Uno Sguardo a Jan Van Eyck e il “Ritratto dei coniugi Arnolfini” citato nel Thriller storico “Arcana Rubris” di Ugo Nasi.

A cura di Manuela Moschin

Recensione del thriller storico “Arcana Rubris” di Ugo Nasi e approfondimento delle opere d’arte citate dall’autore

“Arcana Rubris” di Ugo Nasi è una lettura che ho adorato sin dalle prime pagine: intrighi, misteri, formule matematiche, maledizioni, suspense, colpi di scena che si intrecciano con le appassionanti storie di amore e di amicizia. Il fulcro del racconto è legato ai fatti oscuri che coinvolgono i coniugi Arnolfini, protagonisti del celebre dipinto di Jan Van Eyck “Ritratto dei coniugi Arnolfini” del 1434 e conservato nel museo National Gallery di Londra. Un libro che è assolutamente interessante per chi come me è appassionato di storia e arte.Nel racconto Jan Van Eyck non risulta soltanto l’autore del dipinto ma appare anche come uno dei protagonisti che si trova ingenuamente trascinato nelle vicende. Lo scrittore attraverso una grande capacità narrativa accompagna il lettore in un piacevole viaggio nelle diverse epoche immergendolo intensamente nella risoluzione dei vari enigmi. Si tratta di un thriller storico ben documentato frutto di un accurato lavoro di studio e di ricerca relativi a eventi storici realmente accaduti. Nella suggestiva Rocca della Verruca situata in Toscana accadono alcuni episodi misteriosi che Ugo Nasi svelerà gradualmente catturando l’attenzione del lettore fino alla fine.L’avvocato Viola Borroni e l’ispettore Valerio Bruno sono i protagonisti che dotati di una grande perspicacia si trovano coinvolti nella risoluzione delle indagini che dovranno compiere attraverso rischiose peripezie. I personaggi sono ben caratterizzati dando l’impressione al lettore di vivere nella scena o di essere al cinema per assistere alla proiezione di un film avvincente. Vi raccomando di leggere alla fine del libro le “note dell’autore”, scoprirete che lo scrittore, oltre a possedere doti narrative, si distingue anche per essere una persona di una grande sensibilità e simpatia.  
Complimenti Ugo! Sono rimasta veramente affascinata da questa straordinaria lettura.

Jan Van Eyck (Maaseik, 1390-1400/Bruges 1441) “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.1)

Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnoflini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.1)

Racconta l’autore Ugo Nasi:

«Chi siete Voi altri?” “Mi chiamo Jan Van Eyck. Sono stato chiamato in questa contrada da messer Giovanni Arnolfini, ospite del vostro signore Bartolomeo da Gualdo. Ecco le mie credenziali». 

“Il Ritratto dei coniugi Arnolfini”(Fig.1) è un’opera d’arte che da sempre ha suscitato grande interesse, oltre che per le qualità pittoriche, anche perché in essa si celano una serie di significati occulti.
Si tratta, dunque, di un dipinto misterioso che ancora oggi è oggetto di studio. Secondo gli studiosi tra i quali lo storico dell’arte Erwin Panofsky (1892-1968), l’opera ritrae il matrimonio di una coppia e un’allegoria della maternità.  Al primo esame si nota semplicemente la raffigurazione di un uomo e di una donna  che si tengono per mano, ma se si presta particolare attenzione ai singoli dettagli si scopre che il dipinto è ricco di simbologie di natura esoterica.

Esploriamo ora il dipinto nei dettagli:

All’interno di un ambiente domestico, sontuoso e raffinato nella resa pittorica, i coniugi Arnolfini si scambiano la promessa di fedeltà.
Una delle figure rappresentate ritrae Giovanni Arnolfini (1400-1472), un mercante e mecenate originario di Lucca che si stabilì a Bruges nel 1421. Ciò è dovuto al fatto che, nella prima metà del XV secolo e precisamente nel 1406 a seguito della conquista di Pisa da parte di Firenze, molti mercanti e banchieri toscani si trasferirono  nelle Fiandre. Questo episodio intensificò le relazioni con il Ducato di Borgogna facilitando così uno sbocco commerciale marittimo.
Il mercante Arnolfini è stato ritratto mentre solleva la mano destra nel gesto del giuramento assieme a Giovanna Cenami, la figlia di un ricco banchiere fiorentino. Secondo alcune interpretazioni, la coppia splendidamente vestita si sta scambiando la promessa di matrimonio. L’uomo indossa un mantello di velluto orlato di pelliccia, chiaro riferimento alla sua professione in quanto, egli era un mercante di tessuti e di pellicce alla corte olandese.
Il filo conduttore risulta essere senz’altro il sacramento del matrimonio, lo si deduce dalla presenza di vari simboli nascosti negli oggetti quotidiani che sono presenti nella stanza. Sul candelabro (Fig.2) vi è un’unica candela accesa: si tratta di un motivo iconografico risalente da un antico rito volto a sottolineare l’unità della coppia. Secondo le usanze, infatti, nelle processioni nuziali si utilizzava una candela che veniva poi lasciata nella camera da letto fino a quando il matrimonio non era stato consumato.
Il cane (Fig.3), che molto probabilmente è stato aggiunto in un secondo momento, allude chiaramente alla fedeltà tra i coniugi.
Sulla testata del letto vi è l’immagine di santa Margherita (Fig.4) considerata la patrona delle partorienti. 
La verga (Fig.5) appesa è simbolo della verginità (gioco di parole virgo-virga), tuttavia nella tradizione popolare è anche la “verga di vita” (alludente alla fertilità) con la quale il coniuge “batteva” in segno di rito la sposa perché il matrimonio fosse ricco di figli. 
Giovanna è stata ritratta con un abito verde e blu: il primo si riferisce al simbolo dell’affezione amorosa mentre il secondo alla lealtà.
Ella si trova vicino a un letto rosso un esplicito richiamo alla passione e al ruolo sessuale. La mano della nobile è appoggiata sul ventre come probabile allusione a una gravidanza, oppure, secondo altre ipotesi rappresenta solamente un gesto rituale come promessa di fertilità. La collocazione di Giovanni vicino alla finestra è relativa alla responsabilità di lavoratore che esercita fuori casa. Le arance (Fig.6) sul davanzale e l’albero di ciliegie che si scorgono dalla finestra sono un’altra allusione all’amore tra i coniugi.Ritornando a osservare il letto notiamo che è a baldacchino, tale particolarità potrebbe riferirsi al matrimonio consumato ciò è evidente dai drappi angolari raccolti a sacco che alludono a un ventre gravido.Di fondamentale importanza risulta essere lo specchio convesso (Fig.7) che riflette lo spazio antistante la coppia, dove si nota la presenza dell’artista e di un altro testimone. Questa straordinaria invenzione ci di rende partecipi e spettatori dell’evento come se si verificasse davanti a noi attraverso una finzione illusoria. Van Eyck ha raffigurato attorno allo specchio dieci tondi all’interno dei quali vi sono rappresentate le stazioni della Via Crucis. Le dieci scene della Passione sono un esempio di cristiana sopportazione nelle tribolazioni quotidiane.
Sulla parete è appesa una corona del rosario (Fig.7)  in segno della religiosità della coppia.Sopra lo specchio c’è la firma del pittore “Johannes de Eyck Fuit Hic 1434” (Fig.7) (Jan Van Eyck fu qui)  a testimoniare che l’evento raffigurato è autentico, acquisendo perciò un valore legale di testimonianza nella cerimonia giuridica come fosse un documento scritto. Inoltre i due personaggi hanno tolto le calzature (Fig.8-9) a simboleggiare probabilmente la sacralità del matrimonio, che pare derivi dalle Sacre Scritture dove nel libro dell’Esodo 3:5, Mosè disse: “Togliti le scarpe, perché il luogo dove ti trovi è Terra Santa”. E’ interessante osservare che persino la posizione degli zoccoli potrebbe essere riferita alla citazione proveniente dalle Sacre Scritture.
Se noi immaginassimo gli zoccoli come se fossero delle lancette di un orologio: quelli di Giovanni potrebbero rappresentare le ore mentre quelli della nobildonna dei minuti potremmo ottenere 3:05, ossia la citazione delle Sacre Scritture! Coincidenza? Chissà, direi che nulla avviene per caso…
L’effetto realistico dell’insieme è valorizzato, inoltre, dall’uso della prospettiva ottenuta utilizzando quattro punti di fuga. La scansione dei piani in profondità si percepisce mediante l’impiego di diverse tonalità e dalla luce proveniente dalla finestra. 

Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.2)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.3)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.4)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.5)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.6)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.7)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.8)
Dettaglio – Jan Van Eyck “Il Ritratto dei coniugi Arnolfini” 1434 Olio su tavola cm. 82×60 National Gallery Londra (Fig.9)

Racconta l’autore Nasi:

«D’altronde quel pittore era forse il più pregevole artista del momento, visto che aveva lavorato, in Borgogna, presso la corte del Duca Giovanni Senza Paura e successivamente, presso il Duca Filippo III, che lo aveva addirittura nominato varlet de chambre, titolo che lo metteva nella condizione di pittore di corte e di grande dignitario.»

Jan Van Eyck (Maaseik, 1390-1400/Bruges 1441) maestro della luce e grande innovatore,  inizialmente si dedicò alla realizzazione di miniature. Egli fu uno degli artisti che partecipò all’esecuzione del “Libro d’ore” per la corte del duca di Berry. Una delle miniature molto realistica è il foglio n. 93 v. con “La Nascita del Battista” (Fig.10) dove la scena principale è ambientata in un interno fiammingo: minuscole figure e oggetti sono stati rappresentati in uno spazio di pochi centimetri.
Il pittore era dotato di un meticoloso interesse naturalistico nei confronti della realtà distinguendosi per la sua capacità di riprodurre con minuziosità la forma e la struttura di ogni oggetto.
L’artista ebbe il merito di perfezionare la tecnica di pittura a olio che si diffuse dapprima nelle Fiandre e poi in seguito in Italia tramite Antonello da Messina, che ne venne a conoscenza entrando in contatto con gli artisti fiamminghi soprattutto con Petrus Christus (1410-1475), probabile allievo di Jan Van Eyck.  Tale tecnica risulta fondamentale al fine di creare effetti di luce che rendono molto realistica la scena applicando, oltretutto, anche il metodo delle velature consistente nella stesura di uno strato di colore sopra un altro asciutto.

Jan Van Eyck “Nascita di San Giovanni Battista” ante 1417 o 1422-1424 ca. Miniatura su pergamena, foglio cm 28×19 Torino, Museo Civico d’Arte Antica (Fig.10)

E’ curioso sapere che il ritratto “I coniugi Arnolfini” venne trasferito dalle Fiandre in Spagna dove il pittore seicentesco Diego Velazquez trasse ispirazione per eseguire il celebre dipinto “Las Meninas” (Fig.11). Si può osservare che nell’opera di Velazquez la regina Mariana D’Austria e il re Filippo IV si intravedono nell’immagine riflessa sullo specchio posto sullo sfondo del dipinto (Fig.12). Pare che il pittore volesse richiamare la celebre opera di Jan Van Eyck “I coniugi Arnolfini” un tempo appartenente alla collezione reale spagnola.

Diego Velazquez “Las Meninas” Museo del Prado Madrid (1656) (cm. 318X276) (Fig.11)
Diego Velazquez – Il re Filippo IV e la regina Mariana “Las Meninas” (Fig.12)

Termino l’articolo con una citazione che mi ha colpita tratta dalle note dell’autore del libro  “Arcana Rubris” di Ugo Nasi:

“…ho cercato di coinvolgere il lettore coi sentimenti più comuni che tutti, in una qualche stagione della nostra vita, proviamo o abbiamo provato: Amore e Amicizia. Due parole che guarda caso hanno le prime due lettere iniziali uguali. Ci sono riuscito? Spero di si, anche se confesso che temo molto la risposta che potrebbe arrivarmi dal lettore…”.

Carissimo Ugo, direi che ci sei riuscito in maniera eccellente, ci sono dei passaggi che mi hanno emotivamente colpita… l’Amore e l’Amicizia dovrebbero essere il fondamento della nostra vita. 
Grazie e arrivederci in arte
Manuela

 

Autore: Manuela Moschin: L'Arte Raccontata nei Libri

Mi chiamo Manuela Moschin abito in provincia di Venezia. Lavoro in un’Azienda Ospedaliera nell’ambito dell’amministrazione pubblica e prima ancora sono stata per dieci anni educatrice in una scuola per l’infanzia. Mi sono laureata presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in Storia dell’Arte – Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Dalla passione per l’arte sono nati il Blog e il gruppo Facebook “L’Arte Raccontata nei Libri” dove l’arte e la letteratura si fondono in un perfetto connubio. Un binomio, dunque, attinente alla coesistenza della cultura letteraria e di quella artistica. L’idea ha origine dalla lettura di qualsiasi testo (Romanzi storici, Saggi, Cataloghi di mostre, Biografie…) che contenga riferimenti al patrimonio artistico. Ne consegue un approfondimento delle opere d’arte menzionate dagli autori riportando una citazione dal loro libro. Lo scopo del blog è quello di avvicinare alla cultura artistica anche i meno esperti rendendo l’arte fruibile a tutti. Gli argomenti sono trattati con un linguaggio semplice e scorrevole, affinché, sia comprensibile a chiunque abbia il desiderio di ampliare la propria conoscenza in ambito artistico. Sono caratterialmente una persona pacifica, per quanto possibile, cerco sempre di mantenere un rapporto armonioso con gli altri. Mi piace dialogare ma non discutere. Ogni mattina all’alba pratico yoga e meditazione, un valido metodo per riuscire a mantenere la pace interiore e non solo… Mi ritengo fortunata perché ho imparato molto dalle esperienze, alcune di esse, apparentemente negative, si sono poi rivelate di grande importanza per la mia crescita personale. E’ proprio vero che nulla avviene per caso. E’ inutile preoccuparsi o affannarsi, poiché, tutto ciò che ci accade ha uno scopo. La vita è un disegno perfetto formato da un grande mosaico dove ogni giorno si aggiunge un piccolo tassello. C’è una bellissima riflessione del filosofo Seneca che mi colpisce e che quotidianamente metto in pratica: “Vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”.

3 pensieri riguardo “Uno Sguardo a Jan Van Eyck e il “Ritratto dei coniugi Arnolfini” citato nel Thriller storico “Arcana Rubris” di Ugo Nasi.”

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