Momenti di cultura. La violinista di Piero Milanese. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

“Ciò che può compiere un partigiano, indipendentemente da valutazioni di valore personale, è differente da ciò che può compiere un soldato di un reparto regolare. Chi crea è diverso da chi esegue, chi fa volontariamente una cosa è differente da chi vi è costretto, chi persegue un ideale costruttivo non è eguale a chi soddisfa un precetto legale. Nel secondo potrà esistere volontà e determinazione, ma difficilmente entusiasmo.”
(Giorgio Bocca, scrittore e giornalista italiano)

Recensione libro

La violinista: un libro, un romanzo d’amore e sulla Resistenza italiana, da leggere e su cui riflettere. Perché no? Ci sono pagine di questo movimento di liberazione del territorio italiano, dall’occupazione nazifascista, che sono ancora poco conosciute. Piero Milanese, già autore di interessanti opere letterarie quali “Parola Sospesa”, “Amami Alfredo” e “La scappatella”, ha voluto indagare, anche ispirato da un precedente lavoro del giornalista Giorgio Bocca, incentrato sulle repubbliche partigiane, la realtà e lo sviluppo di un’importante esperienza politica e militare: la Repubblica ossolana del 1944. Lo scrittore non si è fermato a questo: sulla base di tale retroterra storico ha raccontato una bellissima, quanto travagliata, storia d’amore tra due giovani, Nevio Ottonelli e Orsola De Luca. Questo romanzo è, quindi, la vicenda di un partigiano torinese, Nevio, ostacolato nel suo proposito di ricongiungersi con Orsola, una musicista che adora suonare il suo violino e che il giovane ama con trasporto. Tra i due sboccia l’amore grazie a quello strumento musicale che la ragazza suona in casa sua, durante l’estate in cui si frequentano prima di essere divisi dalla guerra, mentre Nevio l’ascolta con grande interesse, voltando le pagine del suo spartito musicale. La storia d’amore ha come sfondo il periodo difficile e ricco di eventi drammatici delle azioni di guerriglia partigiana per la costituzione nel Nord d’Italia della libera Repubblica dell’Ossola. Quest’ultima vide, nei suoi 44 giorni di durata, dal 9 settembre al 23 ottobre 1944, la nomina di una Giunta Provvisoria di Governo che assunse un indirizzo civile ed istituzionale che ispirò alcuni principi contenuti nella successiva Costituzione italiana del 1948. All’inizio del racconto, Nevio, gravemente ferito in uno scontro a fuoco, è portato a spalle presso le suore di Falmenta, comune montano della valle cannobina. Due sorelle sono impegnate nella recita delle preghiere, mentre da lontano si odono provenire i colpi di mortaio e di una cruenta battaglia sul lago Maggiore per la riconquista nazifascista di Cannobio. Le religiose sentono bussare pesantemente alla porta della loro residenza e accolgono Nevio Ottonelli, nome di battaglia Toro, in fin di vita, accompagnato da altri due partigiani e che ha bisogno di cure immediate. Presso le suore, si reca, poi, il dottore che lo cura. L’ospitalità delle religiose è ottima e puntuale, tuttavia, Nevio non può rimanere ed è prossimo il suo trasferimento presso la struttura ospedaliera di Domo. Nel frattempo, oltre alla visita del medico, il partigiano riceve quella del parroco della zona a cui confida che ha desiderio di rincontrarsi con Orsola De Luca, figlia di un impiegato pubblico iscritto al partito fascista e di cui non ha saputo più nulla. Nevio non è riuscito a trovarla a casa quando i partigiani della sua divisione hanno liberato Cannobio, dove la violinista viveva con la sua famiglia. Durante la visita del parroco, il giovane partigiano gli chiede se sia in grado di procurargli notizie della ragazza ed il sacerdote si impegna ad informarsi presso un altro religioso. Da questo drammatico inizio si sviluppa tutta la vicenda che è ricca di fatti ben documentati dal punto di vista storico e di molti riferimenti geografici che è un piacere leggere, soprattutto, per gli appassionati di escursioni in montagna. In un libro che fa riferimento alle lotte di liberazione non poteva, infatti, mancare la descrizione di incantevoli luoghi montani attraversati dai partigiani, utilizzati come nascondiglio, sia in difesa, sia all’attacco nella guerriglia contro le forze nazifasciste. Senza volere anticipare altro sulla vicenda che, oltre ad essere stata raccontata in modo brillante ed esaustivo, grazie alle ottime capacità espressive e di narrazione dell’autore Piero Milanese, mi sento di citare, in particolare, due episodi che ho trovato molto interessanti. Si tratta del racconto del ricongiungimento tra Orsola e Nevio e dell’inutile “sacrificio” del partigiano Gabriele Fiorini, nome di battaglia Lele. Nel primo caso si legge di quanto avrebbe dovuto svolgersi nel migliore dei modi e con attesa felicità da parte di entrambi i giovani e che, tuttavia, da un lato, a causa dei patimenti sofferti da Nevio per la militanza partigiana e, dall’altro, a causa delle vessazioni subite da Orsola, compresa la rasatura dei bellissimi capelli e la sottrazione dell’amato violino, diviene un incontro drammatico e molto sofferto. Le vicende della guerra hanno messo a dura prova i due giovani e quanto risulta di positivo risiede nella loro volontà di non sentirsi degli sconfitti e di essere anche disposti a perdonare i torti subiti, dimostrando inoltre di essere umanamente migliori, rispetto a quando, in precedenza, si erano conosciuti. Nel secondo caso si legge di quanto avrebbe potuto finire, diversamente, con un allontanamento senza vittime da parte di Nevio e dei due compagni che sono rimasti con lui a presidio di una zona che sta per essere raggiunta dai fascisti, mentre coprono la ritirata di altri compagni e che, tuttavia, si conclude con la morte di Lele. Quando oramai gli assalitori stanno retrocedendo e sono stati respinti, il partigiano Gabriele Fiorini in un impeto di follia omicida, sguscia dal suo nascondiglio e si getta allo scoperto, imbracciando il suo mitra ed al loro inseguimento, con l’evidente volontà di fare più vittime possibili. Nevio ed il compagno rimangono indietro ed al sicuro. Avendo visto gli assalitori retrocedere, non appena, qualche istante più tardi, odono alcuni colpi di mitraglia, pensano che Lele abbia raggiunto il suo scopo. Dietro di lui, si avventurano con prudenza fuori dal nascondiglio e, trovando il suo corpo senza vita, steso a terra, saggiano con occhi sgomenti la realtà che, per quanto possa essere stata un’ottima persona e di supporto per i suoi compagni, uno come Lele, in guerra, chi vuole solo uccidere e vede solo nemici, muore.

Bellissimo libro.

Biografia dell’autore (dal web)

Autore

Piero Milanese nasce ad Alessandria nel 1947. Lavora come tecnico elettronico in aziende del Gruppo FIAT su sistemi di automazione varia e su progetti di componentistica per auto. Da sempre appassionato di letteratura, nel 1975 pubblica il racconto “Il posto alla Fiat”. Nel 1998 esce una sua raccolta di poesie dialettali “El cor an Piasa” (Il cuore in piazza) cui seguono due importanti premi letterari, il “Cesare Pavese” nel 2000 e il “Guido Gozzano” nel 2001, attribuiti ad altre sue raccolte inedite di versi. Nel 2012 collabora con l’Istituto per la Storia della Resistenza di Alessandria alla stesura dell’antologia “El len-ni an Tani” (Le lune in Tanaro) del poeta Giovanni Rapetti. Nel 2013 ritorna al romanzo con “Parola sospesa” cui seguono nel 2014 “Amamialfredo” e nel 2015 “La Scappatella” pubblicati dalle Edizioni Araba Fenice di Boves (CN). Pensionato dal 2002, vive con la moglie a Fubine, nel Monferrato alessandrino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...