( Stefania La Pianista – Rapallo)

Ho conosciuto Stefania Cannizzaro per caso entrando in un negozio una sera d’estate.Da subito abbiamo iniziato a chiacchierare ed è stata la mia solita invadenza verbale a farle raccontare di essere una pianista. Da li a breve ci sarebbe sta una manifestazione musicale dedicata proprio a questo strumento: diversi pianoforte sarebbero stati posizionati nelle piazze e nelle strade e anche in altre location più prestigiose: Stefania avrebbe suonato in una di queste ed io non me la sarei persa per nulla al mondo!

Le sue mani volavano sulla tastiera d’avorio ed i miei pensieri inseguivano le emozioni. Volevo sapere di più di lei, della sua musica.

D. Ciao Stefania. Eccoci qui. Io con le mie domande e curiosità e tu costretta a rispondermi…

R. Costretta? Figurati, lo sai che mi piace parlare di musica.

D. Lo so eccome, ma adesso dobbiamo raccontare anche a chi ci legge… Inizierei con il chiederti: quando hai capito che avresti suonato il pianoforte?

R. Ero a Venezia con i miei familiari, città straordinaria che amo, avevo 6 anni, la sera dopo cena, nel bellissimo albergo San Marco, si alternavano musicisti per allietare i clienti con dolci note al pianoforte. Un verticale ottocentesco con ancora i candelabri sopra la tastiera. Un ragazzo americano suonava un tema sonoro veneziano, io mi avvicinai interessata, quasi ipnotizzata dalla bellezza di quelle note, lui mi guardò e mi invitò a sedermi sulle sue gambe. Mi indicò quali tasti suonare, ed io seguii con le mie piccole dita esattamente le note da lui eseguite. Naturalmente rimasero stupiti sia mamma che papà, ed al nostro rientro a casa in Liguria la fatidica domanda che cambiò il corso della mia vita : “Lo vuoi un pianoforte?”, ed io in estasi, “SI PAPÀ” ! Papà mi regalò il mio primo pianoforte ottocentesco in legno marrone con i tasti in avorio ed i segni dei candelabri. Iniziai a prendere lezioni di pianoforte e non smisi mai più di suonare.

D. Quindi anche tuo Padre era un musicista?

R. Si Papà suonava la chitarra acustica, in età giovanile prese lezioni dal cugino di mamma Bertin Migone, polistrumentista, che fu anche uno dei miei insegnanti di pianoforte.

D. Certo che hai avuto un bel sostegno! Quindi con chi hai studiato ? E dove ti sei diplomata?

R. La mia prima maestra, fu un’insegnante di pianoforte molto conosciuta a Recco, dove abitavo, si chiamava Carla Zucca. In seguito presi lezione da Bertin Migone, il cugino polistrumentista di mamma, ma ad un certo punto fu lui a consigliarmi un insegnante di Conservatorio, perciò andai dal meraviglioso professor Giuseppe Bisio, insegnante al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova. Mi preparò per l’esame di teoria e solfeggio e nel 1981 conseguii il diploma di teoria e solfeggio. Continuai gli studi con Bisio e nel 1995 mi diplomai al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova.

D. Ricordo che durante una delle nostre chiacchierate, durante le tue incursioni nella Storia della Musica mi parlasti del Do e della Nota… Vorresti raccontare come è nata la nota e perché il Do si chiama Do?

R. Certamente. La storia della musica è molto bella . Noi musicisti studiamo dalla musica preistorica fino ad arrivare ai giorni nostri, con la conseguente variazione ed evoluzione della notazione. Non è possibile riassumere tanti secoli evolutivi, la musica nei primi secoli veniva tramandata oralmente, non vi era nulla di scritto, dopodiché, dopo vari secoli di evoluzione e trattati scritti da teorici, arriviamo proprio alla nostra notazione ed alla “Scala a temperamento equabile” tutt’ora in uso. Il nome delle note deriva dalla prima sillaba di ogni strofa di un inno che Guido d’Altezza compose in latino in onore di San Johanes. Ovvero: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La ,Si. Ut era in uso nei paesi anglosassoni, mentre in Italia, un compositore, Doni, cambiò la prima sillaba “ut” con la sillaba iniziale del suo cognome: Do.

D. Al di là della tua preparazione classica so che suoni anche in altri contesti? Ce ne vuoi parlare?

R. La mia prima esibizione risale a quando avevo 9 anni, nell’oratorio Sant’Erasmo di Sori, suonai l’Ave Maria di Schubert. Dopodiché partecipai al “Salotto dell’immaginario” su Entella tv , in altre trasmissioni televisive e suonando in tante manifestazioni. Come solista ho partecipato alle 2 edizioni di “Rapallo al pianoforte” e, per alcuni brani, accompagnando una mezzo soprano, Barbara Saldari Bell ‘Habanera. Al di là di queste performance per così dire “professionali” il puro divertimento arriva dalle serate con diverse band, dove suono… alla tastiera. Da 24 anni sono un’insegnante di pianoforte.

D. Cosa pensi dei giovani e la musica? Cosa pensi della musica oggi in generale? Della tecnologia per “fare musica”?

R. I giovani musicisti sono bravissimi e quando il loro approccio alla musica inizia in età scolastica allora hanno la possibilità di diventare professionisti. La tecnologia aiuta nel mondo musicale odierno ma a discapito del genio creativo: io prediligo la composizione frutto dell’ingegno e delle capacità personali.

D.  Fra i tuoi allievi/e hai qualche musicista promettente?

R. Si, c’è qualcuno molto dotato. Se avranno la perseveranza e la pazienza necessaria ad uno studio serio otterranno buoni risultati. Allora chissà magari durante un’intervista diranno di aver studiato con Stefania La Pianista.

D. Hai altro che ci vorresti raccontare?

R. Si. Vorrei fare un appello a tutti i genitori. Al giorno d’oggi abbiamo uno specchio della società molto triste, composto da violenza e giovani che non hanno più stimoli, futuro incerto e vita frenetica.L’approccio ad uno strumento musicale forgia il carattere alla pazienza, alla perseveranza, la musica eleva le nostre anime all’infinito, provando sensazioni ed emozioni uniche. Regalare uno strumento musicale ai nostri figli è un atto d’amore assoluto.

D. Ho ancora una piccola, grande curiosità… L’astronomia tuo grande amore: quando è entrata a far parte della tua vita? E come condiziona la tua musica, se la condiziona?

R. Esistono suoni in natura, non inventati dall’uomo. Questi suoni li troviamo anche nello spazio, ogni pianeta emette un suono, tutto ciò mi ha sempre affascinata. Spesso mi sono domandata come si sia formata la vita, al di là delle credenze spirituali e religiose, ed ho trovato nell’astronomia risposte soddisfacenti, sia dal punto di vista spirituale che razionale.Rimango a bocca aperta quando osservo il cielo con il mio telescopio spaziale, guardo la luna, il nostro satellite, ed il pensiero vola a quando ero bambina. Era il mio compleanno di un giorno feriale, Papà venne a prendermi all’uscita della scuola, ed io contenta di vederlo lo salutai con allegria. Lui mi disse di avere in serbo per me un regalo molto speciale. Ed io incuriosita chiesi quale fosse questo dono. Lui mi disse ” Alza lo sguardo. La vedi la luna? Te ne ho comprata una fetta. È tua. .” Io rimasi a bocca aperta ad osservarla… Ancora adesso, dopo molti anni, continuo ad osservarla,  con la consapevolezza che , il mio caro ed amato Papà che non è più tra noi, sia volato lassù, nella nostra “fetta di luna” .

Grazie Stefania del tuo tempo e della simpatica intervista.

Profondità sonore echeggiano nelle tue risposte e sono certa che anche chi la leggerà ti percepirà, come è stato per me, come una persona solare e piena di passione, quella passione che sempre fa la differenza fra essere artisti o mestieranti.

( intervista a cura di Giusy_Caligari_Scrittrice)