La rivoluzione del microbiota, di Lia Tommi

LA RIVOLUZIONE DEL MICROBIOTA SPIEGATA AD ALESSANDRIA
Il 31 maggio l’incontro multidisciplinare su innovazione tecnologica e problematiche giuridiche della nuova frontiera delle scienze mediche e alimentari

Il 31 maggio 2019 a Palazzo Borsalino, sede del DIGSPES dell’Università del Piemonte Orientale, si terrà il convegno La rivoluzione del microbiota nel settore alimentare. Scienza, innovazione tecnologica e problematiche giuridiche, atto conclusivo della X edizione del Corso di Alta Formazione in Legislazione Alimentare diretto dal professor Vito Rubino, docente di diritto dell’Unione europea e diritto alimentare del Dipartimento di Studi per l’Economia e l’Impresa (DISEI).
Il tema è di assoluto interesse e attualità: negli ultimi mesi si stanno moltiplicando gli articoli della stampa internazionale dedicati a questa nuova frontiera della conoscenza, e già si delineano all’orizzonte le prime grandi battaglie legali oltreoceano, in Europa e nel continente asiatico.
Il microbiota è l’insieme della popolazione microbica simbionte (batteri, miceti e virus) che popola l’intestino umano. Si acquisisce naturalmente nei primi cinque anni di vita e, a meno di eventi altamente traumatici e prolungati nel tempo, rimane stabile lungo tutto l’arco dell’esistenza umana. La scienza medica sta scoprendo l’esistenza di una serie rilevantissima di connessioni fra il microbiota e la salute: ormai il ruolo di questa massa microbica gastro-intestinale è comunemente ritenuto così importante per la salute da potersi equiparare a un vero e proprio organo umano, o, addirittura, secondo alcune opinioni, a un secondo cervello.
Abbiamo chiesto al professor Vito Rubino di illustrarci di che si tratta e quali scenari futuri ci si possono attendere.
«Fino a qualche anno fa – spiega il Docente – certe relazioni si intuivano, ma non si spiegavano scientificamente in modo certo. Addirittura alcuni rapporti erano patrimonio del sapere popolare: si è sempre saputo, ad esempio, che un eccesso di igiene domestica nei primi anni di vita può nuocere alla salute del bambino sano più di quanto non lo possa aiutare. Oggi si comprende che questa opinione tradizionale ha un senso scientifico: eliminare i ‘germi’ significa anche impedire che colonizzino l’organismo del bambino negandogli, quindi, l’acquisizione del patrimonio genetico che questi ceppi batterici, virali e funginei possono conferire.»
«La ‘rivoluzione del microbiota’ – continua Rubino – sta, in sostanza, qui: via via che si comprendono le interazioni fra i vari ceppi e le funzioni fisiologiche o le malattie si possono individuare modalità per governare questi rapporti influendo sulla salute in chiave terapeutica.»
Questo vuol dire che le malattie dell’organismo possono avere una causa nell’alterazione del microbiota?
«Non tutte le relazioni fra microbiota e patologie sono state esplorate: di alcuni ceppi si conoscono le proprietà (si pensi banalmente ai lattobacilli e al loro ruolo intestinale). In altri casi si iniziano ad evidenziare alcune correlazioni, fra le quali le più promettenti sembrano essere quelle fra microbiota e alcuni tipi di cancro nonché microbiota e malattie neurodegenerative. Il campo della ricerca è comunque molto ampio e nei prossimi anni ci sarà spazio per grandi scoperte in questo settore.»
Il diritto come entra in questo discorso?
«Le scoperte scientifiche porteranno ad applicazioni pratiche, e queste dovranno essere regolate giuridicamente. Ci sarà anzitutto bisogno di capire se i prodotti che possono intervenire sulle disbiosi saranno da considerare alimenti (tipo lo yogurt affezionato di lattobacilli), farmaci (destinati a modificare o ripristinare la flora batterica intestinale) o addirittura trapianti (ove consistessero nel prelievo e nell’impianto di microbiota presso strutture sanitarie, paziente per paziente). A ciascuno dei casi indicati si applicherebbe una normativa differente. Inoltre le ‘invenzioni’ correlate alle scoperte scientifiche in discussione andranno protette con brevetti o altre forme di proprietà industriale. Il giurista di domani avrà, quindi, un ruolo di primo piano nella materia accanto agli studiosi delle altre scienze impegnati nelle scoperte in questione.»
Lei e l’Università del Piemonte Orientale siete impegnati in prima persona in questi studi?
«Grazie a un approccio decisamente multidisciplinare che coinvolge docenti di tutti i Dipartimenti, l’UPO è davvero in prima linea nello studio del microbiota. Nel mese di novembre ho partecipato a un bando con alcuni colleghi della Scuola di Medicina UPO nell’ambito del progetto FOHN del Dipartimento di eccellenza in Medicina traslazionale. La nostra proposta si basava sull’avvio di uno studio relativo al rapporto fra microbiota e malattie neurodegenerative (Alzheimer in particolare). La proposta è risultata vincitrice, assieme ad altre tre, aggiudicandosi un primo finanziamento da 250.000 euro. Siamo quindi tutti impegnati in questa ricerca, di cui il convegno di venerdì può essere considerato un vero e proprio ‘Kick off meeting’.»

Il convegno sarà organizzato in sue sessioni. Quella mattutina su “La nutraceutica e la salute umana: profili giuridici e scientifici” presieduta dal Dott. Antonio Maconi, Responsabile Infrastruttura formazione, innovazione e ricerca, AO Alessandria; quella pomeridiana su “Il microbiota e l’alimentazione. Dalle scoperte scientifiche all’applicazione industriale” presieduta dal Prof. Umberto Dianzani, direttore del Dipartimento di Scienze della salute dell’Università del Piemonte Orientale.

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