Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

IO LA PENSO COSÍ

Si sa che il culto del denaro non sia un fatto nuovo. Una certa “venerazione” per il denaro sicuramente risale al tempo in cui si finì di barattare la propria merce, in cambio di altra, e il denaro, appunto, è diventato merce di scambio universale.

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Purtroppo questa “venerazione”, a mio avviso, è aumentata in modo esponenziale nei nostri giorni. I fattori che generano tale situazione penso che siano molteplici, ma qui mi voglio soffermare sulla causa che, l’industrializzazione, ha reso ancora più marcata.

Il grande capitalismo ha reso il lavoro un’attività che, sebbene per certi versi sia meno faticoso sotto l’aspetto fisico almeno nelle zone fortemente industrializzate, diventato opprimente e incapace di generare piacere. In pratica, nelle zone industrializzate, si lavora solo per il salario e non perché si prova piacere nello svolgere una determinata attività.

La grande produzione industriale ha bisogno, per aumentare e proteggere le sue ricchezze, di sfruttare e sopprimere le cosiddette “razze inferiori”, le quali sono soggiogate dai regimi capitalisti.

C’è da dire che le grandi aspettative e le inquietudini di noi “civilizzati” corrodono le nostre capacità a godere di una vita serena e felice, caratteristica intrinseca, io penso, della condizione umana. Con questi comportamenti non facciamo altro che aumentare il terrore verso nuove sventure, immaginandocele ancora peggiori di quelle che potrebbero essere.

Bisognerebbe che gli uomini e le donne avessero un atteggiamento verso il denaro in qualche modo “indifferente”, in modo da realizzare la vera felicità, che non è quella del semplice possesso delle cose.

Purtroppo la nostra mente e il nostro pensiero, al di la della propria convinzione politica, sono occupati quasi esclusivamente da pensieri economici, come se solo questi fossero gli unici portatori della felicità.

Se noi ci soffermiamo ad analizzare il capitalismo, ci accorgiamo che la preoccupazione maggiore della classe dirigente, e non, è quella di aumentare sempre e comunque la produzione e la produttività, ricorrendo indiscriminatamente a qualsiasi mezzo: nuove attrezzature, orari di lavori “full time”, sfruttamento del lavoro delle donne e dei minori, ecc.

Al contrario, i paesi cosiddetti “sottosviluppati”, sono abituati a stili di vita completamente diversi dai nostri, essi vivono dei prodotti spontanei che la terra gli regala e da quel poco di cacciagione che riescono a procurarsi, almeno per quanto riguarda alcuni anni fa, perché purtroppo, il capitalismo, è andato a “infettare” anche quei popoli.

Il capitalismo è diventato un mostro che ha bisogno di nutrirsi di produzione, non importa cosa il sistema produce, basta che produca qualcosa da immettere sui mercati mondiali, ed ecco che la cultura occidentale ha agevolato questo modo di vivere e di pensare, facendoci impaurire dallo spettro della disoccupazione e incoraggiandoci ad accettare qualsiasi lavoro anche alienante, purché sia retribuito, male, ma retribuito.

La psicosi di aumentare la produzione ha annullato i pensieri dell’uomo da cose molto più importanti, quali la gioia, lo stare insieme, lo studio, l’arte, la meditazione. Io penso che, con le attuali tecnologie, l’uomo potrebbe tranquillamente lavorare di meno e produrre lo stesso per le sue necessità.

Io penso che lavorando la metà del tempo attuale, l’uomo, potrebbe tranquillamente soddisfare le sue esigenze, e il resto del tempo potrebbe dedicarlo a quelle che sarebbero le sue aspirazioni individuali: divertimenti, vacanze, studio. Io sono convinto che si possa avere una migliore scienza e arte, e una maggiore conoscenza, per quello che sono le cose del mondo, dell’universo, del nostro io.

Io penso che a lungo andare, quello di voler portare la produzione al massimo della sua capacità, non potrà che portarci all’autodistruzione, perché fa spreco di materiale umano, causando danni alla salute dei cittadini e anche alla salute del pianeta, defraudandolo in modo indiscriminato delle foreste, dei minerali. Sfruttando e rubando incoscientemente queste ricchezze alle generazioni che verranno dopo di noi.

Siamo dei banditi e dei ladri incoscienti e forse è giusto che ci si autodistrugga, lasciando spazio ad altre forme di vita che popolano questo martoriato pianeta, nella speranza che almeno loro, siano meno criminali e stupidi della razza umana.

gregorio asero

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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