DISVELATO, di Silvia De Angelis

DISVELATO12

Mormora

su ciglia spente

l’estuario della sera.

Viola

titubante

il lieve glissare d’un segreto.

S’apre su ancheggio

d’ambrate  sagome

stupefacendo il sogno

dermico movente d’onirico.

Sbircia

temerario

sull’orlo d’una verità

celata sottovoce

che diventi istintuale grido

d’un velo disvelato.

@Silvia De Angelis 2019

Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia dello scrittore Marco Cazzella che trovate a questo link:
https://alessandria.today/2018/10/29/marco-cazzella-scrittore-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

Marco cazzella bis
Marco Cazzella

ha il piacere di offrire ai suoi lettori la possibilità di approfondirne la conoscenza pubblicandone l’intervista.

Marco, ti porgo il mio benvenuto !
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua attività letteraria.
Aiutaci a conoscere il tuo mondo iniziando a parlarci della tua “amata Lecce” (come la definisci tu) e del rapporto culturale e sentimentale che intercorre tra te e lei.

Il rapporto che c’è tra me e la mia amata terra è molto sentimentale e nasce dall’infanzia dato che per una decina di anni ci sono cresciuto ed ho potuta ammirarla in tutto il suo splendore con i suoi archi, le sue chiese, le piazze ecc. Un luogo principalmente storico e culturale, ma anche di intrattenimento con la sua villa, pineta e svariati giardini. E dulcis in fundo le tantissime spiagge mete per i turisti dato che la mia città è nota per il Sole, il mare e il vento!

Scrivi poesie o racconti?

Io scrivo per lo più racconti di svariati generi che spaziano dall’epic fantasy, dalla fantascienza robotica e dall’young adult erotico.

Ho notato che nella tua biografia non parli di tuoi lavori pubblicati. È una tua volontaria omissione o tieni tutto gelosamente custodito nei tuoi cassetti?

Ho omesso nella biografia i miei lavori pubblicati che sono due perché volevo che in essa si parlasse di me in quanto persona, ma non sono assolutamente geloso delle mie opere anzi è mia intenzione mostrarle al mondo.

Continua a leggere “Marco Cazzella, scrittore di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini”

L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato

L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato

L’INFINITO

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi.png

Per lungo tempo i critici credettero che l’Infinito fosse una lirica di sentimento. Con la lettura dello “Zibaldone” si scoprì invece che, come sempre in Leopardi, prima viene il concetto e poi il sentimento .

La poesia infatti ha una matrice sensistica (Binni): i sensi interessati sono due: la vista e l’udito; Il correlativo oggettivo che muta la prospettiva è la siepe, la quale prima impedisce la visione dell’infinito e poi, tramite il rumore del vento, coinvolge l’udito. Nello” Zibaldone” (12/23 luglio 1820) Leopardi teorizza la “veduta ristretta”:

“Alle volte l’anima desidera una veduta ristretta e confinata, così immagina ciò che non vede. La cagione è il desiderio dell’infinito, perché allora in luogo della vista lavora l’immaginazione e il fantastico sottentra al reale. L’anima si immagina quello che non vede e va errando in uno spazio immaginario” Continua a leggere “L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato”

La parola rivela

La parola rivela, di Paola Cingolani

lementelettriche

271 (2)

La parola non si adegua
alla circo_stanza

rivela
divide
gente nella stanza
pagliacci al circo
mancanze presunte
presenze mancanti
assenti
_più o meno
giustificati_
ed altre imbecillità
a patto che
cavalchino l’onda
d’im_patto
d’urto
polene alla deriva
nel vuoto cosmico
del nulla di nuovo
_un niente
di fatto_
la solita storia
travestita da idea
o spacciata
per scoperta

eccezionale.

View original post

Un gatto intellettuale, Luciano Erba, recensione di Elvio Bombonato

Un gatto intellettuale, Luciano Erba, recensione di Elvio Bombonato

Un gatto intellettuale
Esplora tutte le scatole
perlustra tutti i cassetti
curiosare per decifrare
questo è il gatto ermeneutico

Il suo pensiero forte è miagolare
di notte tra i parafulmini sul tetto
il suo pensiero debole ma sapienziale
ronfare davanti al caminetto
(LUCIANO ERBA)

luciano-erba.jpg

Il ritratto regale del gatto è un’allegra parodia della filosofia contemporanea, ermeneutica, ma scissa tra il pensiero forte del passato e quello debole del presente (Vattimo-Rovatti). Ironia per accostamento.

Il filosofo è il gatto, che esplora (le scatole), perlustra (i cassetti), intento a curiosare per decifrare. La sua ricerca sapienziale si traduce in comportamento, miagolare sul tetto e ronfare presso il caminetto.

Una quinta rima e una quartina, con – presumibilmente – 3 novenari; 3 endecasillabi, 1 settenario, 1 doppio senario e un 1 doppio settenario. Rime: tetto/caminetto/cassetti; le 4 interne in –are.

Momenti di poesia. Come candele al vento, di ‎Giuseppe Pippo Guaragna‎

Momenti di poesia. Come candele al vento, di Giuseppe Pippo Guaragna

57588185_3270499666308827_5677709970880069632_n.jpg

Come candele al vento

Passano lesti gli anni, i giorni e l’ore,
e sono treni che non fanno soste,
hanno una sola meta
da tutti conosciuta
ed è la conclusione della vita.
Io non la temo, è l’unica certezza,
d’incerto c’è soltanto il giorno e l’ora,
siam fragili creature,
come candele al vento
s’aspetta il soffio che spenga la fiamma.
Cosa ci attende al fine del cammino?
Ognuno credo ch’abbia una risposta
chi si affida alla fede,
chi il problema l’ignora,
chi come me si sente una meteora.
Bruceremo in un attimo glorioso
nel fulgore del nulla che ci avvolge,
l’eresia in una mano,
la verità nell’altra,
e polvere di sogni sotto i piedi.
In fine ho una speranza che s’affaccia,
aver lasciato in terra una mia traccia.

23 aprile 2019

Bruno Pennasso, attore. Emozioni dietro le quinte. Intervista a cura di Marcello Comitini

Bruno Pennasso, attore. Emozioni dietro le quinte. Intervista a cura di Marcello Comitini

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia dell’attore Bruno Pennasso che trovate a questo link:
https://alessandria.today/2018/08/25/bruno-pennasso-attore-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/

da Nel nome del padre 1 rit
Bruno Pennasso in “Nel nome del padre” di Luigi Lunari

è lieta di pubblicare l’intervista  gentilmente rilasciataci dall’amico Bruno.
Ma prima vorrei sottolineare quanto siano interessanti le sue risposte:
hanno il potere condurci oltre insospettate quinte.
Non quelle fisiche che vediamo nei palcoscenici del teatro, ma quelle che
celano l’uomo agli spettatori. 

Ciao Bruno! Innanzitutto, grazie di essere qui con noi!  Potresti presentarti brevemente? Raccontaci chi sei, cosa fai nella tua vita, quali sono le tue passioni.

Buongiorno! Grazie a te per avermi proposto questa intervista. Sono un po’ emozionato perché è una delle rarissime interviste che mi viene richiesta!
Chi sono… a volte mi sembra di essere don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento!!! Nel senso che ho sempre creduto nell’Arte, quella vera, quella che costa fatica, quella che ha bisogno di studio e dedizione per essere espressa ma anche passione, amore e voglia di darsi al 100 %! E invece vedo intorno a me tanti cloni, tanti burattini che scimmiottano!

In che misura il tuo rapporto con la tua città ha influito o meno sulla tua formazione?

Quando ho iniziato a pensare di voler fare l’attore di professione (che brutta parola!) mi sono guardato intorno e ho scovato una piccola scuola di recitazione (era il 1969… una vita fa!), volevo iniziare dall’abc quindi dizione e primi rudimenti. Dopo i primi due anni fortunatamente uno dei docenti prese sotto la sua ala alcuni tra noi allievi –e la cosa mi inorgoglì non poco- per continuare il lavoro più seriamente. Da lì iniziai a pensare che era la mia strada e infatti frequentai la Scuola dello Stabile, poi sostenni i primi provini e, in seguito con l’incontro con Beppe Navello arrivò la prima Compagnia (Cooperativa Teatro Proposta). Quindi devo molto alla mia città che mi ha offerto quasi su un piatto d’argento quanto cercavo.

Continua a leggere “Bruno Pennasso, attore. Emozioni dietro le quinte. Intervista a cura di Marcello Comitini”

La trombettina, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

La trombettina, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

La trombettina Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi;
c’è la banda d’oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.
Come, nel sgocciolare della gronda,
c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;
nell’umido cerino d’una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera,
tutta la meraviglia della primavera.

govoni.jpg

CORRADO GOVONI (1924)
Ecco un altro poeta quasi dimenticato, e di nuovo l’Italia che non c’è più. La lirica, mirabile per la levità che emana e per la moltitudine dei colori presenti, è visiva (mentre leggi, vedi le immagini): arriva la primavera.

La bambina è scalza, povera e contenta; le basta camminare con la sua trombettina di latta, presa alla bancarella dei balocchi.

Anche la fiera descritta è scomparsa; in elenco: gli artisti di strada, la banda di ottoni, la giostra, l’organetto… Memorabili i tre versi finali. Ho contato, all’incirca, 2 settenari doppi, 2 senari doppi, 5 endecasillabi, 3 novenari, 4 settenari. Rime “facili” in ERA e in INA. Piccole cose modeste, eventi minimi (Pascoli, crepuscolari) che riempiono la vita.

L’assedio dei Lupi, FUCILIERI SABAUDI

L’assedio dei Lupi, FUCILIERI SABAUDI

57360351_287628412129206_6560650973721657344_n

FUCILIERI SABAUDI
Nel 1700 le armi erano ad “avancarica”, si caricavano cioè dalla stessa bocca di fuoco. La procedura era particolarmente laboriosa: si inseriva un quantitativo di polvere nella canna, successivamente la palla e un cartoccio per impedire che questa fuoriuscisse involontariamente.

Con l’aiuto di un’apposita asta si spingeva la carica bene in fondo alla culatta, dopodiché si preparava l’innesco sullo scodellino e si armava il cane a pietra focaia.

Un fuciliere addestrato era capace di compiere con freddezza tutti questi movimenti sotto il fuoco nemico e con una frequenza che poteva raggiungere i 2/3 colpi al minuto!

#fucilieri #esercitosabaudo #granatieri #assediodiTorino #artiglierie #armidafuoco#tecnichemilitari

RECUPERARE LA SCRITTURA MANUALE, di Elvio Bombonato

RECUPERARE LA SCRITTURA MANUALE, di Elvio Bombonato

Elvio Bombonato.jpg

RECUPERARE LA SCRITTURA MANUALE
Francesco Sabatini, uno dei massimi linguisti europei, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha affermato (“Tempi” 25/7/2017): «Gli studi più recenti, di psicoterapeuti e neurologi, segnalano che la deriva verso la scrittura su tastiera o verso forme semplificate di scrittura manuale (lo stampatello, rispetto al corsivo) riduce gli stimoli di produttività ideativa e linguistica, e rallenta la comprensione nella lettura.

La recente e dilagante tendenza a preferire precocemente la tastiera e a non curare le forme della grafia personale, ci fa perdere una parte notevole degli effetti che l’antichissima pratica tattile-cognitiva della mano e delle dita – in mille altre attività prima della scrittura vera e propria e per secoli accanto a questa – ha prodotto filogeneticamente, sviluppando funzioni pregiate del cervello».

Intervista a Elisabetta Mattioli, scrittrice. Eros e fantasia, a cura di Marcello Comitini

Intervista a Elisabetta Mattioli, scrittrice. Eros e fantasia, a cura di Marcello Comitini

Alessandria today, dopo aver pubblicato la biografia della scrittrice Elisabetta Mattioli che trovate a questo link

https://alessandria.today/2018/09/29/la-scrittrice-elisabetta-matttioli-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/ 

Elisabetta
Elisabetta Mattioli

ha il piacere di offrire ai suoi lettori la possibilità di approfondirne la conoscenza pubblicandone l’intervista.

Benvenuta,Elisabetta!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Loro e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio la tua variegata attività letteraria.
Ci vuoi raccontare chi sei, dove sei nata, cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Buongiorno a tutti, il nome della mia città natale, non è importante, non sono legata alle mie origini, ho viaggiato in lungo e in largo, per tutta la vita, ormai ho raggiunto la conclusione che il termine “casa” è relativo, sono una cittadina del mondo. Posso farti una piccola confessione : Dove vedo il mare sono felice e mi sento a casa.
Cosa faccio nella mia vita? Della serie… Vissi, d’arte, d’amore, di passione e viaggi!
E mare : amico, compagno ed amante.

Qual è il tuo rapporto con la città dove vivi?

Nessuno in particolare, è una città importante dal punto di vista storico, culturale e la sua università è la più antica del mondo. (così mi hanno raccontato).

Ho notato che la tua prima pubblicazione è avvenuta nel 2013 . Hai iniziato a scrivere da giovanissima? E com’è nata l’esigenza di scrivere e in particolare di scrivere poesie? C’è forse stato un episodio che ti ha spinto a scrivere?

Ho iniziato a scrivere quando ero piccola, avevo sette anni, partecipai ad un concorso promosso dalla scuola elementare che frequentavo, era un racconto abbinato ad un disegno e vinsi il primo premio. Andai a ritirare la medaglia in un Hotel della mia città (un albergo ancora esistente). A quel tempo ero assieme a mia nonna materna, è uno dei pochi ricordi luminosi che ho di lei.
Per me scrivere, è passione, delizia e tormento, l’arte vive in me e io vivo in lei, fino a quando sentirò le parole e l’emozione, incidermi ogni meandro della pelle, so che non smetterò. Sono nata così, non ho memoria di un motivo particolare, però la sorella di mia nonna, una volta mi confessò che conservava ancora la mia prima poesia, si intitolava “Una rosa”, all’epoca avevo sette anni, mentre l’anno successivo scrissi un racconto, parlava di una bambina che perdeva suo padre, (moriva a causa di una malattia). L’insegnante mi “spedì” dallo psicologo, ed io ero abbastanza indispettita, non capendone la ragione. Quando mi chiese per quale motivo, avevo trattato un tema così spinoso, risposi semplicemente, che la morte faceva parte della vita e dovevamo accettarla.

Quali sono le letture che preferisci? E quali quelle che hanno contribuito alla tua formazione di scrittrice?

I grandi autori russi, amo la loro ardente, sofferente e drammatica letteratura, l’amore per la loro terra si percepisce, pagina dopo pagina.
Un libro che fu per me “formativo” è : Gli ultimi giorni di Pompei, scritto da un archeologo : Edward Bulwer Lytton. È una struggente storia d’amore e morte, ambientata a Pompei, poco prima della terribile tragedia.

Mi piacerebbe che mi parlassi dei libri che hai pubblicato. Quali tematiche preferisci affrontare fra le tante offerte dalla vita reale e dalla fantasia (natura, amicizia, sentimento d’amore, erotismo, attenzione verso gli altri, temi politici, temi satirici, ecc.) ?

i-racconti-di-lizzy

La serie de “I Racconti di Lizzy”

Amo trattare i temi che possano trasmettere le emozioni, ed evito accuratamente la politica.

Il primo libro è quello che rende reale, meglio dire materiale, allo scrittore il mondo della letteratura. Ci puoi raccontare quali difficoltà hai incontrato per pubblicarlo e quale è stato il tuo primo pensiero dopo averlo pubblicato?

Il mio primo libro è stata una Silloge poetica (Nosy), ed è stato tramite un concorso. All’epoca pensai che era un caso isolato, invece ne sono arrivati altri.
L’erotico è stato un punto d’arrivo importante, una scoperta e non scoperta, perché in fondo era dentro di me, aspettava solo di venire alla luce. In Italia è abbastanza difficile, il tema “erotismo” non è stato sdoganato. Ringrazio le case editrici che hanno pubblicato i miei libri, hanno “spaccato” il muro dell’ipocrisia tipicamente italica, parlare di sesso in questa Nazione è eroico, provai un profondo eccitamento.

Sei soddisfatta di come le case editrici pubblicizzano le tue opere o questo compito è affidato principalmente a te?

Si, tutto ok, non ho nulla da recriminare, collaboriamo a vicenda.

Ritieni che la tua presenza sui social, tipo facebook o google o instagram, sia utile alla tua attività di scrittrice?

Diciamo che ogni mezzo è utile per promulgare le proprie Opere!

Leggendo la tua biografia noto che hai pubblicato su molteplici e svariati temi letterari, ottenendo numerosi riconoscimenti di diversa natura (premiazioni nei concorsi letterari e di fotografia, pubblicazioni dei tuoi lavori in diverse antologie). Penso che riceverli sia stato certamente motivo di meritate soddisfazioni e di grandi emozioni. In che misura questi riconoscimenti hanno avuto (o continuano ad avere) la loro influenza sul tuo scrivere?

In realtà sono una persona competitiva (per natura), sia con me stessa, e sia con gli altri! i concorsi rappresentano una sfida e volersi mettere alla prova. Si, sono soddisfazioni, anche se adesso, partecipo molto meno, rispetto al passato.

Fra i temi da te trattati, hai pubblicato racconti per l’infanzia e racconti erotici. Qual è il filo che lega i due generi che ritengo tu senta scorrere entrambi nel tuo sangue?

eros

Racconti erotici

Nessun filo apparente, aver scritto per bambini ha rappresentato una “sfida letteraria”, per me è come sfiorare l’infanzia, che in fondo mi è sempre mancata e non ho mai avuto.
Però l’eros è la mia stessa essenza.

Continua a leggere “Intervista a Elisabetta Mattioli, scrittrice. Eros e fantasia, a cura di Marcello Comitini”

La festività del 25 aprile; di Lia Tommi

Perché si festeggia il 25 aprile?

La festività, istituita per decreto nel 1946, ricorda l’insurrezione di Milano che aprì la strada alla fine del regime nazifascista e all’occupazione militare.

La data scelta per ricordare l’evento è quella del 25 aprile: un giorno che non coincide con la sconfitta delle truppe mussoliniane e hitleriane (formalizzata solo il 29 aprile con la resa di Caserta), ma che, quell’anno, diede vita a una transizione decisiva che portò alla liberazione di Milano e alla ripresa del Nord del paese (il Sud era già in mano agli Alleati).

Il 25 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai), che coordinava i diversi gruppi della Resistenza nel Nord, deliberò infatti un ordine di insurrezione generale nei territori ancora schiacciati dall’occupazione. Gli occupanti avevano solo una scelta: “Arrendersi o perire”, come da proclama lanciato alla radio. Il piano coordinato dei partigiani portò alla liberazione dei due maggiori capoluoghi del Nord, Milano e Torino, e alla fuga di Benito Mussolini.

Il duce, che si era nascosto proprio nel capoluogo lombardo, provò a raggiungere Como ma due giorni dopo venne trovato all’uscita di Musso, nei pressi di Dongo, dalla 52esima Brigata Garibaldi che lo processò e fucilò tre giorni dopo, il 28 aprile del 1945.

La festa della Liberazione venne istituita un anno dopo. Il 22 aprile del 1946 il governo provvisorio guidato dal democristiano Alcide De Gasperi stabilì con un decreto che il 25 aprile sarebbe stata festa nazionale. La scelta venne confermata con la legge ordinaria del maggio 1949 concernente le “Disposizioni in materia di ricorrenze festive”.

Momenti di poesia. ALMANACCO D’UN SOGNO BREVE, di Silvia De Angelis

Momenti di poesia. ALMANACCO D’UN SOGNO BREVE, di Silvia De Angelis

donna con uccello.jpg

ALMANACCO D’UN SOGNO BREVE
Evoluzione nella cabala della mente
quando nella piazza immensa
riappare
trasparente
la memoria della vita
Scalpitano aromi incontaminati
tessuti sulla sofficità di dita infanti
insieme all’eco d’un pianto
silenziato da un sillabare dolcissimo di voce
Via le bende nell’adolescenza
dipinta dal blu cupo d’estate
mosso dal mare e infinito inganno
Fragore di luce nell’esaltazione d’amore
adulata dalla nudità d’un palmo sul viso
e un ciocco di vento tra i capelli
per l’almanacco d’un sogno breve
che non s’arrende
@Silvia De Angelis 2019

https://deangelisilvia.blogspot.com

 

Cronaca di un mondo (ITA – FR – ENG)

marcellocomitini

Cronaca di un mondoCronaca di un mondo

Fu in un inverno di tanti anni fa
che ho abitato alla periferia di Milano
quando ancora la neve imbiancava le fabbriche
e dalle case uscivano operaie e operai
come uccelli in cerca di cibo.
Oscillavano mezzi assonnati
avanti e indietro lungo i binari
parlavano dell’incertezza
del loro futuro, della povera paga
delle giornate che non avevano fine.
Già neri e stanchi dentro i vagoni
dai finestrini opachi di nebbia all’esterno
e all’interno dai fiati scaldati
dai corpi senz’aria per respirare.
Studenti parlavano a voce alta
e sghignazzavano dei professori
dei loro volti pieni di paura.
I più fanatici gambizzavano i riottosi
e altri uccidevano
magistrati e politici.
Erano gli anni dei primi amori
quando lei con il pugno alzato
inneggiava alla vita con il sorriso
smagliante dei suoi diciott’anni
e i capelli volavano al vento
come una sciarpa di seta tra le mie mani.
Guardavo…

View original post 1.023 altre parole

” GANGSTERS ” al Cineforum PerlaNera; di Lia Tommi

“Gangsters ” al Cineforum PerlaNera

Laboratorio Anarchico Perlanera
Via Tiziano Vecellio 2, 15100 Alessandria,
Venerdì 26 Aprile al Laboratorio Anarchico PerlaNera (via Tiziano Vecellio 2, AL). INGRESSO GRATUITO

GANGSTERS
Genova, 1945, al termine della seconda guerra mondiale Umberto, Giulio ed Enrico, tre partigiani dei Gap, intendono continuare la loro lotta, uccidendo i fascisti, resisi responsabili della morte e delle torture a danno degli antifascisti, che non sono stati catturati o che sono rimasti impuniti. Le loro azioni tuttavia non hanno un’esclusiva finalità punitiva o di vendetta, confidando che in tutto il paese la lotta continuerà, fino ad arrivare all’auspicata rivoluzione.

Il Partito Comunista Italiano tuttavia prende le distanze da queste azioni e, venuto a conoscenza dell’identità dei tre, invia il funzionario Bava, conoscente dei tre ed amico di Giulio, per intimargli di fermarsi ma il tentativo non avrà successo.