Racconti: La mano di Niky, di Franco Galliani

Racconti: La mano di Niky, di Franco Galliani

La mano di Niky

– Allora venite su a vedere la corsa?
– certo! E per i biglietti come facciamo?
– Dai, dai che vi facciamo entrare noi, però bisogna andare di notte
– E i Francesi? Ho letto che ci sono i Francesi con i cani..
– Dai venite su e non preoccupatevi. Vestitevi comodi..
Un po’ preoccupati lo eravamo- avevano ingaggiato vigilantes francesi con i cani contro i portoghesi- ma c’era d’andare a vedere il Gran Premio con le nostre amiche di Monza che avevamo conosciuto al mare e, quindi chi se ne frega! e partimmo. Maurizio disse che conosceva la strada e che potevamo saltare il traffico. Finimmo in uno sterrato, no dico uno sterrato per andare a Monza?! Sembra impossibile ma molti anni dopo, seguendo un amico con uno dei primi navigatori, finimmo nuovamente in uno sterrato. Ma questa anche se ai confini della realtà è un altra storia e la racconterò la prossima volta, forse. Comunque arrivammo, presentati a parenti, amici e affini, mangiammo qualcosa e tutti a letto presto. Noi in verità in quattro nell’utilitaria, e dopo un bel po’ di cavolate dette, crollammo e ci addormentammo, seduti, Poco dopo bussarono nei vetri, erano le nostre amiche – sempre sorridenti, simpatiche, carine, c’eravamodivertiti molto insieme al mare, anche se rimanemmo solo amici- che ci fecero preparare al volo. Seguimmo il gruppo di amici, fratelli e cugini più esperti. Dopo un po’ lasciammo le auto, procedemmo a piedi, passammo in mezzo alla recinzione, c’era anche del spinato e scrutando nell’oscurità per vedere che non ci fossero ne francesi ne cani, ci inoltrammo cauti nel bosco. Ricorda qualcosa? Lo chiamo bosco ma era il parco, passammo sulla parabolica e, man mano che ci avvicinavamo alla pista trovavamo sempre più genate. Vicino alla pista lo spettacolo era grandioso: illuminati da fuochi e torce elettriche decine, centinaia di ragazzi -e non- lavoravano febbrilmente. Montavano impalcature, alzavano e piantavano pali, coprivano con assi.
Sembrava quando nei film western costruivano una città in una notte. Un allegria, una forza costruttiva tangibili, coinvolgenti. All’aurora le ultime finiture e all’alba tutto pronto.
I bivacchi preparavano le colazioni. Qualcuno ci dette del caffè, siamo in un western, no?
Grazie ai buoni uffici delle nostre amiche fummo ospitati sul traliccio al primo piano di un’impalcatura che ne aveva un altro paio. Dopo un po’ arrivarono dei vigilantes con dei cani, non so se fossero francesi perché non dissero nulla e si limitarono a controllare che nessuno oltrepassasse la recinzione della pista. Poi iniziarono le formule minori e anche se non mi piace l’automobilismo, mi divertii un sacco.
Cosa c’entra la mano di Niky? C’entra, c’entra.
Poi parti la formula uno, e anche se fatichi a capire le posizioni, il rumore, la velocità che li tu vedi e vivi fu esaltante.
Vincesti tu Niky. passasti poi piano e DI TE VEDEMMO SOLO IL CASCO E LA TUA MANO, che scatenava la nostra euforia.
Fu come se mi avessi salutato personalmente. Da allora ho sempre pensato a te come a un conoscente, no un amico no, non esageriamo, ma come uno di quei conoscenti in cui ci si imbatte ogni tanto e ci saluta con educazione e simpatia.
Ciao Niky e grazie per aver passato con me uno splendido pomeriggio dei miei vent’anni

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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