Senza cuore, di Sergio Pizio

Davide non amava frequentare luoghi troppo chiassosi dove le persone si muovevano appiccicate l’una all’altra come un branco di sardine. La cosa gli metteva una sorta di ansia, innervosendolo a tal punto da provare un forte senso di oppressione e malessere generale.

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Non sopportava sgomitare continuamente con altre braccia attaccate a corpi convulsi mentre il persistente vociare di quella marea di gente gli disintegrava i timpani. Ad ogni modo non era quello il motivo che spinse Davide quella mattina presto, recarsi con la sua Mountain Bike verso la collina mentre la città dormiva ancora.

Attraversando le sue strade deserte e immerse in un silenzio irreale, respirando quell’aria così fresca e pura, la quale non sembrava appartenere affatto a una grande metropoli. Nella sua testa i pensieri rimasero immobili.

Solidali in una sorta di tacita complicità, mentre le sue gambe fornivano una crescente quanto esplosiva potenza sui pedali. Quasi a volere fuggire da una fantomatica realtà costruita su fragili e instabili palafitte di fango.

Dopo qualche chilometro Davide rallentò l’andatura bloccando le ruote della sua Mountain Bike a pochi centimetri da una stradina sterrata. Dopodiché si voltò osservando con un profondo sospiro le luci della città, che gli apparivano (da quella distanza) come un esteso e grande albero di Natale.

Deglutì allargando le braccia lateralmente, assaporando la libertà del suo essere, beneficiando di una straordinaria positività che sentiva invadergli l’intero corpo amalgamandosi in ogni singola cellula. Sorrise scuotendo la testa.

Visualizzando davanti ai suoi occhi il volto di lei, Laura, e dalle sue piramidali quanto eccentriche ideologie strampalate, alimentate e sostenute da un’assidua prevalenza di egoismo. Dettando assurde regole soffocanti come pesanti macigni, affondando il loro rapporto di coppia.

Ad un tratto la sua attenzione si focalizzò su quelle due luci che stavano risalendo velocemente la strada, accompagnate da un sommesso brontolio di motore. Il giovane ragazzo sollevò una mano, riparandosi gli occhi da quelle accecanti luci che si fermarono a meno di un metro da lui.
<< Si può sapere che diavolo succede?>> sbraitò la ragazza saltando fuori dall’auto, agitando furiosamente le braccia per aria.
<< Cosa…se non ricordo male ieri abbiamo preso entrambi una decisione…>>
<< Ma guardati stai scappando come un ladro…dove credi di andare >>
<< Lo sai benissimo dove sto andando Laura…>>
Lei emise una sonora risata isterica, incrociando nervosamente le braccia sul petto.
<< Quindi lasceresti una vita agiata, una bella villa con piscina, un posto di lavoro ben retribuito per cosa! >>
Davide scosse il capo. << E finita Laura, non c’è più nulla che ci lega…>>
<< Cazzate!! >> urlò lei scalpitando con i piedi come un’indomabile puledra. << Ti stai comportando come un bambino…ma guardati, credi di potermi cancellare dalla tua vita in questa ridicola maniera? >>
<< Il nostro rapporto in questi tre anni si è basato esclusivamente sul tuo dannato cinismo >>
<< Che cosa…io…io ho sono una persona molto importante, non ti permetto di parlarmi in questa maniera e….>>
<< Dannazione ma ti ascolti mentre parli? >> esclamò Davide sollevando le mani a mezz’aria. << Come può funzionare un rapporto di coppia a senso unico, credi mi importi di una vita agiata nel lusso quando manca la cosa più preziosa, l’amore per esempio…>>
<< Vaffanculo >> sostenne lei con un ghigno beffardo sul viso sollevando di seguito il dito medio di una mano. << L’amore non esiste svegliati, esistono i soldi e le persone come me>>
<< Bene, finalmente ti riveli per quello che sei >>
<< Ehi, tu credi di essere migliore di me?>> mormorò lei.
Lui scosse la testa sollevando le spalle. << Forse. Ad ogni modo dietro quella collina troverò una casa modesta abitata da persone modeste, sicuramente senza il lusso e le comodità della tua splendida villa con piscina >>
Lei rise. << La ci abita una povera famiglia, dei pezzenti >>
Davide rimase per alcuni istanti a fissarla come se non l’avesse mai conosciuta, provando un forte senso di disprezzo. L’istinto era quello di allontanarsi da lei, evitando di sprecare altro tempo verso una persona del genere. Ebbe un sussulto, poi con relativa calma prese fiato.
<< Tu ci sei nata in quella casa, rammendalo sempre. L’unica persona povera sei proprio tu Laura. Povera dentro,arida come un deserto >>
<< Credi di commuovermi con questi discorsi?>>
<< No. Non puoi commuoverti se non hai un cuore>>
Così dicendo imboccò la stradina sterrata, scomparendo ben presto dalla vista di lei.

Sergio Pizio.