Auguri di Buona Pasqua a tutti da Alessandria today

La redazione di Alessandria today augura una serena e lieta Pasqua a tutti gli amici, lettori del blog, navigatori di internet e alle loro famiglie.

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Pier Carlo Lava

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POESIE DI PASQUA

Nella storia della poesia italiana diversi autori famosi hanno scritto poesie di Pasqua, tra queste abbiamo scelto di dedicarvi quelle di Alessandro Manzoni e Giovanni Pascoli.

Alessandro Manzoni
Manzoni è nato a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria e dal conte Pietro Manzoni. E’ cresciuto tra la casa di Milano e la dimora di campagna presso Lecco, in un clima di dissidi familiari. Dopo la separazione dei genitori, Manzoni è rimasto a Milano con il padre ed ha studiato prima presso i padri Somaschi e poi al collegio dei Barnabiti. La madre lo ha invitato a Parigi quando Manzoni aveva 20 anni. Rientrato a Milano per la morte del padre, ha conosciuto Enrichetta Blondel, di confessione calvinista, che ha sposato un anno dopo con rito evangelico. Con tale evento si individua il momento della conversione di Alessandro al cattolicesimo, avvenuta nel 1810 dopo quella della moglie. Gli anni successivi sono i più fecondi per lo scrittore: scrive i Promessi Sposi. Una serie di sciagure tra cui la morte di Enrichetta hanno accentuato i disturbi psichici del Manzoni, come l’agorafobia e la depressione. Si è sposato in seconde nozze con Teresa Borri. E’ morto a Milano nel 1873, circondato dall’affetto di molti amici.

Poesie di Pasqua: Resurrezione di Alessandro Manzoni
E’ risorto: il capo santo
più non posa nel sudario
è risorto: dall’un canto
dell’ avello solitario
sta il coperchio rovesciato:
come un forte inebbriato,
il Signor si risvegliò.
Era l’alba; e molli il viso
Maddalena e l’altre donne
fean lamento in su l’Ucciso;
ecco tutta di Sionne
si commosse la pendice
e la scolta insultatrice
di spavento tramortì.
Un estranio giovinetto
si posò sul monumento:
era folgore l’aspetto
era neve il vestimento:
alla mesta che ‘l richiese
dié risposta quel cortese:
è risorto; non è qui.


Giovanni Pascoli

Poesie sulla Pasqua. Pascoli è nato a San Mauro di Romagna nel 1855. Dopo la morte del padre ha dovuto lasciare il Collegio Raffaello, dove studiava. Ha poi continuato gli studi, arrivando ad iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Dopo la laurea ha iniziato la carriera di insegnante di latino e greco. Nel 1905 ha ottenuto a Bologna la cattedra di Letteratura italiana. E’ morto a Bologna nel 1912. Il suo pensiero è caratterizzato da una visione dolorosa della vita, dovuta soprattutto ai lutti familiari che ha dovuto affrontare nella sua vita. Questi lutti hanno ispirato in lui il mito del nido familiare da ricostruire. Secondo il poeta in una società sconvolta dalla violenza, la casa è il rifugio nel quale i dolori e le ansie si placano. Il suo pensiero è stato anche influenzato dalla crisi del positivismo, che si è verificata verso la fine dell’Ottocento ed ha fatto crollare i suoi miti della scienza liberatrice e del progresso. La sua poetica è legata al suo modo di vedere il mistero come una realtà che ci avvolge. Solo il poeta, con le sue improvvise intuizioni, può scoprire il segreto della vita universale. Ha elaborato la poetica del fanciullino, che, secondo Pascoli, risiede in tutti gli uomini, ma nella maggior parte di essi però, distratti dalle loro attività, il fanciullino tace. Nei poeti invece il fanciullino fa sentire la sua voce di stupore davanti alla bellezza della natura.

Poesie di Pasqua: La domenica dell’ulivo (da Myricae)
Hanno compiuto in questo dì gli uccelli
il nido (oggi è la festa dell’ulivo)
di foglie secche, radiche, fuscelli;
quel sul cipresso, questo su l’alloro,
al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,
nell’ombra mossa d’un tremolìo d’oro.
E covano sul musco e sul lichene
fissando muti il cielo cristallino,
con improvvisi palpiti, se viene
un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

Poesie di Pasqua: Gesù
E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all’ombra d’una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne’ Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l’inconsutile tua veste.
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
– Il figlio Giuda bisbigliò veloce –
d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ‘piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi
-No-, mormorò con l’ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.
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