“GOYA ENIGMA” DI ALEX CONNOR E LE MISTERIOSE PITTURE NERE

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Francisco Goya “Saturno che divora i suoi figli” 1821-1823 Olio su intonaco 146×83 cm  Museo del Prado Madrid 
A cura di Manuela Moschin

Recensione Thriller “Goya Enigma” di Alex Connor e descrizione di alcune opere citate dall’autrice. 

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Ho avuto la fortuna di conoscere l’autrice Alex Connor e di assistere alla presentazione, in anteprima italiana, del libro “Goya Enigma” al Chronicae, il Festival Internazionale del Romanzo Storico, un interessante evento che si svolge ogni anno a Piove di Sacco in provincia di Padova.
L’incontro si è svolto in presenza anche dell’autrice Daniela Piazza che ha presentato il suo romanzo storico  intitolato “La Musica del Male”. Due grandi scrittrici, dunque, che hanno raccontato l’arte svelandoci piccole e grandi curiosità. Un incontro alquanto fruttuoso che mi ha gradevolmente arricchita. Come ho già scritto in altre occasioni è meraviglioso osservare quanto la letteratura sia in perfetta sintonia con l’arte.
“Raccontare l’arte” significa esternare, oltre le nozioni e i concetti legati ad essa, anche le proprie emozioni nei confronti di un qualcosa che persino a parole risulta impossibile da spiegare. E’ solo un tentativo poiché il vero sentimento che si prova di fronte a un’opera d’arte rimarrà custodito nel cuore per sempre.


L’autrice Alex Connor ci è riuscita eccellentemente, lei dotata di una personalità espansiva e cordiale, oltre a una spontanea simpatia, mi ha piacevolmente catturata. La scrittrice, raccontandoci alcuni particolari della vita di Goya, ci ha tenuti immersi nei suoi racconti in silenzioso ascolto. La storia è incentrata sul ritrovamento del cranio di Goya, del quale nella vita reale non si hanno più notizie dal 1888, quando in occasione dell’esumazione del corpo dal cimitero di Bordeaux lo scheletro comparve privo della testa. Tra misteri occulti e spiritismo la narrazione si intreccia mediante colpi di scena e temi legati al soprannaturale. Per gli appassionati di storia dell’arte “Las Pinturas Negras”, ovverosia i dipinti realizzati da Goya nella sua casa la Quinta del Sordo, sono protagonisti assoluti. La scrittrice li cita in vari passaggi nei quali risulta fondamentale la figura di uno dei personaggi del libro chiamato Leon Golding che impersona un appassionato storico dell’arte impegnato a far luce nei riguardi di alcuni enigmi e retroscena sconosciuti e caratterizzanti la vita dell’artista. Un thriller ricco di misteri narrati sapientemente. Vi assicuro che non appena vi addentrerete in questa splendida lettura difficilmente riuscirete a staccarvene. Oltretutto, si tratta del classico libro che ti induce ad affezionarti ai personaggi, in quanto, essendo stati tratteggiati in modo piuttosto realistico danno l’impressione  di averli conosciuti veramente. 

«Quale risposta?» «Il significato delle Pitture Nere!», esclamò Leon. «Ho risolto il mistero. So cosa fece Goya. Perché era malato. Ho scoperto cose che potrebbero cambiare la storia, ma adesso devo riavere il teschio. Devo riavere il teschio!»

(cit. da Goya Enigma, Alex Connor)

Le cosiddette Pitture Nere (Pinturas Negras), oggi conservate nel museo Del Prado di Madrid, fanno parte di una serie di dipinti murali della Quinta del Sordo (la quinta è una casa di campagna).Una casa situata di fronte a Madrid e precisamente sulla collina di San Isidoro dove Goya si ritirò con il pretesto di fuggire al governo assolutista di Ferdinando VII. Il pittore, che a quel tempo aveva settantatrè anni, si trasferì in questo luogo nel 1819 assieme a Leocadia Zorrilla di trentuno anni, che conobbe in occasione del matrimonio del figlio Javier. La convivenza però non fu felice per i continui litigi e per i problemi di salute del pittore che lo portò alla sordità facendolo cadere in una crisi depressiva. Le pitture nere sono opere piuttosto misteriose nelle quali primeggiano i più tristi pensieri dell’uomo. Distruzione, follia, delirio e angoscia sono i temi che caratterizzano questa serie di dipinti. Alcuni studi hanno constatato che in principio Goya tratteggiò alcune immagini gioiose che sostituì poi tramite la realizzazione di quattordici pitture a olio su intonaco di gesso eseguite nella sala da pranzo e nel salone della sua casa. Si tratta di una sorta di riflessione personale sulla vita e sull’uomo a seguito di un periodo buio vissuto dall’artista. Ecco come si espresse lo storico dell’arte spagnolo Alfonso Pérez Sànchez (1935-2010):«Intuisce l’oscuro panorama che affiora nella Spagna e cancella le visioni allegre e speranzose, coprendole con terribili e sfiduciate composizioni il cui cupo significato non siamo capaci di sviscerare completamente. »Immagini terrificanti di morte, spettri e superstizione emergono sui suoi dipinti come un urlo di dolore nei confronti delle malvagità dell’uomo. Goya eseguì per la sala da pranzo: Popolana elegante (Leocadia), I due vecchi, Sabba (Il gran caprone), il Pellegrinaggio a San Isidoro, Saturno, Giuditta e Oloferne. Mentre per il salone al primo piano realizzò: Le Parche, Asmodea, Duello Rusticano, il Cane interrato nella rena, la Processione del Sant’Uffizio, Uomini che leggono, Due donne. Anche il mondo mitologico entra a far parte di questa serie di opere attraverso la raffigurazione raccapricciante di Saturno che divora uno dei suoi figli. Immagini che non passano inosservate e che rimangono impresse per sempre nella mente. Dramma e follia totale! E’ come se Goya a un certo punto si fosse reso conto che il «Male riguarda tutta la natura, è immanente nel meccanismo naturale, nel Tempo, e passa nella storia dell’uomo come travasandovi.» (Rodolfo Maffeis)Il male è stato raffigurato da Goya attraverso toni cupi dove a prevalere è il nero che incute un senso di angoscia terribile.La storica e critica d’arte Maurizia Tazartes racconta che:«Ma il rincrudire dell’assolutismo convince il pittore dell’impossibilità di ripristinare ordine e democrazia non solo in Spagna, ma nell’uomo stesso, nella natura e nella storia. Non rimangono che drammi e tragedie, da cui sparisce qualsiasi traccia di comico e grottesco, come racconta quello sbalorditivo “Saturno che divora il figlio” culmine del male e precedente di tutta la pittura moderna e contemporanea europea, dall’Urlo di Munch all’Informale.»Ecco alcuni esempi appartenenti alle Pitture Nere:Nel “Duello rusticano” 1820-1821 gli scontri in Catalogna e in Aragona combattuti a bastonate diventano il simbolo della ferocia che termina con la morte di uno dei due combattenti.Nel dipinto le “Parche” 1820-1821 la figura di destra con le forbici in mano simboleggia Atropo, la Parca che taglia lo stame della vita. Un libro letto nell’oscurità è invece il protagonista del dipinto “Uomini che leggono” (oppure “La lettura”) probabile allusione alla cultura che in quel momento era condannata all’analfabetismo a causa dell’assolutismo e dell’Inquisizione.Nello sguardo tenero e toccante del “Cane interrato nella rena” che sta per essere risucchiato dalla corrente fangosa, simbolo di morte, richiama l’impotenza dell’uomo nella lotta contro il destino.I bianchi globi degli occhi dei maghi e delle streghe si stagliano sul dipinto “Sabba” 1821-1823. I personaggi sono accovacciati in semicerchio di fronte alla figura di Saturno simbolo della vecchiaia e della distruzione. Il caprone potrebbe essere riferito al segno zodiacale del Capricorno che è sotto l’influenza di Saturno. La figura elegantemente vestita e illustrata a destra dell’opera è stato ipotizzato che si riferisca a Leocadia la compagna di Goya che sta osservando i suoi incubi in modo impassibile. Si parla invece di fanatismo religioso nel “Pellegrinaggio a San Isidro” dove un corteo di fedeli sta invocando un intervento divino. La loro però non è un’umile preghiera ma un’angosciante richiesta di aiuto. Donne incappucciate, bocche spalancate ed espressioni spiritate incutono un senso di inquietudine terrificante.

Scrive Alex Connor: Era andato a morire in quella casa di campagna. Ma perché? Leon osservò il secondo dipinto. Lì, con il pellegrinaggio a San Isidro, cominciava la sua testimonianza di quello che aveva vissuto il Paese, con una serie di personaggi sconvolti che camminavano alla cieca nella semioscurità. Gli spagnoli, condotti alla pazzia dalla guerra e dalle brutalità, non più umani, stavano marciando verso l’abisso. 

Atropos-goya-analisiFrancisco Goya “Le Parque” 1820-1821 Olio su intonaco 123×266 cm  Museo del Prado Madrid

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Francisco Goya “Cane interrato nella rena” 1820-1821 Olio su intonaco 134×80 cm  Museo del Prado Madrid

1200px-Hombres_leyendoFrancisco Goya “La Lettura” 1820-1821 Olio su intonaco 125×66 cm  Museo del Prado Madrid

Il-sabba-delle-streghe-goya-analisiFrancisco Goya “Sabba” 1820-1823 Olio su intonaco 140×438 cm  Museo del Prado Madrid

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Francisco Goya “Pellegrinaggio a San Isidro” 1821-1823 Olio su intonaco 140×438 cm  Museo del Prado

Duelo_a_garrotazos,_por_GoyaFrancisco Goya “Duello Rusticano” 1820-1821 Olio su intonaco 123×266 cm  Museo del Prado Madrid

 

 

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Sinossi

“La testa di Francisco Goya venne rubata dalla tomba in seguito alla sua morte. Nessuno ha mai saputo che fine avesse fatto. Fino a ora. Quando Leon Golding entra in possesso del cranio perduto del più famoso pittore spagnolo, è euforico. Ha dedicato la sua vita a risolvere il significato delle ombre nei dipinti di Goya. Finalmente la sua pazienza sarà premiata e il mondo dell’arte lo riconoscerà come uno tra gli studiosi più influenti del grande artista. Il fratello di Leon, Ben, un chirurgo plastico del Whitechapel Hospital di Londra, teme invece che stia per avere un’altra delle sue crisi o che non prenda regolarmente le sue medicine. Pur di vedere riconosciuta la sua straordinaria scoperta, Leon si è rivolto ad alcuni dei critici d’arte più famosi al mondo. E, proprio a causa del suo entusiasmo per l’autenticazione del cranio, la notizia è trapelata e ha attirato parecchia attenzione. Quello che Leon e suo fratello Ben non sanno è che qualcuno è disposto a tutto pur di mettere le mani sul reperto più prezioso mai venuto alla luce di tutta la storia dell’arte.”

Arrivederci in arte

Manuela

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