La vita silente, di Luisa Sisti

La vita silente copia

Le nove di mattina del 15 ottobre 1963.

Sulla scrivania del piccolo studio era tutto in ordine: una lampada Tiffany; un quaderno degli appunti che riportava sulla copertina, scritto in corsivo, i Carmi di Jaufre d’Aquitaine; un libro sulle origini dei trovatori occitanici, preso in prestito alla Biblioteca dell’Accademia dei Lincei; una riproduzione fotografica della parte del manoscritto Riccardiano 2909 con i versi di Bernart de Ventadorn, Ara no vei luzir solelh, sui quali avrebbe lavorato il sabato e la domenica.

Finì di sorseggiare il caffè ancora bollente che sua moglie, come tutte le mattine, gli aveva portato nello studio, allacciò con precisione i due bottoni dei polsini rigidi della camicia, si accertò che nella cartella di lavoro non mancasse nulla e la chiuse dopo aver aggiunto gli occhiali da lettura.

Indossò la giacca doppiopetto del completo grigio chiaro, adatto per i primi giorni di autunno, verificò che il fazzoletto sporgesse dal taschino e che fosse perfettamente piegato, dopodiché strinse il nodo della cravatta assestandola con un colpettino preciso delle dita, in modo che cadesse alla perfezione.

Poggiò il leggero soprabito sul braccio, prese il suo Borsalino, lo spolverò con la mano destra e lo ondossò. Prima di uscire si controllò rapidamente alla specchiera liberty dell’ingresso per essere sicuro di non aver dimenticato nulla, vedendo riflessa la consueta immagine di sé…