pasolini4

Eminente figura della letteratura italiana del 900 questo eclettico autore si è distinto nello scrivere, nel poetare ed in altre innumerevoli attività creative.

Grande artista e intellettuale, dotato di peculiare versatilità, ha lasciato inverosimili, validi contributi nelle sue variegate opere.

Si è soffermato profondamente sulla trasformazione della società italiana, dal dopoguerra sino alla metà degli anni ’70, suscitando diatribe per l’estremismo delle sue osservazioni fortemente critiche verso la borghesia e il consumismo, ma anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti.

Per Pasolini il friulano rappresenta la lingua essenziale, più intensamente lingua della madre. Troviamo in lui un duplice aspetto comportamentale, in parte molto coinvolto, dall’altra di distacco sperimentale di fronte all’argomento linguistico, definito da lui stesso come coesistenza di “un eccesso di ingenuità” con “un eccesso di squisitezza”.

Nei suoi componimenti si riflette una tematica composta dal triangolo madre – giovinezza – morte.

La presenza dell’essenza friulana si pregna di un mondo leggendario, quasi onirico, vissuto, in parte, come un senso di colpa, da chi non ne è partecipe fino in fondo.

Tantissime le sue opere in friulano fra cui : Poesie a Casarsa, Suite Furlana, Tetro entusiasmo, Tal cour di un fruit e Poesie Dimenticate. (Silvia De Angelis)

O me donzel   di Pierpaolo Pasolini (dialetto friulano) 

O me donzel ! Jo i nas

ta l’odòur che la ploja

a suspira tai pras

di erba viva… I nas

tal spieli da la roja. 

In chel spieli Ciasarsa

-coma pras di rosada –

di timp antic a trima.

Là sot, jo i vif di dòul,

lontan frut peciadòur, 

ta un ridi scunfuartàt.

O me donze, serena

la sera a tens la ombrena

tai vecius murs : tal sèil

la lus a imbarlumìs. 

T R A D U Z I O N E 

O me giovinetto nasco

nell’odore che la pioggia

sospira dai prati

di erba viva nasco

nello specchio della roggia 

In quello specchio Casarsa

come i prati di rugiada

trema di tempo antico

Là sotto io vivo di pietà

lontano fanciullo peccatore 

In un riso sconsolato

O me giovinetto, serena

la sera tinge l’ombra

sui vecchi muri : in cielo

la luce accesa