Foto di Richard Tuschman in onore di Hopper

Con la sigaretta tra le labbra guardo da dietro i vetri della finestra.
Il fumo irrita i miei occhi con una coltre che annebbia
la vista e il profumo del mare all’orizzonte. Sul davanzale una testa
simile a un Davide col sangue gocciolante dall’arcata
sopraccigliare destra, la scarpa lucida e nera
della mia donna accanto alla sua gonna verde smeraldo.
Li guardo con l’ansia che accada qualcosa.
Ma è la malinconia di quel che è già accaduto tra me e lei.
Le valige sono già pronte vicino la porta. Una è del colore
del sangue dell’arcata sopraccigliare, l’altra è muta
come un addio definitivo .
Lei si aggira nella stanza spoglia zoppicando sul piede scalzo.
Si tocca con le dita le labbra rosse e cerca un modo
per raccontarmi della sua vita passata. Ecco mi dice.
Mi giro a guardarla. Ferma davanti all’immagine sulla parete
di fronte alla finestra mi volta le spalle . La mia vita
sta tutta nel ritratto di questa donna che il pittore ha dipinto
subito dopo aver fatto l’amore. Un senso di sazietà fuggevole
che sale dal ventre sino alle labbra gonfie di baci e di morsi.
Mi chiedo se sia stata amata dal pittore o esce dalle braccia di un altro.
E Il pittore ha guardato. Comunque è felice come una donna
che si sente amata. Questa è stata la mia vita. In questa stanza
è felice solo il ritratto di questa donna.

O forse neppure lei.