il cielo era sereno; potè alzare gli occhi e ammirare le stelle e la luna che gli sembrarono bellissime. Poi volse lo sguardo all’albero fiorito, all’aiuola pieno di fiori. Solo ora si rendeva conto di quanto fosse bello il mondo proprio ora che lo doveva lasciare. Aspirò l’aria fresca della notte .Ringraziò Dio per avergli concesso delle ore per assaporare la bellezza di ciò che aveva attorno senza capirne ,prima ,l’immenso valore. Ringraziò ,ancora, per la fortuna di essere arrivato all’età che aveva ,senza malattie, di aver una buona moglie, di figli giudiziosi. La mattina successiva, senza far capire nulla alla moglie dell’incontro, andò al lavoro e fu gentile con tutti. Alle venti in punto, mise il cappotto e prese la via per tornare a casa, sempre a piedi. Strada facendo si affiancò ,nuovamente, l’amica.

Stavolta fu lui che parlò per prima dicendo:” Eccomi. Sono pronto. Grazie per avermi concesso delle ore prima del lungo viaggio”. E lei, sempre col sorriso fra le labbra:” E no, caro amico, la baracca la dirigo io e, quindi, sarò io a stabilire quando e come andare via. Non è questa la tua ora. Sappi che io ci sono sempre anche per coloro che si credono immortali e che io vada a fare visita agli altri e mai a loro.” Sentire quelle parole emise un respiro di sollievo ;per lui era avvenuto un miracolo.

Allungò il passo mentre pensava, fra se e se, che era meglio, da quel momento in poi, vivere in armonia con se stesso, con la famiglia, con gli altri, godere delle piccole cose che la vita offre, perché ora ci siamo e poi……viene l’amica e ci porta via.

Paolo Ansaldi