Alexandra Bastari

I tuoi anni
sono un sillabario rigoroso:
ci è voluto del tempo
per formare una parola intera.
Ti sei esercitato
a moltiplicarli
senza mai perdere l’equilibrio
sul piano delle parvenze.
La tua vita
è un tribunale con giudici
amorfi:
legiferano su quale volto
tu debba calzare quest’anno
e nel calderone
già ne forgiano un altro
per i tempi a venire.

Ma se vuoi separarti dal luogo
che tanto ti costringe;
ti dico che io vorrei farti tornare
bambino,
quando con gli alluci saggiavi
la riva spumosa,
e ti corrispondeva il mare
dentro una conchiglia,
cui affidavi parole nuove
che nessuno sapeva ripetere.

Ora vedo che
al volgere di gennaio
tenaglie roventi ti strappano la pelle
come giorni alla vita,
e quale antenna che assorbe tutto
il tuo doloroso sentire
stramazzo anch’io sotto quell’ustione
con te.

Vorrei essere sacrario
di tutti quei tuoi costumi
morti,
portarteli alla luce
e custodirli io…

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